“Ammonizione oltraggiosa”: arbitro donna di 17 anni aggredita dal papà del calciatore

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Tutta colpa di un banale cartellino giallo. Siamo a Monterchi, in provincia di Arezzo, durante l’incontro della categoria Giovanissimi regionali (Under 15) tra Junior Tiferno e Bastia. I calciatori sono giovani che devono fare esperienza e lo stesso vale per gli arbitri che passando dalla periferia cercano di scalare le gerarchie e le categorie dell’AIA.

Il direttore di gara in questione è una ragazza di 17 anni che a un certo punto decide di ammonire un calciatore, un ragazzino poco più giovane di lei. Il papà del giocatore sanzionato con il giallo ritiene il fatto oltraggioso e comincia a inveire contro l’arbitro “per aver umiliato suo figlio”.

Appena finita la gara, la coda delle polemiche prosegue negli spogliatoi. Il genitore, mentre la giovane è intenta a consegnare i documenti ai dirigenti del Bastia, s’introduce in una zona il cui accesso doveva essergli vietato, insulta ancora la ragazza e le sbatte la porta dello spogliatoio addosso con un calcio: l’arbitro viene colpito all’anca e finisce a terra.

A quel punto alcuni dirigenti chiamano i carabinieri e soccorrono la giovane direttrice di gara sotto shock: accompagnata all’ospedale di Città di Castello, viene dimessa con 10 giorni di prognosi. L’uomo tenta di dileguarsi ma non ci riesce: allo stadio vengono quindi effettuati i primi accertamenti da parte dei carabinieri mentre la ragazza di 17 anni sporgerà denuncia il giorno dopo.

Come eliminare la VAR? Con un bandierone! In Portogallo l’autogol arriva dagli spalti

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Negli ultimi tempi si parla tanto di tecnologia, applicata correttamente o meno al calcio. Quello che è successo, però, in Desportivo Aves-Boavista, match valido per il campionato portoghese (Primeira Liga) ha dell’incredibile.

I padroni di casa sono avanti per 2 a 0 e segnano anche la terza rete: sugli sviluppi di un corner un giocatore colpisce la palla di testa facendo la sponda per un compagno appostato sul secondo palo che insacca. L’arbitro ha la netta sensazione che ci sia un fuorigioco e decide così di ricorrere alla VAR: un caso semplice da risolvere, un controllo immediato sul gol segnato (da protocollo) che non si presta a troppe interpretazioni.

Peccato che in quel momento i tifosi del Boavista stiano sventolando con orgoglio un bandierone banconero che va a impallare la telecamera. Morale? Gli assistenti dell’arbitro non possono emettere il verdetto, senza quell’angolazione il controllo è nullo. In mancanza dell’ausilio della tecnologia, l’arbitro è così costretto a confermare la sua prima decisione: gol, 3-0 e tutti a casa, compresi i tifosi del Boavista che non hanno fatto un grande favore ai propri beniamini…

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VAR punto e a capo: la giornata peggiore, cosa non funziona più e come ripartire

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In uno dei momenti storici peggiori per l’Italia calcistica, a pochi mesi da un Mondiale che ci vedrà semplici spettatori da divano, un piccolo motivo di vanto sembrava essere la VAR. Siamo stati tra i primi a volerla, a testarla off-line e in particolare siamo stati i primi a farla entrare in un campionato europeo importante come la Serie A. Giornata per giornata, partita per partita, senza più passare da amichevoli o Coppe nazionali come avviene altrove: la rivoluzione è stata enorme, la VAR è diventata una parte fondamentale del gioco e di conseguenza è cambiato anche il modo di arbitrare.

Non era semplice abituarsi, soprattutto in un Paese come il nostro che non brilla certamente per cultura sportiva, ma i primi risultati e i primi bilanci erano positivi: una media di tre errori evitati a giornata nei primi sette turni di campionato, una diminuzione dei falli di gioco, meno gialli, meno rossi e simulatori smascherati.

Cosa è cambiato

Da un paio di mesi a questa parte sembra che il messaggio “ormai è la VAR ad arbitrare” abbia provocato un clamoroso autogol. La sensazione è che si stia cercando di far recuperare l’antico protagonismo all’arbitro centrale perdendo di vista l’unico obiettivo comune: prendere le decisioni giuste. Nelle ultime settimane la VAR viene usata di meno, ma soprattutto viene usata peggio e l’ultima giornata di campionato ci fornisce purtroppo tanti esempi di quello che non sta più funzionando.

Prendiamo Crotone-Cagliari. Il contatto in area tra Faragò e Nalini è di lievissima entità e Tagliavento giustamente lascia correre. Il Var Damato richiama l’attenzione dell’arbitro di Terni che a quel punto effettua la on field review. Un contatto, seppur minimo, c’è e i replay non possono che enfatizzarlo. Tagliavento a bordocampo propende per l’assegnazione del rigore. Ma questo è un chiaro errore? No, la VAR in questo caso non doveva intervenire.

Il protocollo

La dizione chiaro errore, concetto condiviso da mesi da molti colleghi tuttora in forza all’Associazione Italiana Arbitri con i quali il confronto è sempre aperto, non funziona. Voi, in veste di arbitro centrale, come vi sentireste se un collega comodamente seduto davanti a un monitor che ha tutte le immagini a disposizione vi dicesse di riguardare un’azione che avete appena giudicato? Pensereste che avete sbagliato perché chi vi parla lo fa in presenza di un chiaro errore diventando quindi il vostro supervisore.

A Napoli si verifica un episodio simile, anzi la simulazione di Callejon è chiarissima. Mazzoleni, al contrario di Tagliavento, fischia subito il rigore mentre il Var Orsato non interviene. Obiezione: se su alcune decisioni – leggasi la posizione geografica di fuorigioco – l’arbitro non ha bisogno di andare a bordocampo, sulle valutazioni soggettive non deve essere richiamato dal Var in caso di chiaro errore? Così recita un protocollo macchinoso e fonte di confusione. E allora perché Orsato non ha “corretto” Tagliavento? Qui si torna al primo punto e alla sensazione che la centralità dell’arbitro centrale – a maggior ragione se si tratta di un Tagliavento e non di un “novellino” – tenda a essere ripristinata. Perché, infine, è stata annullata la rete di Ceccherini? Il fuorigioco di Budimir non era punibile, non ostruiva la visuale del portiere e non precludeva la sua possibilità d’intervento. Dunque a cosa è servita la on field review?

Mani-comio e fuorigioco

Sul mani-comio le difficoltà sono evidenti, anche con l’ausilio dei replay (l’ultimo esempio è il caso Cutrone), e bisognerebbe solo attenersi al regolamento sfruttando le migliori immagini a disposizione. La difficoltà di dover valutare due componenti fondamentali come fuorigioco e fallo di mano contemporaneamente sui gol fa parte del gioco e del compito (non facile) dei Var. Veniamo dunque al fuorigioco che non è tra i quattro parametri inseriti nella revisione della VAR, ma che può essere analizzato in caso di gol e motivo per il quale gli assistenti tardano ad alzare la bandierina. In Torino-Benevento la rete di Obi viene annullata per off-side. Dopo pochi minuti e la revisione del Var Abisso, Mariani, in questo caso obbligato ad ascoltare il collega, assegna la rete. Obi è leggermente in fuorigioco e in questi casi limite va confermata la decisione del campo. Peccato che la prima decisione fosse proprio il fuorigioco, una chiamata complicatissima ma giusta.

Da dove ripartire

In sostanza, la VAR da valido alleato quale era e può ancora essere, rischia addirittura di rovinare quanto di buono viene deciso in campo. Serve chiarezza da parte di chi dà le direttive agli arbitri e da parte degli addetti ai lavori che devono spiegare gli errori sulla base del regolamento e non dei campanilismi. La cosa peggiore adesso sarebbe buttare via tutto, tornare indietro e sfruttare questa ondata di dissenso per eliminare la tecnologia. La VAR non è un aiuto agli arbitri, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate, più spettacolare e con meno errori. Dietro le macchine ci sono, però, sempre degli uomini che non sono infallibili. Non roviniamoci con le nostre mani.

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Giovanissimi, mamma prende a schiaffi l’arbitro donna: “Mio figlio non doveva perdere, è colpa tua”

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Le partite di Giovanissimi regalano spesso delle storie non tanto sul campo quanto fuori, dove i protagonisti diventano puntualmente i genitori. Nel peggiore dei casi, come in questo esempio, diventa necessario l’intervento dei carabinieri e la vittima finisce all’ospedale.

Siamo in Campania, nel campionato Giovanissimi Regionali (età 13-14 anni), precisamente allo stadio di Melito di via delle Palme. Al termine della partita Boys Melito-Sporting Atellana va in scena un pestaggio. La madre di un giovane calciatore entra in contatto con l’arbitro, una donna ventenne e la rimprovera per non aver arbitrato bene: dalle parole si passa agli schiaffi, in pochi secondi. L’arbitro cade a terra e arrivano altri spettatori (molti genitori) presenti al campo per sedare la furia, ma alcuni si uniscono alla mamma colpevole, come riferisce un tifoso nel suo racconto su Facebook:

“Una scena di pura violenza quella che si è consumata domenica mattina allo stadio di via Delle Palme di Melito, dove si è disputata la partita di campionato regionale tra giovanissimi “Boys Melito–Sporting Atellana”. Una ragazza arbitro, di appena 20 anni, è stata avvicinata e presa a “mazzate” da una mamma melitese che non ha preso di buon grado la sconfitta del figlio. Il pestaggio in piena regola è avvenuto verso mezzogiorno. Dopo il triplice fischio dell’arbitro, la 20enne si è recata negli spogliatoi. Si è docciata, si è rivestita e si è allontanata verso il parcheggio. Mentre raggiungeva la sua auto, è stata avvicinata dalla mamma di uno dei giocatori: “Mio figlio non doveva perdere, è colpa tua”, avrebbe detto la donna. E da lì sarebbero partiti insulti, schiaffi e spintoni. La vittima del pestaggio è caduta a terra. A quel punto sono sopraggiunte altre mamme, che hanno dato manforte all’aggreditrice. La 20enne è stata anche tirata per i capelli e non si è accorta, impegnata a pararsi dai colpi, di quante persone la stessero pestando. Dopo la violenza, le mamme si sono dileguate. Sono arrivati i Carabinieri della locale Tenenza che hanno raccolto la testimonianza dell’arbitro e interrogato i presenti. La ragazza intanto è stata trasportata all’ospedale di Giugliano, dove le sono state diagnosticate ecchimosi e graffi diffusi su tutto il corpo. La prognosi è di diversi giorni”.

Tenta di strangolare l’arbitro durante la gara: Olbia, allenatore squalificato per 4 anni

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È successo nel campionato di Serie D regionale di calcio a 5. Siamo ad Olbia, nel girone A, la gara in questione è Bruno Selleri-Padru e l’Unione Sarda riporta un episodio poco edificante.

Secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale, a seguito dell’espulsione di un giocatore del Bruno Selleri, l’allenatore Pilia avrebbe ingiuriato l’arbitro afferrandolo al collo e strattonandolo ripetutamente “tanto da cagionargli problemi respiratori e momentaneo annebbiamento della vista”.

Sarebbero quindi volate anche delle frasi minacciose all’indirizzo del direttore di gara, finito successivamente al Pronto Soccorso, dove è stato visitato e dimesso con una prognosi di 20 giorni di cura in conseguenza di “contusione cervicale in tentativo di strangolamento”.

Il verdetto? Il Giudice Sportivo ha inflitto alla società Bruno Selleri la perdita della gara con il punteggio di 0-6 a tavolino, in quanto ritenuta “oggettivamente responsabile dell’accaduto”, mentre l’allenatore è stato squalificato fino al 31 dicembre 2021. Quattro anni gli basteranno per riflettere? Evidentemente per la radiazione a vita dal mondo del calcio avrebbe dovuto completare l’opera…

Benvenuti in Italia, dove le combine sono cosa buona e giusta anche a 13 anni

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La storia di oggi ci porta a Milano e precisamente alla categoria Giovanissimi fascia B. Lo scorso weekend si è conclusa la fase autunnale e i relativi campionati provinciali: per i ragazzi del 2004 di Alcione e Carducci c’era in palio l’accesso ai regionali nella fase primaverile. Entrambe le squadre hanno avuto, infatti, il merito di presentarsi all’ultima giornata a pari punti: 27 per l’esattezza, frutto di 9 vittorie ciascuna. Peccato, però, che il Carducci sia una società costola del club di via Olivieri e lo scontro “sorellicida” si sia trasformato in una farsa.

O meglio, non tutto è andato come previsto perché, pur non avendo nessuno la benché minima intenzione di tirare in porta, al minuto 66 (nei Giovanissimi si giocano due tempi da 35’) Tinelli, solo davanti al portiere, non è proprio riuscito a sbagliare. Non ce l’ha fatta. Gol del più attrezzato Alcione e 0-1 con appena 4’ da giocare. In campo e sugli spalti, però, non ci sono stati cenni di esultanza anche se il risultato stava certificando un traguardo da festeggiare per gli oranges. Anzi, è calato il gelo. Mani nei capelli dei giocatori che sono passati in vantaggio, alcuni hanno gridato apertamente “facciamoli segnare”. Palla al centro e c’è subito un tentativo di autogol non riuscito (anche in queste cose per il professionismo c’è tempo…). Poco male, è questione di attimi: dal corner che ne deriva il Carducci pareggia, 1-1 e tutti contenti. Fiuuu.

Tra i 2004 della Delegazione di Milano sono 11 le squadre promosse ai regionali sulle 91 iscritte: le 8 vincenti dei loro gironi e le 3 migliori seconde. Tutti sapevano chiaramente che il pareggio avrebbe qualificato entrambe con 28 punti: Alcione primo in virtù della differenza reti, Carducci migliore seconda insieme al Sedriano e spareggio tra Lombardia Uno e Bresso (entrambe a 27 punti nei rispettivi gironi) a eleggere la terza migliore seconda. Un verdetto talmente pacifico che un dirigente dell’Alcione a fine gara si è addirittura scusato con l’arbitro: “Doveva finire 0-0, non dovevamo segnare. Ci scusi”. Giancarlo Corbetta, ds del club, racconta anche questo retroscena: “Al momento dell’iscrizione delle due squadre, avevamo segnalato in Federazione che erano parte dello stesso club chiedendo in forma scritta che fossero inserite in due gironi diversi. Anche quando abbiamo visto i calendari, abbiamo nuovamente segnalato l’incongruenza, ma le nostre richieste non sono state prese in considerazione. La cosa più ridicola è che la partita sia stata calendarizzata all’ultima giornata”. Della serie non diteci che non vi avevamo avvisato.

A prendersi la colpa è il Delegato di Milano Luigi Dubini: “E’ stato un errore mio, una leggerezza, componendo i gironi mi è sfuggito di separare Alcione e Carducci”. Ci sarebbe poi la questione della filiera… Alcuni rappresentanti federali credevano che il problema non si ponesse nemmeno perché il Carducci non poteva soddisfare l’obbligo della filiera, vale a dire la necessità di avere tutte le squadre del Settore giovanile e della Scuola calcio (almeno una squadra di Allievi, una di Giovanissimi e una di Esordienti o Pulcini) come conditio sine qua non per accedere ai regionali. La filiera è stata pensata per salvaguardare le società che investono sui giovani, ma questo requisito indispensabile per poter partecipare ai regionali non riguarda i 2004… Possibile che chi si occupa dei regolamenti ed è tenuto a farli rispettare non li conosca? Possibile, evidentemente.

Da questo quadro emerge l’assoluta mancanza di accortezza da parte dei piani alti, ma pensate a quanto sarebbe stato bello vedere una partita vera tra Alcione e Carducci, con gli sconfitti che magari si sarebbero tolti l’enorme soddisfazione di vincere lo spareggio sudandosi così fino all’ultimo secondo i regionali. O immaginate, in caso di sconfitta, la loro consapevolezza di essere usciti a testa alta dando un esempio di sportività anche a giocatori di età e categorie superiori. Non è giusto biasimarli per non aver fatto un torto ai ragazzi che si allenano con loro, che condividono il loro stesso spogliatoio, ai loro amici. La colpa è del sistema in cui sono inseriti, dato che viene insegnato loro che vincere è l’unica cosa che conta fin dai Pulcini. Perché a 13 anni un risultato sportivo, il tutto e subito, dovrebbe essere secondario rispetto alla crescita dei nostri calciatori di domani. D’altronde, se si considera normale o inevitabile una combine tra 13enni è perché questi giovani hanno avuto determinati modelli. Merito dei personaggi illuminati che guidano il nostro calcio, merito della mentalità e della cultura sportiva del nostro Paese: “Meglio due feriti che un morto”. Poi, magari, capita anche di non qualificarsi per i Mondiali, ma questa è un’altra storia.

Argentina: arbitro pestato a sangue dai tifosi sviene negli spogliatoi

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Immagini forti, immagini vergognose stanno facendo il giro del web. In Argentina il calcio diventa oggetto di cronaca nera. La partita tra la Juventud di Pergamino e l’Independiente de Chivilcoy, gara di ritorno dei quarti di finale del Torneo Federal “B”, è finita come peggio non poteva dopo il match d’andata che era terminato 1-1.

Nella ripresa, gli ospiti passano in vantaggio e i tifosi perdono la testa: sul campo piovono oggetti, poi c’è un’invasione sul terreno di gioco e, infine, un pestaggio ai danni della terna arbitrale, formata da Bruno Amiconi, Marcelo Acosta e Mauricio Luna. I tre malcapitati rimediano ferite gravi e il direttore di gara perde conoscenza nello spogliatoio pieno di sangue dove era stato costretto, senza successo, a rifugiarsi.

Questa storia si è conclusa con il ricovero ospedaliero degli arbitri. Secondo quanto riportano La Nacion ed El Clarin, nei giorni precedenti la partita la Juventud, che si è chiaramente dissociata, aveva lamentato presunti torti arbitrali subiti nel match d’andata. Questo clima non ha di sicuro agevolato il compito della terna arbitrale, ma nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così triste.

Molestie da parte dell’Organo Tecnico: una ragazza rinuncia alla carriera di arbitro

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È un momento molto delicato in cui si parla spesso di violenza sulle donne e purtroppo non fa eccezione nemmeno il mondo arbitrale. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Sara Mainella ed Enrica Peretta, due ragazze che hanno rischiato grosso e che hanno subito violenze, verbali e non, solo per aver fatto il loro mestiere. Oggi raccontiamo la storia di un altro arbitro donna che ha dovuto addirittura rinunciare alla sua carriera. Il motivo? Le avances subite da chi avrebbe dovuto decidere se promuoverla o meno, l’Organo Tecnico Regionale. Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della città metropolitana di Firenze e da qualche mese della Regione Toscana, durante il suo incarico, ha trattato 50 denunce.

C’è anche chi ha rinunciato alla carriera di arbitro – spiega la consigliera – perché non ha voluto ‘fare la carina’ con il selezionatore regionale. È uno dei casi di discriminazione che non si è chiuso e ne sono amareggiata

A rivolgersi alla consigliera è stata una ragazza di Prato:

Dopo aver rifiutato le attenzioni del selezionatore regionale, che verifica l’idoneità degli arbitri e assegna le gare – racconta la Maestrelli – la ragazza è stata messa da parte. Non le è stata data la possibilità di avanzare nella carriera

Per una donna non è facile parlarne:

Ho fatto il possibile, per quello che mi compete. Sono andata personalmente a Roma a parlare con il responsabile nazionale degli arbitri. Siamo state ascoltate dai legali dell’Associazione Italiana Arbitri e poi, un paio di anni dopo, convocate dai Giudici Sportivi a Coverciano. La ragazza è riuscita a trovare anche una collega che aveva subìto lo stesso trattamento. Ma il caso è finito nel dimenticatoio. Non si è saputo più nulla. È bene denunciare le molestie, ma siamo consapevoli che questo tira addosso tanto di negativo. Per questo la prima reazione della vittima è nascondere

Arbitro donna presa a schiaffi: 4 anni e mezzo di squalifica per un 17enne

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La Giustizia Sportiva questa volta non ha fatto sconti. Un giocatore di 17 anni è stato squalificato per quattro anni e mezzo dopo aver schiaffeggiato e insultato un arbitro donna che lo aveva espulso. Il Giudice Sportivo ha anche squalificato fino all’8 dicembre prossimo un dirigente del Falasche per essere entrato indebitamente sul terreno di gioco rivolgendo all’arbitro parole offensive. Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodio, a dimostrazione del fatto che i tristi precedenti non hanno insegnato nulla.

Durante l’incontro del campionato Juniores primavera tra il Falasche di Anzio e la Borghesiana, match terminato con una sconfitta per 1-2 subita dalla squadra di casa, Enrica Peretta, arbitro della Sezione di Aprilia, aveva infatti espulso un calciatore neroniano per un intervento falloso su un avversario. Il 17enne non ha accettato il provvedimento e ha colpito con forza al volto il direttore di gara rincarando la dose con i soliti insulti sessisti. La ragazza è stata costretta a rifugiarsi negli spogliatoi e a recarsi in ospedale sotto shock, dove le sono stati dati tre giorni di prognosi. Ad accompagnarla è stato il padre che era sugli spalti.

L’episodio è finito subito al vaglio dei carabinieri, che hanno raccolto varie testimonianze, e il Giudice Sportivo ha punito il calciatore con una pena esemplare: non potrà giocare fino al 30 giugno 2021, quando avrà 21 anni e mezzo di età. La società GSD Falasche, con un comunicato, non ha accampato scuse e “senza se e senza ma” ha espresso “solidarietà all’arbitro” condannando “il comportamento scorretto del suo tesserato”. Allo stesso tempo, però, ha voluto evidenziare “il comportamento sempre corretto dei suoi tesserati, della dirigenza, degli allenatori e delle tante famiglie che, sacrificando il loro tempo, contribuiscono al buon andamento degli allenamenti e delle partite al fine di evitare possibili generalizzazioni. Allo sbaglio di un giovane, corrispondono gli innumerevoli esempi positivi di tantissimi atleti e di una società che, prima di essere impegnata nello sport, si preoccupa di formare, con valori positivi, gli uomini di oggi e di domani”.

Insulti sessisti a un arbitro donna e gara sospesa: “Dopo le offese, inseguita nello spogliatoio”

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Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione. Una ragazza davvero coraggiosa

Sara Mainella, foto Facebook

E’ finita così Arpino-Itri e a raccontarlo è Paolo Di Rienzo, presidente della squadra del piccolo Comune in provincia di Frosinone che nello scorso weekend ospitava i pontini dell’Itri Calcio in una gara di Promozione. La protagonista dell’accaduto è un arbitro donna, Sara Mainella, 23 anni e arbitro effettivo della Sezione di Roma 1 da 6, come riporta ‘La Repubblica’.

Durante il match la ragazza ha ricevuto continui insulti a sfondo sessista e la situazione è degenerata a pochi minuti dalla fine quando, con il risultato in parità, l’arbitro ha espulso Altobelli, calciatore dell’Itri, a causa delle proteste derivanti dal rosso sventolato a un suo compagno di squadra. Dopo le proteste, però, c’è stato anche un tentativo di aggressione:

Sono partiti insulti e minacce – spiega Di Rienzo – poi il giocatore si è lanciato verso l’arbitra. Era infuriato, ha iniziato a rincorrerla mentre gli altri della squadra continuavano a inveire contro la ragazza, nel frattempo due centrocampisti dell’Arpino sono partiti per bloccare il giocatore. Lei è scappata negli spogliatoi, dove è stata raggiunta dai carabinieri

Ha avuto una determinazione che probabilmente pochi avrebbero avuto nell’affrontare il problema – conclude Di Rienzo – Era decisa, anche quando si è temuto il peggio. Forse altri, uomini o donne, in quella stessa situazione e dopo le minacce gravi e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte e magari lasciato finire la partita. Invece lei non ha avuto incertezze

Allo stadio c’era anche la famiglia della giovane che l’aveva accompagnata. Non resta che attendere il verdetto del Giudice Sportivo che arriverà giovedì 19 ottobre e anche la Sezione Generoso Dattilo attende con il massimo riserbo la decisione. La società pontina, però, non ci sta. Sarebbe stata, per loro, “l’inadeguatezza” dell’arbitro argomento di discussione che “accomunava ambedue le tifoserie” a scatenare nella ragazza “ingiustificato panico” che ha portato alla sospensione del match “senza presupposti”. Nessuna menzione agli insulti sessisti, neanche alle minacce:

Il giocatore Altobelli, vedendosi forse negata la possibilità di poter parlare, esagerava nei toni, ma il contatto fisico non si è lontanamente sfiorato, merito anche degli altri atleti dell’Itri Calcio che fermavano l’Altobelli

Già questa non è un’ammissione di colpevolezza? Altrimenti perché ci sarebbe stato bisogno di ‘fermare’ il compagno di squadra?

“Non vi era alcun problema e ancora non capiamo il perché l’arbitro sia letteralmente fuggita”, confermano i tifosi dell’Itri Calcio. Insomma, nulla che avrebbe giustificato la sospensione della gara e la necessità di Sara Mainella di rifugiarsi negli spogliatoi, prima che intervenissero i carabinieri per assicurarsi che la situazione non degenerasse ulteriormente. La società pontina ha provveduto a inoltrare “preavviso di reclamo così come previsto dalle disposizioni federali”. Ora la palla passa alla Giustizia Sportiva.