Tenta di strangolare l’arbitro durante la gara: Olbia, allenatore squalificato per 4 anni

No Comments

È successo nel campionato di Serie D regionale di calcio a 5. Siamo ad Olbia, nel girone A, la gara in questione è Bruno Selleri-Padru e l’Unione Sarda riporta un episodio poco edificante.

Secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale, a seguito dell’espulsione di un giocatore del Bruno Selleri, l’allenatore Pilia avrebbe ingiuriato l’arbitro afferrandolo al collo e strattonandolo ripetutamente “tanto da cagionargli problemi respiratori e momentaneo annebbiamento della vista”.

Sarebbero quindi volate anche delle frasi minacciose all’indirizzo del direttore di gara, finito successivamente al Pronto Soccorso, dove è stato visitato e dimesso con una prognosi di 20 giorni di cura in conseguenza di “contusione cervicale in tentativo di strangolamento”.

Il verdetto? Il Giudice Sportivo ha inflitto alla società Bruno Selleri la perdita della gara con il punteggio di 0-6 a tavolino, in quanto ritenuta “oggettivamente responsabile dell’accaduto”, mentre l’allenatore è stato squalificato fino al 31 dicembre 2021. Quattro anni gli basteranno per riflettere? Evidentemente per la radiazione a vita dal mondo del calcio avrebbe dovuto completare l’opera…

Benvenuti in Italia, dove le combine sono cosa buona e giusta anche a 13 anni

No Comments

La storia di oggi ci porta a Milano e precisamente alla categoria Giovanissimi fascia B. Lo scorso weekend si è conclusa la fase autunnale e i relativi campionati provinciali: per i ragazzi del 2004 di Alcione e Carducci c’era in palio l’accesso ai regionali nella fase primaverile. Entrambe le squadre hanno avuto, infatti, il merito di presentarsi all’ultima giornata a pari punti: 27 per l’esattezza, frutto di 9 vittorie ciascuna. Peccato, però, che il Carducci sia una società costola del club di via Olivieri e lo scontro “sorellicida” si sia trasformato in una farsa.

O meglio, non tutto è andato come previsto perché, pur non avendo nessuno la benché minima intenzione di tirare in porta, al minuto 66 (nei Giovanissimi si giocano due tempi da 35’) Tinelli, solo davanti al portiere, non è proprio riuscito a sbagliare. Non ce l’ha fatta. Gol del più attrezzato Alcione e 0-1 con appena 4’ da giocare. In campo e sugli spalti, però, non ci sono stati cenni di esultanza anche se il risultato stava certificando un traguardo da festeggiare per gli oranges. Anzi, è calato il gelo. Mani nei capelli dei giocatori che sono passati in vantaggio, alcuni hanno gridato apertamente “facciamoli segnare”. Palla al centro e c’è subito un tentativo di autogol non riuscito (anche in queste cose per il professionismo c’è tempo…). Poco male, è questione di attimi: dal corner che ne deriva il Carducci pareggia, 1-1 e tutti contenti. Fiuuu.

Tra i 2004 della Delegazione di Milano sono 11 le squadre promosse ai regionali sulle 91 iscritte: le 8 vincenti dei loro gironi e le 3 migliori seconde. Tutti sapevano chiaramente che il pareggio avrebbe qualificato entrambe con 28 punti: Alcione primo in virtù della differenza reti, Carducci migliore seconda insieme al Sedriano e spareggio tra Lombardia Uno e Bresso (entrambe a 27 punti nei rispettivi gironi) a eleggere la terza migliore seconda. Un verdetto talmente pacifico che un dirigente dell’Alcione a fine gara si è addirittura scusato con l’arbitro: “Doveva finire 0-0, non dovevamo segnare. Ci scusi”. Giancarlo Corbetta, ds del club, racconta anche questo retroscena: “Al momento dell’iscrizione delle due squadre, avevamo segnalato in Federazione che erano parte dello stesso club chiedendo in forma scritta che fossero inserite in due gironi diversi. Anche quando abbiamo visto i calendari, abbiamo nuovamente segnalato l’incongruenza, ma le nostre richieste non sono state prese in considerazione. La cosa più ridicola è che la partita sia stata calendarizzata all’ultima giornata”. Della serie non diteci che non vi avevamo avvisato.

A prendersi la colpa è il Delegato di Milano Luigi Dubini: “E’ stato un errore mio, una leggerezza, componendo i gironi mi è sfuggito di separare Alcione e Carducci”. Ci sarebbe poi la questione della filiera… Alcuni rappresentanti federali credevano che il problema non si ponesse nemmeno perché il Carducci non poteva soddisfare l’obbligo della filiera, vale a dire la necessità di avere tutte le squadre del Settore giovanile e della Scuola calcio (almeno una squadra di Allievi, una di Giovanissimi e una di Esordienti o Pulcini) come conditio sine qua non per accedere ai regionali. La filiera è stata pensata per salvaguardare le società che investono sui giovani, ma questo requisito indispensabile per poter partecipare ai regionali non riguarda i 2004… Possibile che chi si occupa dei regolamenti ed è tenuto a farli rispettare non li conosca? Possibile, evidentemente.

Da questo quadro emerge l’assoluta mancanza di accortezza da parte dei piani alti, ma pensate a quanto sarebbe stato bello vedere una partita vera tra Alcione e Carducci, con gli sconfitti che magari si sarebbero tolti l’enorme soddisfazione di vincere lo spareggio sudandosi così fino all’ultimo secondo i regionali. O immaginate, in caso di sconfitta, la loro consapevolezza di essere usciti a testa alta dando un esempio di sportività anche a giocatori di età e categorie superiori. Non è giusto biasimarli per non aver fatto un torto ai ragazzi che si allenano con loro, che condividono il loro stesso spogliatoio, ai loro amici. La colpa è del sistema in cui sono inseriti, dato che viene insegnato loro che vincere è l’unica cosa che conta fin dai Pulcini. Perché a 13 anni un risultato sportivo, il tutto e subito, dovrebbe essere secondario rispetto alla crescita dei nostri calciatori di domani. D’altronde, se si considera normale o inevitabile una combine tra 13enni è perché questi giovani hanno avuto determinati modelli. Merito dei personaggi illuminati che guidano il nostro calcio, merito della mentalità e della cultura sportiva del nostro Paese: “Meglio due feriti che un morto”. Poi, magari, capita anche di non qualificarsi per i Mondiali, ma questa è un’altra storia.

Argentina: arbitro pestato a sangue dai tifosi sviene negli spogliatoi

No Comments

Immagini forti, immagini vergognose stanno facendo il giro del web. In Argentina il calcio diventa oggetto di cronaca nera. La partita tra la Juventud di Pergamino e l’Independiente de Chivilcoy, gara di ritorno dei quarti di finale del Torneo Federal “B”, è finita come peggio non poteva dopo il match d’andata che era terminato 1-1.

Nella ripresa, gli ospiti passano in vantaggio e i tifosi perdono la testa: sul campo piovono oggetti, poi c’è un’invasione sul terreno di gioco e, infine, un pestaggio ai danni della terna arbitrale, formata da Bruno Amiconi, Marcelo Acosta e Mauricio Luna. I tre malcapitati rimediano ferite gravi e il direttore di gara perde conoscenza nello spogliatoio pieno di sangue dove era stato costretto, senza successo, a rifugiarsi.

Questa storia si è conclusa con il ricovero ospedaliero degli arbitri. Secondo quanto riportano La Nacion ed El Clarin, nei giorni precedenti la partita la Juventud, che si è chiaramente dissociata, aveva lamentato presunti torti arbitrali subiti nel match d’andata. Questo clima non ha di sicuro agevolato il compito della terna arbitrale, ma nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così triste.

Molestie da parte dell’Organo Tecnico: una ragazza rinuncia alla carriera di arbitro

No Comments

È un momento molto delicato in cui si parla spesso di violenza sulle donne e purtroppo non fa eccezione nemmeno il mondo arbitrale. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Sara Mainella ed Enrica Peretta, due ragazze che hanno rischiato grosso e che hanno subito violenze, verbali e non, solo per aver fatto il loro mestiere. Oggi raccontiamo la storia di un altro arbitro donna che ha dovuto addirittura rinunciare alla sua carriera. Il motivo? Le avances subite da chi avrebbe dovuto decidere se promuoverla o meno, l’Organo Tecnico Regionale. Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della città metropolitana di Firenze e da qualche mese della Regione Toscana, durante il suo incarico, ha trattato 50 denunce.

C’è anche chi ha rinunciato alla carriera di arbitro – spiega la consigliera – perché non ha voluto ‘fare la carina’ con il selezionatore regionale. È uno dei casi di discriminazione che non si è chiuso e ne sono amareggiata

A rivolgersi alla consigliera è stata una ragazza di Prato:

Dopo aver rifiutato le attenzioni del selezionatore regionale, che verifica l’idoneità degli arbitri e assegna le gare – racconta la Maestrelli – la ragazza è stata messa da parte. Non le è stata data la possibilità di avanzare nella carriera

Per una donna non è facile parlarne:

Ho fatto il possibile, per quello che mi compete. Sono andata personalmente a Roma a parlare con il responsabile nazionale degli arbitri. Siamo state ascoltate dai legali dell’Associazione Italiana Arbitri e poi, un paio di anni dopo, convocate dai Giudici Sportivi a Coverciano. La ragazza è riuscita a trovare anche una collega che aveva subìto lo stesso trattamento. Ma il caso è finito nel dimenticatoio. Non si è saputo più nulla. È bene denunciare le molestie, ma siamo consapevoli che questo tira addosso tanto di negativo. Per questo la prima reazione della vittima è nascondere

Arbitro donna presa a schiaffi: 4 anni e mezzo di squalifica per un 17enne

No Comments

La Giustizia Sportiva questa volta non ha fatto sconti. Un giocatore di 17 anni è stato squalificato per quattro anni e mezzo dopo aver schiaffeggiato e insultato un arbitro donna che lo aveva espulso. Il Giudice Sportivo ha anche squalificato fino all’8 dicembre prossimo un dirigente del Falasche per essere entrato indebitamente sul terreno di gioco rivolgendo all’arbitro parole offensive. Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodio, a dimostrazione del fatto che i tristi precedenti non hanno insegnato nulla.

Durante l’incontro del campionato Juniores primavera tra il Falasche di Anzio e la Borghesiana, match terminato con una sconfitta per 1-2 subita dalla squadra di casa, Enrica Peretta, arbitro della Sezione di Aprilia, aveva infatti espulso un calciatore neroniano per un intervento falloso su un avversario. Il 17enne non ha accettato il provvedimento e ha colpito con forza al volto il direttore di gara rincarando la dose con i soliti insulti sessisti. La ragazza è stata costretta a rifugiarsi negli spogliatoi e a recarsi in ospedale sotto shock, dove le sono stati dati tre giorni di prognosi. Ad accompagnarla è stato il padre che era sugli spalti.

L’episodio è finito subito al vaglio dei carabinieri, che hanno raccolto varie testimonianze, e il Giudice Sportivo ha punito il calciatore con una pena esemplare: non potrà giocare fino al 30 giugno 2021, quando avrà 21 anni e mezzo di età. La società GSD Falasche, con un comunicato, non ha accampato scuse e “senza se e senza ma” ha espresso “solidarietà all’arbitro” condannando “il comportamento scorretto del suo tesserato”. Allo stesso tempo, però, ha voluto evidenziare “il comportamento sempre corretto dei suoi tesserati, della dirigenza, degli allenatori e delle tante famiglie che, sacrificando il loro tempo, contribuiscono al buon andamento degli allenamenti e delle partite al fine di evitare possibili generalizzazioni. Allo sbaglio di un giovane, corrispondono gli innumerevoli esempi positivi di tantissimi atleti e di una società che, prima di essere impegnata nello sport, si preoccupa di formare, con valori positivi, gli uomini di oggi e di domani”.

Insulti sessisti a un arbitro donna e gara sospesa: “Dopo le offese, inseguita nello spogliatoio”

No Comments

Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione. Una ragazza davvero coraggiosa

Sara Mainella, foto Facebook

E’ finita così Arpino-Itri e a raccontarlo è Paolo Di Rienzo, presidente della squadra del piccolo Comune in provincia di Frosinone che nello scorso weekend ospitava i pontini dell’Itri Calcio in una gara di Promozione. La protagonista dell’accaduto è un arbitro donna, Sara Mainella, 23 anni e arbitro effettivo della Sezione di Roma 1 da 6, come riporta ‘La Repubblica’.

Durante il match la ragazza ha ricevuto continui insulti a sfondo sessista e la situazione è degenerata a pochi minuti dalla fine quando, con il risultato in parità, l’arbitro ha espulso Altobelli, calciatore dell’Itri, a causa delle proteste derivanti dal rosso sventolato a un suo compagno di squadra. Dopo le proteste, però, c’è stato anche un tentativo di aggressione:

Sono partiti insulti e minacce – spiega Di Rienzo – poi il giocatore si è lanciato verso l’arbitra. Era infuriato, ha iniziato a rincorrerla mentre gli altri della squadra continuavano a inveire contro la ragazza, nel frattempo due centrocampisti dell’Arpino sono partiti per bloccare il giocatore. Lei è scappata negli spogliatoi, dove è stata raggiunta dai carabinieri

Ha avuto una determinazione che probabilmente pochi avrebbero avuto nell’affrontare il problema – conclude Di Rienzo – Era decisa, anche quando si è temuto il peggio. Forse altri, uomini o donne, in quella stessa situazione e dopo le minacce gravi e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte e magari lasciato finire la partita. Invece lei non ha avuto incertezze

Allo stadio c’era anche la famiglia della giovane che l’aveva accompagnata. Non resta che attendere il verdetto del Giudice Sportivo che arriverà giovedì 19 ottobre e anche la Sezione Generoso Dattilo attende con il massimo riserbo la decisione. La società pontina, però, non ci sta. Sarebbe stata, per loro, “l’inadeguatezza” dell’arbitro argomento di discussione che “accomunava ambedue le tifoserie” a scatenare nella ragazza “ingiustificato panico” che ha portato alla sospensione del match “senza presupposti”. Nessuna menzione agli insulti sessisti, neanche alle minacce:

Il giocatore Altobelli, vedendosi forse negata la possibilità di poter parlare, esagerava nei toni, ma il contatto fisico non si è lontanamente sfiorato, merito anche degli altri atleti dell’Itri Calcio che fermavano l’Altobelli

Già questa non è un’ammissione di colpevolezza? Altrimenti perché ci sarebbe stato bisogno di ‘fermare’ il compagno di squadra?

“Non vi era alcun problema e ancora non capiamo il perché l’arbitro sia letteralmente fuggita”, confermano i tifosi dell’Itri Calcio. Insomma, nulla che avrebbe giustificato la sospensione della gara e la necessità di Sara Mainella di rifugiarsi negli spogliatoi, prima che intervenissero i carabinieri per assicurarsi che la situazione non degenerasse ulteriormente. La società pontina ha provveduto a inoltrare “preavviso di reclamo così come previsto dalle disposizioni federali”. Ora la palla passa alla Giustizia Sportiva.

AIA nella bufera: il Tribunale Federale fa crollare il sistema di valutazione degli arbitri

No Comments

Il mondo arbitrale è stato profondamente scosso negli ultimi giorni da una sentenza che passerà alla storia. Si tratta della sentenza 17/2017 del Tribunale Federale Nazionale (Sezione Disciplinare) con la quale è stato accolto il ricorso di Giovanni Greco, arbitro della Sezione di Roma 1. Greco, al termine della scorsa stagione, era alla CAI, vale a dire la prima delle cinque commissioni nazionali. Le altre quattro, salendo man mano di categoria sono CAN D, CAN PRO, CAN B e CAN A. Dopo due stagioni di militanza alla CAI, l’arbitro in questione è stato dismesso (cioè mandato a casa) ma ha fatto ricorso contro la sua dismissione muovendo tutta una serie di critiche al sistema valutativo dell’AIA.

Critiche su come vengono scelti gli Organi Tecnici – una nomina esclusivamente politica fatta da un Organo, il Comitato Nazionale, a sua volta esclusivamente politico – che non hanno quindi da regolamento particolari competenze per poter valutare. Questo si estende al meccanismo di valutazione degli arbitri e soprattutto al fatto che si tratta di una valutazione discrezionale e non motivata. Un arbitro si ritrova a essere dismesso a fine stagione o a essere non promosso senza alcuna motivazione.

Nelle norme di funzionamento degli Organi Tecnici si dice che le risultanze aritmetiche sono uno dei criteri, ma poi ci sono anche ‘altri criteri’ che non sono definiti. Alla luce di questi non definiti criteri, dovrebbero essere motivati i provvedimenti che vanno a incidere su aspetti fondamentali della selezione di una categoria che rientra in un sistema di diritto pubblico. L’AIA si è sempre opposta trincerandosi dietro la logica secondo la quale gli atti dell’Associazione non avrebbero valenza pubblicistica ma privatistica, ma questa tesi non ha fondamento: l’AIA fa parte della FIGC, la FIGC del CONI e il CONI è un ente pubblico, riceve denaro pubblico, utilizza denaro pubblico e, ovviamente, è tenuta al rispetto della legge 241/1990, intitolata “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”. Ciò incide sulla vita professionale delle persone, di soggetti che andranno ad arbitrare le partite. Un meccanismo assolutamente importante che non è per nulla trasparente.

Oltre a non essere definiti i criteri di selezione a inizio stagione, non viene nemmeno definito anticipatamente il numero di posti disponibili nelle varie categorie. Ciò avviene solo a stagione in corso e a decidere è il Comitato Nazionale che è un organo puramente politico (e non tecnico!). Questo apre una discrezionalità politica che è ben lontana dai principi di trasparenza e correttezza, come spiegato nell’ultima parte della sentenza:

Venuta meno la necessaria predeterminazione dei criteri, essendo stato rimesso alla libera determinazione dell’Organo tecnico di valutare ex post se applicare o meno gli ulteriori eventuali criteri ai fini della determinazione della graduatoria, in evidente violazione con i principi di trasparenza e imparzialità. Tra l’altro l’omessa predeterminazione dei criteri a inizio stagione non viola soltanto i principi di trasparenza e di imparzialità, ma lede inesorabilmente anche la par condicio degli arbitri, in quanto questi ultimi non sapendo i criteri sulla base dei quali saranno valutati non possono concorrere correttamente

Siamo dunque di fronte a una sentenza il cui impatto sta destabilizzando il mondo AIA, una denuncia accolta dal Tribunale Federale che di fatto mette in ginocchio tutto il sistema di valutazione degli arbitri. Greco è stato riammesso alla CAI contro le norme di funzionamento che prevedono che il limite di permanenza sia di due anni. Il Tribunale della FIGC ha annullato i provvedimenti di dismissione riammettendolo alla CAI e questo non potrà che lasciare pesanti strascichi. L’AIA impugnerà senza dubbio la sentenza (altrimenti a fine stagione si ritroverebbe con miriadi di ricorsi di altri arbitri) ma in ogni caso essa è destinata a incidere profondamente sull’Associazione poiché ha e avrà una chiara valenza di precedente giuridico. La speranza è che sia stato fatto il primo passo verso un sistema più meritocratico.

Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

No Comments

Il gioco del calcio si è evoluto negli anni. Abbiamo assistito a modifiche regolamentari e all’introduzione di figure o strumenti tecnologici più o meno riusciti: si pensi al fiasco degli addizionali o al successo della Goal Line Technology. Nessuna novità, però, aveva mai segnato il modo di intendere, giudicare e vivere il calcio come la VAR. Stiamo attraversando una fase di passaggio, una rivoluzione dall’epoca pre a quella post VAR e dobbiamo abituarci.

È cambiato il modo di raccontare le partite da parte dei cronisti che cercano di capire e semplificare a beneficio di chi ascolta. È cambiato il modo di esultare da parte dei protagonisti in campo, sintetizzato alla perfezione da Daniele De Rossi: “Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi di fare la figura del cretino”.

È cambiato il modo di esultare a casa e sugli spalti perché i tifosi, prima di lasciarsi andare dopo un presunto fallo da rigore o soprattutto dopo un gol potenzialmente viziato da un’irregolarità, aspettano qualche interminabile secondo. Ed è questa la parte più difficile.

Prima era sufficiente dare un’occhiata all’arbitro, per i più raffinati all’assistente (“Sta andando verso il centrocampo? È andata”), ora no ma l’attesa è più facile da digerire se i risultati sono fedeli a quello che racconta il campo. I dati diffusi da Rosetti, responsabile VAR in Italia, spiegano l’impatto che ha avuto la tecnologia sul gioco nelle prime sette giornate di campionato: nell’arco di 69 gare sono state 309 le azioni finite sotto la lente d’ingrandimento. In 288 casi la scelta della terna arbitrale è stata confermata, 21 volte cambiata. Una media di tre errori evitati a giornata. Già questo è un risultato tangibile. Di queste 309 il 59% ha riguardato i gol perché ogni azione da gol viene giustamente rivista (cosa c’è di più importante in questo gioco?), il 27% i rigori e il 14% il resto quindi, in sostanza, i rossi diretti. Ci sono, però, altri dati oggettivi che ci spiegano la direzione verso la quale sta andando lo sport più amato dagli italiani. I falli di gioco sono scesi da 260 a 203 mentre i gialli sono passati da 313 a 245 e i rossi da 24 a 15.

La spiegazione è semplice: ci voleva la famosa ‘certezza della pena’ per limitare il numero di irregolarità dei calciatori, ora consapevoli che rischiano grosso e che difficilmente potranno farla franca. Si gioca di più (il tempo effettivo è addirittura aumentato da 50’ e 19’’ a 51’ e 10’’) a fronte di recuperi leggermente più lunghi (19 secondi di media) e revisioni via via più rapide (da 1′ 22” nelle prime tre giornate si è scesi a 40″) a cui vanno aggiunti 54’’ di media serviti agli arbitri per rivedere i replay e prendere la decisione finale (on field review). Un piccolo prezzo da pagare in fondo per arrivare a verdetti corretti. Ci sono stati degli errori (pochi a dire il vero), come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus quando non fu ravvisato il fuorigioco di Galabinov, o delle problematiche tecniche, come sul fuorigioco di Kean per le linee tracciate dal software, strumento migliorabile e non ancora accurato quanto la GLT. Sull’annullamento del gol di Mandzukic – un caso nuovo che a caldo ha spiazzato qualcuno – il protocollo è stato, invece, rispettato alla perfezione.

Ci sono più rigori: 20 lo scorso anno, 34 quest’anno. Una differenza sostanziale che porterà a un’evoluzione nel modo di stare in campo, come ha intuito Giampaolo: “Con la moviola si può giudicare diversamente in area quindi aumenteranno i rigori assegnati: tutto ciò porterà le squadre, grandi e piccole, a interpretare la gara in maniera diversa, a difendere più lontano dall’area, a giocare di più. Migliorerà lo spettacolo e quindi il gioco”. Cambia dunque anche il modo di difendere, ci sono meno falli e si fa più attenzione in area di rigore nel marcare “senza cadere in tentazione”, evitando i tipici falletti di mestiere. Oltre ai difensori devono stare in guardia anche gli attaccanti perché la VAR smaschera i simulatori: se in area ti lasci cadere vai incontro a un giallo certo (fin qui due sole ammonizioni per simulazione in area). Insomma, l’abilità nell’ingannare l’arbitro non verrà più premiata e i calciatori lo stanno già capendo. È cambiato anche il modo di arbitrare e anche se bisognerebbe continuare a farlo come se la tecnologia non ci fosse, ogni arbitro inconsciamente sa che la VAR c’è e cosa comporta. Abbiamo visto, per esempio, quanto non sia scontato per un assistente dover attendere lo sviluppo dell’azione e lasciare la bandierina abbassata pur essendo convinto di aver rilevato un fuorigioco.

L’impatto della tecnologia sul gioco può, anzi deve migliorare. La priorità era la comunicazione tra Var e arbitro centrale: ora ci sono due linee in modo da evitare blackout. I prossimi obiettivi sono la visione delle immagini e magari in futuro ci saranno i replay pure negli stadi. Si va verso la trasparenza ma già adesso, dopo una revisione, tutti si sentono più rinfrancati sia in campo che fuori. I prossimi investimenti verranno destinati al guardalinee elettronico: togliere tutti gli errori chiari ed evidenti sarà una conquista. Certo, resteranno discrezionalità, interpretazione e polemiche in altri casi, ma non assisteremo più a scandali come una qualificazione ai Mondiali macchiata da un doppio fallo di mano (Henry in Francia-Irlanda 2009). La disinformazione, anche da parte di alcuni addetti ai lavori, non è tollerabile e chi pensa che la VAR sia nata solo per aiutare gli arbitri è ben lontano dallo spirito di questa innovazione. L’entità di questa svolta epocale, ancora in fase sperimentale, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate e più spettacolare. Siamo entrati in una nuova era ed è impensabile tornare indietro.

Categories: La moviola Tags: , ,

Effetto VAR in Serie A: rigori aumentati del 63%

No Comments

L’avevamo già intuito, ma ora i dati ci danno una mano perché dopo cinque giornate di campionato possiamo già avere delle indicazioni a livello statistico. L’introduzione della VAR ha portato a un aumento considerevole dei calci di rigore in Serie A. La differenza rispetto alle stagioni precedenti, con una gara ancora da recuperare (Sampdoria-Roma), balza all’occhio. Considerando, infatti, che la media dei rigori concessi dopo le prime cinque giornate delle scorse quattro annate è di 13,5, dobbiamo evidenziare l’aumento stagionale, rispetto a questa media, addirittura del 63% circa.

ANNO

Rigori
concessi

Rigori
realizzati

Rigori 
falliti

2013-14

13

12 (92%)

1 (8%)

2014-15

14

7 (50%)

7 (50%)

2015-16

11

7 (64%)

4 (36%)

2016-17

16

11 (69%)

5 (31%)

2017-18

22

20 (91%)

2 (9%)

Un’ultima considerazione da fare riguarda la precisione dei rigoristi. Solo due rigori su 22 sono stati, infatti, sbagliati: l’ultimo proprio nel turno infrasettimanale da Matri in Cagliari-Sassuolo, prima della seconda possibilità poi sfruttata dall’attaccante. Chi ha dunque deciso di puntare sui rigoristi al Fantacalcio a causa dell’introduzione della VAR, pare che abbia avuto un’intuizione vincente.

Categories: La moviola

Le regole del gioco: cosa cambia nella stagione 2017-2018 e le prospettive future

No Comments

Non è una rivoluzione, ma si tratta solo di una serie di precisazioni e chiarimenti sull’onda dei notevoli cambiamenti che furono stabiliti un anno fa, in vista degli Europei, della Coppa America e della scorsa stagione. I principi introdotti nel 2016-2017 vengono dunque ribaditi nella tanto attesa Circolare AIA n°1: il punto di riferimento di arbitri e addetti ai lavori all’inizio di ogni stagione sportiva per far sì che gli emendamenti alle “Regole del Giuoco del calcio” approvati dall’IFAB – l’ormai celebre organismo internazionale che dal 1886 “custodisce” le regole stesse – vengano tradotti sul campo nel tentativo di assicurare una sempre maggiore univocità interpretativa.

Si parte dunque dall’ampia revisione della scorsa stagione, la più grande ristrutturazione di tutti i tempi (circa un centinaio di modifiche) che ora viene completata con le spiegazioni di alcuni punti rimasti in sospeso e l’estensione di alcuni innovativi principi.

  • Limitare i provvedimenti disciplinari per i falli derivanti da un tentativo di giocare il pallone: nel solco dell’esperimento biennale sul DOGSO (“negare un’evidente opportunità di segnare una rete”), il quale prevede che quando l’arbitro assegna un calcio di rigore, il colpevole venga ammonito e non più espulso, l’IFAB ha deciso di adottare lo stesso criterio alle infrazioni che in area di rigore interrompono un “attacco promettente”, per le quali non ci sarà più l’ammonizione;
  • Adeguare la sanzione tecnica per un calciatore titolare che scorrettamente interferisce con il gioco: sarà adesso assegnato un calcio di punizione diretto nel caso in cui un calciatore titolare entri sul terreno di gioco senza il necessario permesso dell’arbitro (ad esempio un calciatore titolare che necessita dell’autorizzazione per tornare sul terreno di gioco dopo un infortunio) e interferisca con il gioco, come già avviene per un calciatore di riserva o un dirigente.

Lo spirito del gioco

Nel testo delle regole è stata introdotta anche la dicitura “spirito del gioco”. I legislatori calcistici hanno stabilito per il periodo 2017-2022 di basarsi su tre pilastri centrali o parametri di riferimento:

  • Promuovere una maggiore equità e integrità attraverso un’iniziativa “play fair!”, in particolare sul terreno di gioco;
  • Salvaguardare le Regole del gioco, che si applicano a tutti i livelli e garantiscono che il calcio sia accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalla razza, dalla religione, dalla cultura, dal sesso e dalla capacità di giocare;
  • Lo sviluppo della tecnologia non può essere ignorato e il calcio deve essere preparato ad abbracciare i progressi tecnici, se apportatori di miglioria, come ad esempio la tecnologia sulla linea di porta (GLT).

Prospettive future

Con in mente questi tre concetti, l’Assemblea Generale dell’IFAB ha convenuto che, nei due o tre anni venturi, collaborando con i propri gruppi di esperti (Technical Advisory Panel e Football Advisory Panel), approfondirà diversi argomenti legati alle Regole, tra cui si concentrerà in particolare su:

  • Comportamento dei calciatori (con particolare attenzione al ruolo del capitano e al “mobbing” nei confronti degli ufficiali di gara);
  • Potenziale utilizzo dei cartellini giallo e rosso per gli occupanti dell’area tecnica “non calciatori”;
  • Misure per combattere/ridurre le perdite di tempo, incluso uno studio sul “tempo effettivo”;
  • Ricerca di un sistema (mediante un ordine diverso) potenzialmente più equo per effettuare i tiri di rigore;
  • Esperimento VAR: proseguimento dei test e possibile sviluppo della tecnologia per il fuorigioco;
  • Fallo di mano. L’approvazione di eventuali, ulteriori modifiche, avverrà quindi solo qualora, dopo appropriati periodi di collaudo, la proposta sia ritenuta idonea ad apportare benefici al gioco, che si vuole sempre più attraente e piacevole per i calciatori, i tecnici, i dirigenti, gli appassionati, gli ufficiali di gara.

L’obiettivo d’ora in avanti è capire e seguire “cosa vuole il calcio”, migliorandone l’immagine attraverso le Regole.

Categories: La moviola