AIA nella bufera: il Tribunale Federale fa crollare il sistema di valutazione degli arbitri

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Il mondo arbitrale è stato profondamente scosso negli ultimi giorni da una sentenza che passerà alla storia. Si tratta della sentenza 17/2017 del Tribunale Federale Nazionale (Sezione Disciplinare) con la quale è stato accolto il ricorso di Giovanni Greco, arbitro della Sezione di Roma 1. Greco, al termine della scorsa stagione, era alla CAI, vale a dire la prima delle cinque commissioni nazionali. Le altre quattro, salendo man mano di categoria sono CAN D, CAN PRO, CAN B e CAN A. Dopo due stagioni di militanza alla CAI, l’arbitro in questione è stato dismesso (cioè mandato a casa) ma ha fatto ricorso contro la sua dismissione muovendo tutta una serie di critiche al sistema valutativo dell’AIA.

Critiche su come vengono scelti gli Organi Tecnici – una nomina esclusivamente politica fatta da un Organo, il Comitato Nazionale, a sua volta esclusivamente politico – che non hanno quindi da regolamento particolari competenze per poter valutare. Questo si estende al meccanismo di valutazione degli arbitri e soprattutto al fatto che si tratta di una valutazione discrezionale e non motivata. Un arbitro si ritrova a essere dismesso a fine stagione o a essere non promosso senza alcuna motivazione.

Nelle norme di funzionamento degli Organi Tecnici si dice che le risultanze aritmetiche sono uno dei criteri, ma poi ci sono anche ‘altri criteri’ che non sono definiti. Alla luce di questi non definiti criteri, dovrebbero essere motivati i provvedimenti che vanno a incidere su aspetti fondamentali della selezione di una categoria che rientra in un sistema di diritto pubblico. L’AIA si è sempre opposta trincerandosi dietro la logica secondo la quale gli atti dell’Associazione non avrebbero valenza pubblicistica ma privatistica, ma questa tesi non ha fondamento: l’AIA fa parte della FIGC, la FIGC del CONI e il CONI è un ente pubblico, riceve denaro pubblico, utilizza denaro pubblico e, ovviamente, è tenuta al rispetto della legge 241/1990, intitolata “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”. Ciò incide sulla vita professionale delle persone, di soggetti che andranno ad arbitrare le partite. Un meccanismo assolutamente importante che non è per nulla trasparente.

Oltre a non essere definiti i criteri di selezione a inizio stagione, non viene nemmeno definito anticipatamente il numero di posti disponibili nelle varie categorie. Ciò avviene solo a stagione in corso e a decidere è il Comitato Nazionale che è un organo puramente politico (e non tecnico!). Questo apre una discrezionalità politica che è ben lontana dai principi di trasparenza e correttezza, come spiegato nell’ultima parte della sentenza:

Venuta meno la necessaria predeterminazione dei criteri, essendo stato rimesso alla libera determinazione dell’Organo tecnico di valutare ex post se applicare o meno gli ulteriori eventuali criteri ai fini della determinazione della graduatoria, in evidente violazione con i principi di trasparenza e imparzialità. Tra l’altro l’omessa predeterminazione dei criteri a inizio stagione non viola soltanto i principi di trasparenza e di imparzialità, ma lede inesorabilmente anche la par condicio degli arbitri, in quanto questi ultimi non sapendo i criteri sulla base dei quali saranno valutati non possono concorrere correttamente

Siamo dunque di fronte a una sentenza il cui impatto sta destabilizzando il mondo AIA, una denuncia accolta dal Tribunale Federale che di fatto mette in ginocchio tutto il sistema di valutazione degli arbitri. Greco è stato riammesso alla CAI contro le norme di funzionamento che prevedono che il limite di permanenza sia di due anni. Il Tribunale della FIGC ha annullato i provvedimenti di dismissione riammettendolo alla CAI e questo non potrà che lasciare pesanti strascichi. L’AIA impugnerà senza dubbio la sentenza (altrimenti a fine stagione si ritroverebbe con miriadi di ricorsi di altri arbitri) ma in ogni caso essa è destinata a incidere profondamente sull’Associazione poiché ha e avrà una chiara valenza di precedente giuridico. La speranza è che sia stato fatto il primo passo verso un sistema più meritocratico.

Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

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Il gioco del calcio si è evoluto negli anni. Abbiamo assistito a modifiche regolamentari e all’introduzione di figure o strumenti tecnologici più o meno riusciti: si pensi al fiasco degli addizionali o al successo della Goal Line Technology. Nessuna novità, però, aveva mai segnato il modo di intendere, giudicare e vivere il calcio come la VAR. Stiamo attraversando una fase di passaggio, una rivoluzione dall’epoca pre a quella post VAR e dobbiamo abituarci.

È cambiato il modo di raccontare le partite da parte dei cronisti che cercano di capire e semplificare a beneficio di chi ascolta. È cambiato il modo di esultare da parte dei protagonisti in campo, sintetizzato alla perfezione da Daniele De Rossi: “Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi di fare la figura del cretino”.

È cambiato il modo di esultare a casa e sugli spalti perché i tifosi, prima di lasciarsi andare dopo un presunto fallo da rigore o soprattutto dopo un gol potenzialmente viziato da un’irregolarità, aspettano qualche interminabile secondo. Ed è questa la parte più difficile.

Prima era sufficiente dare un’occhiata all’arbitro, per i più raffinati all’assistente (“Sta andando verso il centrocampo? È andata”), ora no ma l’attesa è più facile da digerire se i risultati sono fedeli a quello che racconta il campo. I dati diffusi da Rosetti, responsabile VAR in Italia, spiegano l’impatto che ha avuto la tecnologia sul gioco nelle prime sette giornate di campionato: nell’arco di 69 gare sono state 309 le azioni finite sotto la lente d’ingrandimento. In 288 casi la scelta della terna arbitrale è stata confermata, 21 volte cambiata. Una media di tre errori evitati a giornata. Già questo è un risultato tangibile. Di queste 309 il 59% ha riguardato i gol perché ogni azione da gol viene giustamente rivista (cosa c’è di più importante in questo gioco?), il 27% i rigori e il 14% il resto quindi, in sostanza, i rossi diretti. Ci sono, però, altri dati oggettivi che ci spiegano la direzione verso la quale sta andando lo sport più amato dagli italiani. I falli di gioco sono scesi da 260 a 203 mentre i gialli sono passati da 313 a 245 e i rossi da 24 a 15.

La spiegazione è semplice: ci voleva la famosa ‘certezza della pena’ per limitare il numero di irregolarità dei calciatori, ora consapevoli che rischiano grosso e che difficilmente potranno farla franca. Si gioca di più (il tempo effettivo è addirittura aumentato da 50’ e 19’’ a 51’ e 10’’) a fronte di recuperi leggermente più lunghi (19 secondi di media) e revisioni via via più rapide (da 1′ 22” nelle prime tre giornate si è scesi a 40″) a cui vanno aggiunti 54’’ di media serviti agli arbitri per rivedere i replay e prendere la decisione finale (on field review). Un piccolo prezzo da pagare in fondo per arrivare a verdetti corretti. Ci sono stati degli errori (pochi a dire il vero), come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus quando non fu ravvisato il fuorigioco di Galabinov, o delle problematiche tecniche, come sul fuorigioco di Kean per le linee tracciate dal software, strumento migliorabile e non ancora accurato quanto la GLT. Sull’annullamento del gol di Mandzukic – un caso nuovo che a caldo ha spiazzato qualcuno – il protocollo è stato, invece, rispettato alla perfezione.

Ci sono più rigori: 20 lo scorso anno, 34 quest’anno. Una differenza sostanziale che porterà a un’evoluzione nel modo di stare in campo, come ha intuito Giampaolo: “Con la moviola si può giudicare diversamente in area quindi aumenteranno i rigori assegnati: tutto ciò porterà le squadre, grandi e piccole, a interpretare la gara in maniera diversa, a difendere più lontano dall’area, a giocare di più. Migliorerà lo spettacolo e quindi il gioco”. Cambia dunque anche il modo di difendere, ci sono meno falli e si fa più attenzione in area di rigore nel marcare “senza cadere in tentazione”, evitando i tipici falletti di mestiere. Oltre ai difensori devono stare in guardia anche gli attaccanti perché la VAR smaschera i simulatori: se in area ti lasci cadere vai incontro a un giallo certo (fin qui due sole ammonizioni per simulazione in area). Insomma, l’abilità nell’ingannare l’arbitro non verrà più premiata e i calciatori lo stanno già capendo. È cambiato anche il modo di arbitrare e anche se bisognerebbe continuare a farlo come se la tecnologia non ci fosse, ogni arbitro inconsciamente sa che la VAR c’è e cosa comporta. Abbiamo visto, per esempio, quanto non sia scontato per un assistente dover attendere lo sviluppo dell’azione e lasciare la bandierina abbassata pur essendo convinto di aver rilevato un fuorigioco.

L’impatto della tecnologia sul gioco può, anzi deve migliorare. La priorità era la comunicazione tra Var e arbitro centrale: ora ci sono due linee in modo da evitare blackout. I prossimi obiettivi sono la visione delle immagini e magari in futuro ci saranno i replay pure negli stadi. Si va verso la trasparenza ma già adesso, dopo una revisione, tutti si sentono più rinfrancati sia in campo che fuori. I prossimi investimenti verranno destinati al guardalinee elettronico: togliere tutti gli errori chiari ed evidenti sarà una conquista. Certo, resteranno discrezionalità, interpretazione e polemiche in altri casi, ma non assisteremo più a scandali come una qualificazione ai Mondiali macchiata da un doppio fallo di mano (Henry in Francia-Irlanda 2009). La disinformazione, anche da parte di alcuni addetti ai lavori, non è tollerabile e chi pensa che la VAR sia nata solo per aiutare gli arbitri è ben lontano dallo spirito di questa innovazione. L’entità di questa svolta epocale, ancora in fase sperimentale, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate e più spettacolare. Siamo entrati in una nuova era ed è impensabile tornare indietro.

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Effetto VAR in Serie A: rigori aumentati del 63%

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L’avevamo già intuito, ma ora i dati ci danno una mano perché dopo cinque giornate di campionato possiamo già avere delle indicazioni a livello statistico. L’introduzione della VAR ha portato a un aumento considerevole dei calci di rigore in Serie A. La differenza rispetto alle stagioni precedenti, con una gara ancora da recuperare (Sampdoria-Roma), balza all’occhio. Considerando, infatti, che la media dei rigori concessi dopo le prime cinque giornate delle scorse quattro annate è di 13,5, dobbiamo evidenziare l’aumento stagionale, rispetto a questa media, addirittura del 63% circa.

ANNO

Rigori
concessi

Rigori
realizzati

Rigori 
falliti

2013-14

13

12 (92%)

1 (8%)

2014-15

14

7 (50%)

7 (50%)

2015-16

11

7 (64%)

4 (36%)

2016-17

16

11 (69%)

5 (31%)

2017-18

22

20 (91%)

2 (9%)

Un’ultima considerazione da fare riguarda la precisione dei rigoristi. Solo due rigori su 22 sono stati, infatti, sbagliati: l’ultimo proprio nel turno infrasettimanale da Matri in Cagliari-Sassuolo, prima della seconda possibilità poi sfruttata dall’attaccante. Chi ha dunque deciso di puntare sui rigoristi al Fantacalcio a causa dell’introduzione della VAR, pare che abbia avuto un’intuizione vincente.

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Le regole del gioco: cosa cambia nella stagione 2017-2018 e le prospettive future

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Non è una rivoluzione, ma si tratta solo di una serie di precisazioni e chiarimenti sull’onda dei notevoli cambiamenti che furono stabiliti un anno fa, in vista degli Europei, della Coppa America e della scorsa stagione. I principi introdotti nel 2016-2017 vengono dunque ribaditi nella tanto attesa Circolare AIA n°1: il punto di riferimento di arbitri e addetti ai lavori all’inizio di ogni stagione sportiva per far sì che gli emendamenti alle “Regole del Giuoco del calcio” approvati dall’IFAB – l’ormai celebre organismo internazionale che dal 1886 “custodisce” le regole stesse – vengano tradotti sul campo nel tentativo di assicurare una sempre maggiore univocità interpretativa.

Si parte dunque dall’ampia revisione della scorsa stagione, la più grande ristrutturazione di tutti i tempi (circa un centinaio di modifiche) che ora viene completata con le spiegazioni di alcuni punti rimasti in sospeso e l’estensione di alcuni innovativi principi.

  • Limitare i provvedimenti disciplinari per i falli derivanti da un tentativo di giocare il pallone: nel solco dell’esperimento biennale sul DOGSO (“negare un’evidente opportunità di segnare una rete”), il quale prevede che quando l’arbitro assegna un calcio di rigore, il colpevole venga ammonito e non più espulso, l’IFAB ha deciso di adottare lo stesso criterio alle infrazioni che in area di rigore interrompono un “attacco promettente”, per le quali non ci sarà più l’ammonizione;
  • Adeguare la sanzione tecnica per un calciatore titolare che scorrettamente interferisce con il gioco: sarà adesso assegnato un calcio di punizione diretto nel caso in cui un calciatore titolare entri sul terreno di gioco senza il necessario permesso dell’arbitro (ad esempio un calciatore titolare che necessita dell’autorizzazione per tornare sul terreno di gioco dopo un infortunio) e interferisca con il gioco, come già avviene per un calciatore di riserva o un dirigente.

Lo spirito del gioco

Nel testo delle regole è stata introdotta anche la dicitura “spirito del gioco”. I legislatori calcistici hanno stabilito per il periodo 2017-2022 di basarsi su tre pilastri centrali o parametri di riferimento:

  • Promuovere una maggiore equità e integrità attraverso un’iniziativa “play fair!”, in particolare sul terreno di gioco;
  • Salvaguardare le Regole del gioco, che si applicano a tutti i livelli e garantiscono che il calcio sia accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalla razza, dalla religione, dalla cultura, dal sesso e dalla capacità di giocare;
  • Lo sviluppo della tecnologia non può essere ignorato e il calcio deve essere preparato ad abbracciare i progressi tecnici, se apportatori di miglioria, come ad esempio la tecnologia sulla linea di porta (GLT).

Prospettive future

Con in mente questi tre concetti, l’Assemblea Generale dell’IFAB ha convenuto che, nei due o tre anni venturi, collaborando con i propri gruppi di esperti (Technical Advisory Panel e Football Advisory Panel), approfondirà diversi argomenti legati alle Regole, tra cui si concentrerà in particolare su:

  • Comportamento dei calciatori (con particolare attenzione al ruolo del capitano e al “mobbing” nei confronti degli ufficiali di gara);
  • Potenziale utilizzo dei cartellini giallo e rosso per gli occupanti dell’area tecnica “non calciatori”;
  • Misure per combattere/ridurre le perdite di tempo, incluso uno studio sul “tempo effettivo”;
  • Ricerca di un sistema (mediante un ordine diverso) potenzialmente più equo per effettuare i tiri di rigore;
  • Esperimento VAR: proseguimento dei test e possibile sviluppo della tecnologia per il fuorigioco;
  • Fallo di mano. L’approvazione di eventuali, ulteriori modifiche, avverrà quindi solo qualora, dopo appropriati periodi di collaudo, la proposta sia ritenuta idonea ad apportare benefici al gioco, che si vuole sempre più attraente e piacevole per i calciatori, i tecnici, i dirigenti, gli appassionati, gli ufficiali di gara.

L’obiettivo d’ora in avanti è capire e seguire “cosa vuole il calcio”, migliorandone l’immagine attraverso le Regole.

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Non solo VAR: anche FIFA 18 aggiorna le decisioni dell’arbitro

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È tempo di rivoluzioni in campo arbitrale e, mentre attendiamo con trepidazione l’inizio della prima stagione di Serie A con la VAR in modalità online, anche il virtuale corre ai ripari. Il team di sviluppo di FIFA 18 ha, infatti, stabilito di migliorare la figura dell’arbitro in modo molto accurato.

Le decisioni dei direttori di gara saranno più coerenti e verosimili con quelle del calcio reale. A chi non è capitato di prendersela per un’espulsione assurda o per un potenziale contropiede in campo aperto fermato magari per un precedente fallo assolutamente veniale?

Sono state molte le critiche e le segnalazioni ricevute dalla EA Sports per la questione arbitri sui precedenti capitoli del gioco ed è per questo che è stata realizzata un’approfondita ricerca e uno studio dei potenziali miglioramenti da introdurre. Anche nel virtuale l’arbitro starà al passo con i tempi.

Fuorigioco non fischiato, finanziere-calciatore va dagli arbitri: “Datemi i vostri documenti”

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Un fuorigioco non fischiato. Un motivo tra i più banali scatena le proteste di un calciatore che se la prende con gli assistenti, entrambi originari del Nord Africa. Succede a Multedo, nel campionato Uisp, dove la partita tra Olimpic Pra’ Pegliese e Deportivo Davagna terminerà 3-5. L’episodio, una spiacevole routine sui terreni di gioco del calcio dilettantistico, sembra destinato a esaurirsi in campo, ma il giocatore in questione è un finanziere in forza al nucleo genovese.

Il 40enne, una volta terminato l’incontro, si dirige nello spogliatoio degli arbitri mostrando il tesserino di servizio e invitandoli a favorire i documenti, con la minaccia che in caso di rifiuto avrebbe chiamato anche i colleghi. Il Giudice Sportivo ha squalificato il finanziere per quattro giornate (già ridotte a 3) per “atteggiamenti minacciosi accompagnati da comportamenti gravemente intimidatori o aggressivi”, come si legge dal comunicato ufficiale.

La contesa, però, è tutt’altro che chiusa perché il finanziere ora minaccia anche di denunciare la terna arbitrale per falso ideologico, legato al referto arbitrale della partita. In fondo questo caso, pur essendo scoppiato su un campo di calcio, con il calcio c’entra veramente poco.

Clamoroso: l’arbitro espelle 6 giocatori e fischia la fine, ma è errore tecnico

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Siamo in attesa di conoscere il verdetto del Giudice Sportivo anche se in questo caso non c’è molto spazio per la fantasia o le interpretazioni. È davvero clamoroso il caso di Sellero Novelle-San Giovanni Bosco Bienno, derby valevole per il campionato di prima categoria bresciana.

La gara è molto calda e l’arbitro espelle ben 6 giocatori fischiando la fine del match in anticipo, dopo soli 75 minuti di gioco, nella convinzione che il Bienno non abbia più il numero minimo di calciatori per poter proseguire la gara. In realtà, il sesto cartellino rosso, sventolato sul 4-3 per i padroni di casa, decreta il 9 contro 7. Sette come il numero minimo consentito dal regolamento.

IL CLAMOROSO CASO DI SELLERO BIENNO: Il direttore di gara con il triplice fischio decreta la fine del derby al 37° del secondo tempo dopo l'espulsione che lascia il Bienno in 7 ( numero minimo per giocare). Tra la festa del Sellero, che vinceva 4-3, e le proteste del Bienno, torna sui suoi passi capendo l'errore in un secondo momento. Il Sellero è pronto a scendere in campo, il Bienno dichiara che i suoi giocatori hanno già fatto la doccia e la partita finisce qui. Pronto il ricorso del Bienno per errore tecnico del direttore di gara.

Posted by Lunedì Sport on Sunday, 12 February 2017

Tra lo stupore e le proteste del pubblico arriva, però, il triplice fischio che manda le squadre negli spogliatoi. Dieci minuti più tardi, durante la doccia, l’arbitro si rende conto dell’errore e richiama le due formazioni in campo. Il Sellero è pronto, ma il Bienno dichiara che i suoi giocatori hanno già fatto la doccia. Tutti a casa. Il Bienno ha quindi presentato ricorso per errore tecnico del direttore di gara.

I motivi della mancata squalifica ad Allegri: sorprendersi ora non ha senso

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La 20esima giornata è stata quella degli allontanamenti dei tecnici, ma c’è chi grida allo scandalo parlando di due pesi e due misure per le pene inflitta a Gasperini, Oddo e Allegri, rispettivamente due, una e zero giornate. Cerchiamo di fare chiarezza.

La questione è semplice: Gasperini è stato allontanato da Pairetto, Oddo da Gavillucci mentre Allegri non ha subito lo stesso trattamento da parte di Banti, anche se le immagini hanno colto delle proteste vibranti nei confronti del quarto uomo, l’assistente Di Liberatore. E’ inutile disquisire ora sulla natura degli insulti di Gasperini e di Allegri che, come molti affermano creando confusione, dovevano provocare la stessa squalifica da parte del Giudice Sportivo. Il Giudice Sportivo, in questo caso, non può fare assolutamente nulla perché si basa su quanto messo a referto dal team arbitrale.

E la prova televisiva non può essere applicata in circostanze del genere. Ma non è tutto. Di Liberatore avrebbe dovuto segnalare immediatamente all’arbitro quanto rilevato dalle telecamere (gli insulti nei suoi confronti, ammesso che fossero rivolti a lui…) con il risultato che ci sarebbe stato l’allontanamento anche di Allegri a pochi minuti dalla fine di Fiorentina-Juventus. Non essendoci stato alcun provvedimento, però, sarebbe stato anomalo leggere tutto questo sul referto. Il messaggio sarebbe stato un’ammissione di colpevolezza: “Abbiamo sentito, ma abbiamo fatto finta di niente e ora scriviamo tutto sul referto per far arrivare la squalifica”. Insomma, il caso andava risolto sul momento, in campo. Sorprendersi ora non ha alcun senso.

In Cina comprano tutti, anche gli arbitri. Clattenburg: “Se facessero un’offerta…”

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Comprare Oscar, Tevez e tentare Cristiano Ronaldo con cifre da capogiro evidentemente non basta ai cinesi che si vogliono assicurare anche qualche celebre arbitro per lanciare la Chinese Super League e renderla appetibile ad ogni livello.

Mark Clattenburg, che ha arbitrato le più grandi finali di calcio del 2016 (Europeo, Champions League e FA Cup), ammette che non scarterebbe questa ipotesi:

Non c’è un’offerta sul tavolo, ma se mi facessero un’offerta, verrebbe presa in considerazione… Al momento ho ancora il piacere di lavorare per la Premier League e per la UEFA

Il 41enne direttore di gara è stato nominato “Arbitro dell’anno” a una cerimonia di premiazione all’inizio di questa settimana a Dubai e ha riconosciuto che sarebbe di suo gradimento poter aiutare un paese come la Cina a innalzare i suoi standard arbitrali:

La Cina sta cercando sicuramente di far crescere il suo calcio e l’arbitraggio è una parte importantissima di questo sport. Se l’occasione arriva, magari più avanti… Ora sono sotto contratto con la Premier League

Clattenburg, nella sua intervista ad Associated Press, pensa anche al futuro: “Devo guardare in prospettiva la mia carriera a lungo termine. Per quanto tempo posso essere un arbitro? Sono in Premier League da 12 anni. Questi sono stati 12 anni meravigliosi”. Infine, ci tiene però a specificare che non è una questione di soldi:

Il denaro non ha mai guidato un arbitro… È la possibilità di fare qualcosa di diverso, magari aiutando il reclutamento. Se non è successo ora, proverò a farlo in futuro, un po’ come ha fatto Howard Webb (in Arabia Saudita), dove si potrà dare una mano per creare una nuova realtà arbitrale

Se dovesse lasciare la Premier ci potremo comunque consolare con l’ineguagliabile Mike Dean…

“Scusa Beatrice”: una maglia per chiedere perdono all’arbitro

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Il rugby non è abituato a certi episodi e quello che ha visto come vittima l’arbitro Maria Beatrice Benvenuti nel terzo girone di Serie A ha fatto scalpore. Durante il match contro il Valsugana Padova, il capitano dei Rangers Rugby Vicenza, l’italo argentino Bruno Andres Doglioli, ha placcato l’arbitro alle spalle. La società d’appartenenza ha preso subito le distanze da un gesto vigliacco che non ha nulla a che fare con i valori dello sport, tantomeno con il rugby.

Doglioli è stato squalificato per tre anni, una condanna esemplare su cui nessuno ha avuto da ridire, la più dura inflitta dal tribunale sportivo del rugby negli ultimi 20 anni. L’intera squadra dei Rangers Vicenza, inoltre, è scesa in campo contro il Casale indossando una maglietta speciale con la scritta: “Scusa Beatrice”. Un gesto di solidarietà nei confronti della 23enne per scusarsi a nome dell’intero popolo della palla ovale italiana.

Uniti allo staff e ai tifosi i nostri giocatori hanno voluto esprimere un segno di vicinanza e sostegno all’arbitro Maria Beatrice Benvenuti augurandole una pronta guarigione e un veloce rientro sui campi di gioco

L’esperto arbitro ha gradito il sostegno abbracciando virtualmente la squadra su Facebook:

Grazie Rangers Rugby Vicenza per il bellissimo gesto di sostegno fatto oggi in campo! Questo è lo sport che amiamo e questi sono gli uomini che si celano dietro il nostro rugby, grazie veramente di cuore

Foto Facebook Rangers Rugby Vicenza

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