Rizzoli eletto miglior arbitro di Euro 2016: è ancora suo il Premio Campanati

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Dal Brasile alla Francia un unico verdetto: il numero uno degli arbitri a livello internazionale è Nicola Rizzoli che si aggiudica anche la seconda edizione del Premio Campanati, istituito per la prima volta in occasione dei Mondiali 2014 per ricordare Giulio Campanati, arbitro internazionale, presidente dell’AIA dal 1972 al 1990, dirigente benemerito della FIGC e componente delle commissioni arbitrali della FIFA e della UEFA dal 1968 al 1992, scomparso nell’ottobre 2011.

Ad assegnare il riconoscimento in memoria dell’indimenticato ‘Presidentissimo’ una giuria di qualità, composta da dirigenti, ex arbitri internazionali e giornalisti sportivi. Per l’architetto di Mirandola è l’ennesimo traguardo di una carriera prestigiosa ma, se in Brasile le sue eccellenti prestazioni avevano visto protagonisti gli assistenti Andrea Stefani e Renato Faverani, in Francia non si può fare a meno di menzionare Elenito Di Liberatore e Mauro Tonolini per lo straordinario apporto fornito, insieme agli addizionali Damato e Orsato, nell’arco delle quattro gare dirette dal team arbitrale italiano: nella fase a gironi Inghilterra-Russia e Portogallo-Austria quindi l’ottavo tra Francia e Irlanda e, infine, la semifinale Germania-Francia.

Quattro ottime prestazioni che hanno riconfermato le qualità del fischietto bolognese che in passato era stato scelto dall’Iffhs (Federazione internazionale di storia e statistica del calcio) come miglior arbitro del mondo nel 2014 e nel 2015. A Rio, due anni fa, era stato il terzo fischietto italiano scelto per dirigere una finale dei Mondiali, dopo Sergio Gonella (1978) e Pierluigi Collina (2002): questa volta l’apice è stata la semifinale tra i campioni del mondo in carica e i padroni di casa ma – non ce ne voglia l’inglese Clattenburg – Nicola Rizzoli è stato giudicato il migliore direttore di gara di Euro 2016 con pieno merito.

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Violenze contro gli arbitri in costante aumento: il bilancio di una stagione disastrosa

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Terminati gli Europei francesi, è il momento di proiettarsi alla prossima stagione sportiva, ma per farlo bisogna necessariamente fare i conti con quella che si è da poco conclusa. 681, seicentottantuno (scritto anche in lettere magari rende meglio l’idea) sono stati gli episodi di violenza ai danni degli ufficiali di gara. Un dato spaventoso se pensiamo che nel 2014-15 c’era stato un incremento di quasi il doppio dei casi rispetto all’annata precedente che lasciava quantomeno sperare in una diminuzione nel 2015-16. Niente di più illusorio, anzi… I numeri non solo sono confermati, ma addirittura peggiorati. Le violenze contro gli arbitri costituiscono un fenomeno in costante aumento, una guerra che la FIGC deve decidersi a combattere rendendo operative quelle sanzioni prima stabilite con fermezza e poi riposte nel cassetto per troppo tempo.

L’analisi storica

Prendiamo in esame i dati ufficiali derivanti dall’analisi elaborata dall’Osservatorio Violenza dell’Associazione Italiana Arbitri, coordinato da Filippo Antonio Capellupo. Da ottobre a febbraio le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili: pugni, calcioni alle spalle, sputi, schiaffi, ginocchiate nei confronti degli ufficiali di gara hanno riempito le pagine di cronaca e spesso i colpevoli si vantavano delle loro malefatte sui social network ricevendo ampi consensi. Il calcio si sviluppa in un contesto d’ignoranza in cui i primi a minimizzare questi comportamenti sono i tesserati, dirigenti e allenatori (talvolta anch’essi protagonisti di aggressioni) o peggio ancora i genitori, coloro che dovrebbero insegnare l’educazione e il rispetto ai loro figli e invece li caricano di pressioni e di aspettative nella speranza di aver concepito il Buffon della Brianza o il Cristiano Ronaldo del casertano.

MESE 2013-14 2014-15 2015-16
Luglio 1 2 1
Agosto 1 0 2
Settembre 16 16 19
Ottobre 23 50 62
Novembre 37 87 101
Dicembre 39 57 82
Gennaio 44 56 102
Febbraio 60 75 111
Marzo 77 87 71
Aprile 35 94 85
Maggio 40 70 44
Giugno 2 6 1
Totale 375 600 681

 

Tipologie, responsabili e analisi per categorie

I casi vengono registrati in base a quattro tipologie: violenza grave, quando l’arbitro si reca al pronto soccorso per le cure mediche e ha la facoltà di denunciare chi lo ha aggredito; violenza fisica, che è ugualmente grave, ma il direttore di gara non si reca in ospedale; violenza tentata, che si riferisce a episodi di spintoni, manate, trattenute; violenza morale, categoria in cui rientrano le ingiurie razziali e sessuali, e gli sputi. Dei 681 episodi (circa 13 alla settimana) 465 hanno visto protagonisti i calciatori, seguiti dai dirigenti – a conti fatti il 95% degli aggressori è composto dai tesserati – e da estranei. In qualche circostanza a dare il cattivo esempio ci hanno pensato addirittura gli assistenti di parte, presenti nelle categorie minori in cui questo ruolo è affidato a persone riconducibili alle società. Le categorie più violente sono Seconda Categoria (179), Prima Categoria (106) e Terza Categoria (99), ma a lanciare l’allarme sono le cifre dei campionati giovanili che, dagli Esordienti agli Juniores, passando per Giovanissimi e Allievi, toccano complessivamente quota 165 a confermare per l’ennesima volta la sottocultura di questo sport.

RESPONSABILI Morale Tentata Fisica Fisica grave
Calciatori 41 (6%) 55 (8%) 242 (34%) 127 (18%)
Dirigenti 30 (4%) 33 (5%) 90 (13%) 48 (7%)
Estranei 2 (0%) 3 (0%) 21 (3%) 17 (2%)

Si consideri che ogni episodio può vedere coinvolti più soggetti

Il dato geografico

Di fine settimana dedicati alla violenza contro gli arbitri, con l’inizio delle gare ritardato in segno di protesta, ne abbiamo contati parecchi salvo poi dover registrare altri direttori di gara al pronto soccorso, come nel lecchese, o altri pugni costati per esempio tre anni di squalifica a un giocatore del Marciana Marina proprio in quei weekend contraddistinti da slogan di pura apparenza. La “maglia nera” appartiene alla Sicilia con le sue 152 follie per un totale di 181 anni di squalifiche e inibizioni a calciatori, allenatori e dirigenti dalla Seconda Categoria all’Eccellenza per minacce e aggressioni agli arbitri. Il rischio, però, è che le pene vengano ridotte con appelli che fanno sconti neanche fossero i saldi a gennaio in un clima generale di amnistia che a fine stagione pareggia i conti “all’italiana”. Il 17 dicembre 2014, infatti, il Consiglio federale aveva varato norme molto severe obbligando le società a rispondere dell’operato dei loro tesserati: la condotta violenta di calciatori o dirigenti avrebbe comportato il pagamento delle spese arbitrali da parte dei club d’appartenenza, con una somma da versare al Fondo di Solidarietà dell’AIA. Una somma determinata dal costo medio di una gara (dai 700 euro della Serie D ai 35 dei Giovanissimi Provinciali) moltiplicato per il numero di partite casalinghe: una società di Prima Categoria sarebbe costretta a sborsare 1050 euro, una di Eccellenza 3150 euro, una di Serie D 10500 euro e così via. E in caso di mancato pagamento scatterebbe la non ammissione al campionato successivo.

REGIONE Lug Ago Set Ott Nov Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Totale
Abruzzo 0 0 2 2 3 6 5 2 3 3 2 0 28
Basilicata 0 0 0 0 1 1 1 0 1 1 0 0 5
Calabria 0 0 0 5 11 9 17 14 10 11 2 0 79
Campania 0 0 0 2 8 8 8 16 7 9 5 0 63
CPA Bolzano 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 2
CPA Trento 0 1 1 0 1 0 0 0 0 0 1 0 4
E. Romagna 0 0 3 5 5 2 8 6 4 7 5 0 45
Friuli V.G. 1 0 1 1 1 0 0 1 0 0 4 0 9
Lazio 0 0 1 9 14 10 11 15 6 1 4 0 71
Liguria 0 0 0 1 4 1 1 1 0 3 2 0 13
Lombardia 0 0 3 10 4 3 0 5 5 5 4 0 39
Marche 0 0 0 0 1 3 4 2 0 1 0 0 11
Molise 0 0 0 2 4 0 1 4 2 2 2 1 17
Piemonte/V.A. 0 0 1 3 5 7 1 7 3 2 3 0 33
Puglia 0 0 0 1 3 0 4 3 2 1 0 0 14
Sardegna 0 0 0 1 2 1 4 3 5 12 1 0 29
Sicilia 0 0 4 10 21 27 32 19 17 19 3 0 152
Toscana 0 0 1 4 4 2 0 5 3 3 0 0 22
Umbria 0 0 0 1 4 2 0 3 1 1 0 0 12
Veneto 0 1 2 5 4 0 5 5 2 4 5 0 33
Totale 1 2 19 62 101 82 102 111 71 85 44 1 681

 

Gli interrogativi

Le minacce del presidente dell’AIA, Marcello Nicchi, di bloccare i campionati fermando l’attività arbitrale hanno ottenuto solo quest’anno qualche risultato grazie alla modifica approvata dal Consiglio federale del 27 gennaio 2016 all’art. 16 del Codice di giustizia sportiva, con l’introduzione del comma 4 bis, e al Comunicato Ufficiale n. 305/A della FIGC pubblicato lo scorso 11 marzo con l’attuazione della riforma che ha consentito ai Giudici Sportivi di inserire nei comunicati una dicitura speciale per i casi più gravi di squalifica. La Federazione ha istituito un Ufficio preposto alla verifica di applicazione del Comunicato Ufficiale n. 104/A (quello del 17 dicembre 2014, per intenderci) per la riscossione delle sanzioni pecuniarie, ma è presto per cantare vittoria. Se da marzo in poi, infatti, abbiamo notato (leggasi l’analisi storica) un decremento è da escludere che l’attuazione della riforma abbia inciso su di esso in così breve tempo. Sarà, invece, fondamentale la stagione sportiva 2016-17 per capire se il deterrente funziona, anche se spetta alla FIGC tutelare gli arbitri. Come? Attuando le riforme non solo sulla carta ma nei fatti perché se le società, già vessate dalle spese fisse, dovessero effettivamente scucire tali somme per gravi intemperanze dei propri tesserati, i violenti verrebbero emarginati. Restano, però, degli interrogativi:

  1. Queste pene pecuniarie verranno pagate sul serio?
  2. Se sì, chi le pagherà?

Di fronte alla resistenza di chi si astenne quando furono varate le nuove norme come la Lega Nazionale Dilettanti – dove di soldi non ne girano poi molti come ben sa Carlo Tavecchio, ex presidente della LND – non è da escludere che la Federazione stessa possa pagare per conto delle società pur di non pregiudicare il regolare svolgimento dei campionati a causa della mancata iscrizione delle squadre. Insomma, nel teatro dell’assurdo a recitare il ruolo di vittima sarebbe ancora una volta l’arbitro di provincia, solitamente un ragazzo poco più grande dei calciatori che arbitra e che manda avanti il giocattolo, ben lontano dalle tutele e dai riflettori di quella Serie A che vedrà soltanto in tv o allo stadio, da spettatore qualunque.

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Elenito Di Liberatore, dal tumore alla semifinale degli Europei

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Marsiglia, 7 luglio 2016. Elenito Di Liberatore affiancherà Nicola Rizzoli in Germania-Francia, per molti la finale anticipata di Euro 2016. Nella semifinale del Vélodrome l’altro assistente dell’arbitro che ha diretto la finale dei Mondiali 2014 sarà il milanese Mauro Tonolini mentre Daniele Orsato e Antonio Damato saranno gli arbitri addizionali. Il team arbitrale italiano ha già diretto tre partite della fase finale degli Europei (Inghilterra–Russia, Portogallo-Austria, Francia–Irlanda), ma per l’assistente della Sezione di Teramo sarà una serata come tante: cosa volete che sia per chi ha superato da un pezzo le 50 gare internazionali e vanta più di 150 match nazionali nella massima serie? D’altronde, la sfida più difficile Elenito Di Liberatore, 43enne originario di Notaresco ma residente da anni a Francavilla, l’ha affrontata il 20 settembre 2014, dopo Cesena-Empoli.

L’assistente abruzzese sente un fastidio mentre accavalla le gambe: “Lo imputavo alla mia passione per la bicicletta – racconta alla rivista ‘L’Arbitro’ -. Quel fastidio diventa un nodulo che compare e scompare. Decido di farmi controllare da un mio amico chirurgo all’ospedale di Chieti. Quando ho fatto l’ecografia il mio amico, insolitamente silenzioso, è sbiancato in viso. Ho capito che c’era qualcosa che non andava, ma la conferma del male è arrivata quando mi ha visitato il primario di urologia di Pescara. Il medico non ha usato giri di parole e me lo ha detto subito: Lei ha un tumore!”.

La vita di Elenito si ferma: “L’istantanea del momento più brutto di tutta questa vicenda è stata quando sono arrivato a casa e mio figlio di cinque anni mi è corso incontro come fa sempre quando rientro. Ho fatto in modo di sorridere e in quel preciso istante ho deciso che la mia priorità sarebbe stata quella di dare il più a lungo possibile un padre a mio figlio. Mia moglie Federica aveva gli occhi lucidi perché in macchina aveva pianto. Matteo è riuscito a sdrammatizzare tutto con una battuta: Papà – mi ha detto – visto che la mamma ha la congiuntivite, restate lontani altrimenti mi contagiate. Gli sono andato vicino e gli ho sussurrato all’orecchio: oggi ho deciso, usciamo e puoi scegliere il regalo che vuoi. Lui si è girato verso mia moglie quasi a volersi scusare: guarda che è stata un’idea di papà. Poi, al negozio, con questo regalo gigantesco, mentre eravamo in fila alla cassa per pagare, mi ha detto: oggi è il giorno più bello della mia vita”.

Tramite gli amici dell’AIA, Di Liberatore entra in contatto con il Dott. Nicola Nicolai dell’Istituto dei Tumori di Milano e presto arriva il momento di preparare il borsone, cosa che puntualmente avviene prima di partire per una gara. Solo che questa volta, all’interno del trolley, c’è tutto quello che occorre per una degenza in ospedale: “Mio figlio mi ha chiesto: dove vai? Vai a fare una partita? Mi raccomando falla bene”. Le parole di Nicolai sono rassicuranti: “Lei guarirà e questa è una certezza, abbiamo ottime probabilità”.

Prima dell’intervento chirurgico passa un mese e l’Istituto dei Tumori di Milano si trasforma in Coverciano con un viavai incessante di arbitri e assistenti. La fede, l’amore della famiglia, la vicinanza dell’AIA e la forza in se stessosostengono Elenito che viene operato in anestesia spinale. L’intervento ha esito positivo, ma il tumore è un percorso che non ha mai un finale certo: “Ogni esame è come una roulette russa. Il momento esatto nel quale ho capito che ce l’avevo fatta è stato quando il Dott. Colecchia, l’anatomopatologo dell’Istituto, mi ha dato il responso dell’esame istologico: ‘Sig. Di Liberatore, il tumore era in situ e non c’è stata invasione linfovascolare’. È stata la notizia più bella del mondo. Il tumore era debellato con la sola asportazione chirurgica”.

Durante la convalescenza l’idea di abbandonare l’arbitraggio non lo sfiora nemmeno: “Altrimenti avrei dovuto pensare di smettere di vivere. Ho anche capito che nei tumori, gran parte della guarigione, deriva dalla testa. Ho continuato ad allenarmi, tanto che un giorno, in palestra, un mio amico mi ha detto: ‘Non ti ho mai visto così in forma’. Mi sarebbe piaciuto potergli rispondere: a parte un tumore è tutto ok”. Di Liberatore si è ripresentato in campo come quarto uomo a Cesena per riprendere da dove aveva lasciato e il 29 novembre 2014 ha ripreso in mano la bandierina per Chievo-Lazio, proprio al Bentegodi di Verona, dove il primo ottobre 2006 aveva esordito in Serie A.

Da lì è ricominciata la seconda vita di Elenito, stimato docente del conservatorio di Taranto: “Credo che la musica e il pianoforte siano un valore aggiunto per fare l’assistente. La concentrazione e l’applicazione devono essere al massimo su entrambi i fronti”. Dall’esordio datato 1990 in Atletico Teramo-Teramo Stazione (campionato Giovanissimi), passando per la carriera arbitrale (fino alla Serie D), a quella da assistente (dalla stagione 2000-01), la scalata è stata ricca di soddisfazioni: nel 2008 prima ancora di diventare Internazionale, in una gara Under 19 tenutasi in Slovenia, insieme ai colleghi Rizzoli, Saccani, De Marco e Maggiani, ha partecipato alla sperimentazione degli arbitri addizionali. L’anno dopo nel 2009 Di Liberatore ha ottenuto la nomina ad Assistente Internazionale e da lì è iniziata un’avventura che lo ha portato a partecipare a due manifestazioni Intercontinentali, ovvero nel 2012 con i colleghi Rocchi e Cariolato alle Olimpiadi di Londra, e nel 2013 sempre con i colleghi Rocchi e Cariolato al Mondiale Under 17 tenutosi negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi. Dopo la malattia, è tornato a sventolare la bandierina in Barcellona-Manchester City e poi ancora nella semifinale del 2015 Barcellona-Bayern Monaco, sempre al Camp Nou, teatro del suo esordio in Champions League qualche anno prima. Ora lo attende Germania-Francia, semifinale degli Europei. Di Liberatore ha messo il tumore in fuorigioco e nessuno stadio lo può più spaventare:

L’arte del saper vivere è avere gli occhi di chi ne ha passate tante e il sorriso di chi le ha superate tutte

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