Arbitri: il dossier della CAN Pro agita l’AIA, prospettive incerte

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L’Associazione Italiana Arbitri è alle prese con un momento delicato. È notizia degli ultimi giorni la pubblicazione di un dossier anonimo, materiale assolutamente top-secret che una talpa ha fatto trapelare dall’interno rendendo di dominio pubblico le valutazioni degli arbitri della CAN Pro fino allo scorso 18 febbraio. Voti e giudizi dei singoli arbitri e assistenti spiattellati nel dettaglio, una fuga di notizie che mina la credibilità del sistema.

La sentenza Greco aveva già scosso l’AIA in merito ai criteri di valutazione degli arbitri. L’ex arbitro CAI Greco, dopo essere stato mandato a casa, ha fatto causa civile all’AIA per risarcimento danni. In discussione c’erano i criteri di promozione e dismissione degli arbitri, criteri né equi né trasparenti secondo Greco: quanto emerso dagli archivi della CAN Pro non fa che alimentare ulteriori dubbi. Alcuni direttori di gara possono vantare una sfilza di 8,60 (giudizio ottimo che a fine anno può valere il salto di categoria), anche in partite dove i loro assistenti non hanno ben figurato meritandosi voti ben più bassi.

Alla base di queste stime, secondo chi discute l’imparzialità degli Organi Tecnici, ci sarebbe un criterio di favoritismo geopolitico, dimostrato dal fatto che in partite che presentano pesanti svarioni le componenti arbitrali vengono valutate con un metro di giudizio non omogeneo. Il ‘Corriere dello Sport’ parla di regioni e personaggi specifici: il Piemonte per Calcagno che è di Nichelino (stessa Sezione di Pairetto, ndr), la Lombardia per Faverani che è di Lodi, la Campania per il vicepresidente federale Pisacreta della Sezione di Salerno, la Toscana per la provenienza del presidente Nicchi che è di Arezzo, l’Emilia e in particolare Bologna “per l’amicizia che lega l’attuale designatore della Serie A Rizzoli a Faverani, con lui alla finale dei Mondiali 2014 in Brasile”. Accuse pesanti tanto che l’AIA sta valutando la possibilità di tutelarsi da un punto di vista legale.

In ogni caso i dati del dossier, arrivato anche tra le mani del presidente del CONI Malagò, secondo quanto riferisce il quotidiano romano, danno un prospetto sufficientemente chiaro di chi passerà a fine stagione e chi no: con che spirito andrà in campo chi si trova in fondo alla graduatoria sapendo di non avere più un obiettivo per cui arbitrare? Che comportamento avranno i giocatori che sanno di avere di fronte un arbitro relegato alle retrovie della classifica dei fischietti? Un arbitro può essere così screditato prima ancora che cominci la gara. Queste informazioni top-secret dovrebbero essere comunicate ai diretti interessati dopo il 30 giugno: questo prevede il regolamento.

In quei giorni andranno in scena i Mondiali di calcio in Russia, un tasto dolente per l’Italia che non si è qualificata: poteva, però, essere un’occasione enorme per i nostri fischietti dato che la loro strada è sempre per forza di cose legata alle sfortune della Nazionale azzurra e viceversa. Invece, in Russia ci sarà solo la squadra guidata da Rocchi a rappresentarci mentre ad esempio Orsato o validissimi assistenti come Manganelli o Di Fiore (dei fuoriclasse nel ruolo) vedranno i Mondiali dalla tv. L’opportunità di mandare più di una terna è stata colta dagli americani: perché non è stato fatto lo stesso con i nostri ben più esperti fischietti? La generazione dei Tagliavento (45 anni), Damato (45), Rocchi (44), Mazzoleni (43), Banti (43), Orsato (42), Calvarese (42) è ormai prossima al pensionamento per limiti d’età. Il ricambio generazionale è pronto? È tempo di riflessioni nell’AIA e servono direttive chiare anche in tema di VAR: passare dallo scetticismo all’esaltazione e poi ancora ai dubbi (“Non so se ci sarà anche l’anno prossimo”, ha affermato il presidente Nicchi) non aiuta a placare il caos.

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