Var: all’estero due esempi di applicazione corretta. Ma può migliorare…

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La scorsa domenica di campionato ha proiettato il calcio italiano nella nuova era, dove oltre alla Goal Line Technology troverà finalmente posto la Video Assistant Referees. Se noi dovremo accontentarci di vederla applicata solo in alcune amichevoli prima dell’esordio ufficiale in modalità online – presumibilmente a gennaio 2018 in Coppa Italia – all’estero ci forniscono degli elementi utili a capire che (e soprattutto come) funziona in termini pratici.

Negli USA l’arbitro guarda i monitor a bordo campo

Il primo esempio ci porta in United Soccer League, la terza serie del campionato americano. La MLS (e di conseguenza anche le sue leghe inferiori), è infatti tra le 6 leghe nel mondo che sono state selezionate dalla FIFA per condurre i test in partite ufficiali. Nella gara tra New York Red Bulls II e Orlando City B, Conor Donovan commette fallo fuori area, ma l’arbitro ricorre al replay visionando un monitor a bordo campo per prendere la decisione giusta: punizione dal limite ed espulsione per l’evidente opportunità di segnare una rete negata alla squadra avversaria, come potete vedere al minuto 42:41 del video.

Se nel primo episodio c’erano ben due dei quattro requisiti per affidarsi alla Var (eventuale rigore ed espulsione), nel secondo l’arbitro non sa se estrarre il cartellino rosso. Il secondo monitor posizionato dall’altra parte del terreno di gioco lo fa propendere per un semplice giallo, come potete verificare al minuto 1:43:20 del video.

In Olanda interviene il Var tramite auricolare

Non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di applicare la Video Assistant Referees. Se in precedenza abbiamo visto un arbitro che ha scelto di visionare il replay a bordo campo, in Coppa d’Olanda Danny Makkelie ha, invece, accettato l’indicazione di un collega (il Var), appostato in un’apposita control room dell’Amsterdam Arena, per correggere una sua decisione. Nel match tra Ajax e Willem II, Anouar Kali stende con una brutta entrata Lasse Schöne guadagnandosi il giallo. Mentre il giocatore dell’Ajax è ancora a terra, nell’auricolare del direttore di gara arriva la voce di Pol Van Boekel: “Cartellino rosso”. Makkelie lo estrae, Kali resta spiazzato, ma la scelta è ineccepibile: espulsione per vigoria sproporzionata (minuto 3:00 del video). Nella stessa partita la Var corregge l’arbitro e lo aiuta anche, confermando la sua decisione di convalidare una rete sul filo del fuorigioco.

VIDEO: Ajax-Willem II

Margini di miglioramento

Nel caso olandese ci sono voluti 17 secondi per prendere la decisione corretta, con il giocatore dell’Ajax ancora a terra per ricevere le cure mediche. Non è dunque stata intaccata la fluidità del gioco tanto cara alla FIFA e alle analisi dell’Università di Bruxelles, come ha spiegato il direttore generale della Serie A Marco Brunelli:

E’ sì primario che la decisione sia quella corretta, ma allo stesso tempo lo è anche la velocità

 

A ribadire il concetto è stato il project leader, l’ex arbitro internazionale Roberto Rosetti:

Ci sono decisioni in cui la velocità è ridottissima, pari a 10-12 secondi, ma anche altre situazioni più complesse. Prendiamo l’esempio della Bundesliga, un campionato dove la sperimentazione è già partita: lì la media delle revisioni è stata di 22 secondi, se noi riuscissimo a stare sotto i 12 sarebbe una buona valutazione. L’importante sarà riuscire ad essere bravi a prendere le decisioni giuste rispettando questi tempi. In ogni caso la decisione finale è sempre dell’arbitro. Il VAR è un aiuto in caso di errori chiari ed evidenti e che tutti hanno visto

Ora i match mediamente durano 95′-97′: si potrebbe arrivare a quota 100, ma resta ferma la volontà di non stravolgere un gioco che appassiona tutto il mondo.

L’arbitro fischia rigore, ma l’attaccante ammette: “Non c’è”

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Questa mattina, con l’assegnazione del cartellino verde, è stato reso merito a Cristian Galano per aver indotto l’arbitro a non concedere un calcio d’angolo a favore della sua squadra, il Vicenza, in Serie B. I gesti di sportività, però, sono meno rari di quanto si pensi nel calcio perché Jenny Camilli è andata ancora oltre. L’attaccante del Marcon, nella prima giornata della Serie B di calcio femminile, ha stupito tutti.

A Imola, al 23’ del secondo tempo e sul risultato di 3-1 a favore degli ospiti, l’arbitro ha fischiato un rigore dopo che Camilli era caduta in area. La punta, però, si è avvicinata al direttore di gara segnalandogli che non c’era stato nessun fallo nei suoi confronti e che quindi non c’era nessun rigore. L’arbitro è tornato sulla sua decisione e Jenny Camilli si è guadagnata una standing ovation da parte dei tifosi della squadra avversaria, l’Imolese.

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L’arbitro ne espelle 9! Il parroco presidente minaccia il ritiro della squadra

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È successo in Terza Categoria, dove arbitrare non è mai facile. La situazione, però, è sfuggita di mano a un direttore di gara della Sezione di Brescia nel match tra Manerba e Oratorio San Michele di domenica 2 ottobre. Gli ospiti hanno perso per 5-4 una gara che li vedeva condurre 3-0 fino alla metà del secondo tempo. In una ventina di minuti, però, si sono visti assegnare 4 rigori contro, coincisi con altrettante espulsioni a sfavore (una ad ogni rigore). Al termine della partita, anche i dirigenti hanno chiesto spiegazioni all’arbitro. Risultato? Altri 5 espulsi, o se preferite allontanamenti, tra cui l’allenatore, il suo vice e i due portieri.

Don Davide Corini, padre spirituale dell’oratorio San Michele di Travagliato (dove Franco e Beppe Baresi diedero i primi calci al pallone) e presidente della società parrocchiale, ha commentato:

La FIGC deve intervenire, altrimenti ci ritireremo dai campionati con tutte le nostre squadre. È stato uno smacco. Tutti i dirigenti hanno giurato sulla buona fede dei nostri tesserati. Sommosse non ve ne sono state, persino la società avversaria ha scritto alla Federcalcio per testimoniare che quanto è accaduto non ha logica. Ora provvedano a fare giustizia

La FIGC, attraverso l’AIA, ascolterà di sicuro il punto di vista dell’arbitro bresciano, dato che la ricostruzione dei fatti è avvenuta attraverso le testimonianze delle due società. In primis, l’Oratorio San Michele di Travagliato che, come parte lesa, si è recato negli uffici della Delegazione Provinciale di Brescia per chiedere una sorta di amnistia: “Non vogliamo rigiocare l’incontro, accettiamo il risultato del campo. Chiediamo solo che non venga infangata la nostra dignità”. Per dimenticare questa brutta faccenda, in caso di conclusione positiva della stessa, il San Michele è pronto a offrire una cena ai vincitori della partita: “Paghiamo noi, perché sono stati dei signori. Loro…”. Il verdetto del Giudice Sportivo è atteso per giovedì.

“Arbitro, non è angolo”: a Galano il primo cartellino verde

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La settima giornata del campionato di Serie B 2016-2017 verrà ricordata per il primo cartellino verde assegnato dall’arbitro Marco Mainardi all’attaccante del Vicenza Cristian Galano in occasione della gara Virtus Entella-Vicenza. All’8’ minuto del secondo tempo l’arbitro fischia un calcio d’angolo a favore del Vicenza, ma Galano segnala che il pallone non ha subito alcuna deviazione, trattandosi quindi di rimessa dal fondo a favore della squadra avversaria.

Il significativo gesto di lealtà e correttezza di Cristian Galano, nella sua semplicità e con il suo valore, arricchisce una stagione iniziata nel migliore dei modi, con l’aumento costante del numero degli spettatori sugli spalti, del pubblico televisivo e soprattutto della correttezza come dimostra il numero di espulsioni, il più basso delle ultime sette stagioni con un -48,5% rispetto allo scorso campionato e addirittura un -58% in relazione al 2014/15. Andrea Abodi ha reagito così alla notizia:

Questo primo cartellino verde assegnato a un nostro calciatore rappresenta un momento simbolico di grande valore del campionato degli italiani e della vita associativa della Lega B. Il nostro impegno per un calcio vero, pulito, corretto e credibile ha bisogno anche di questi esempi che dimostrano la capacità di coniugare agonismo e rispetto, attraverso la collaborazione con gli arbitri

Il cartellino verde è un riconoscimento istituito la scorsa stagione dalla Lega B, in collaborazione con l’AIA e la CAN B, finalizzato a segnalare al termine delle partite gesti non ordinari, ma speciali ed esemplari dei quali si rendano protagonisti positivi i tesserati sui terreni di gioco del secondo campionato professionistico nazionale. La procedura è semplice: la segnalazione dell’eventuale gesto di sportività viene indicata dal direttore di gara al termine di ognuna delle gare ufficiali del campionato di Serie B attraverso uno specifico modulo fornito dalla LNPB e consegnato al delegato di Lega presente in campo. Il tesserato, l’allenatore o il dirigente che nella stagione sportiva riceverà il maggior numero di cartellini verdi risulterà assegnatario del “Premio Cartellino Verde”.

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Come la Var avrebbe salvato Guida in Milan-Sassuolo

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E’ stata una giornata storica per la Serie A. La sperimentazione della Video Assistenza Arbitrale, rigorosamente in modalità off-line, è entrata nel nostro calcio. Altrove è già stata utilizzata con successo. A San Siro sarebbe servita.

Pescara-Chievo 0-2 (arbitro Manganiello)

Nel recupero viene annullata giustamente una rete al Pescara: Campagnaro è in fuorigioco.

Udinese-Lazio 0-3 (arbitro Russo)

Regolare il raddoppio di Keita: il senegalese è perfettamente in linea con Danilo sull’assist di Felipe Anderson. Sul 3-0 per la Lazio, Hoedt rischia fermando Perica in area: intervento negligente, c’erano gli estremi per un calcio di rigore a favore dei friulani.

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Empoli-Juventus 0-3 (arbitro Mazzoleni)

Dybala va a terra in avvio, ma è lui che commette irregolarità in partenza aiutandosi con il braccio. Prima dell’intervallo c’è un episodio molto curioso: Mazzoleni tocca inavvertitamente Tello e gli fa perdere l’equilibrio. Pjanic potrebbe approfittarne per alimentare l’azione d’attacco della Juve, ma l’arbitro di Bergamo fischia fallo facendo riprendere il gioco con una punizione a favore dell’Empoli.

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https://twitter.com/AlDinoDinoia/status/782541797830627328

Peccato che l’arbitro influisca quanto un palo o una bandierina: Mazzoleni non doveva fermare il gioco e, inoltre, se proprio volessimo considerare l’interferenza esterna, avrebbe dovuto farlo riprendere con una rimessa da parte sua. Al 53’ Tello interviene in gioco pericoloso su Pjanic che cade accentuando le conseguenze di una gamba alta che c’è, ma che non arriva a contatto con il bosniaco.

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I toscani aggrediscono Pjanic accusandolo di simulazione e Bellusci gli mette le mani al collo: Mazzoleni gli risparmia richiamo e cartellino.

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Due casi di fuorigioco: non visto quello di Khedira nel primo tempo (il tedesco prende la traversa sotto porta), corretto fermare Cuadrado nella ripresa (Higuain segna a gioco fermo).

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Atalanta-Napoli 1-0 (arbitro Rizzoli)

Gara sempre sotto controllo da parte di Rizzoli che ammonisce sei giocatori (tre per parte).

Bologna-Genoa 0-1 (arbitro Maresca)

Non convince la gestione dei cartellini di Maresca al Dall’Ara. Il Genoa subisce due ammonizioni nella stessa azione: sulla prima entrata di Gentiletti l’arbitro concede il vantaggio e poi interrompe il gioco per estrarre il giallo a Veloso che ferma una promettente azione avversaria stendendo da dietro Verdi in scivolata: il rosso diretto, che avremmo visto in campo internazionale, sarebbe stato corretto.

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Giusto annullare il gol di Lazovic perché Rigoni, autore dell’assist, è in posizione irregolare. Juric viene allontanato per proteste e Gastaldello subisce il giallo per proteste, dà del matto all’arbitro e si vede sventolare il rosso. Severo, invece, il secondo giallo di Gentiletti che si aiuta con un braccio per fermare Destro spalle alla porta.

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Eccessiva anche l’espulsione di Dzemaili: l’entrata decisa su Ninkovic poteva essere sanzionata con il giallo.

Cagliari-Crotone 2-1 (arbitro Giacomelli)

Intervento di Ceppitelli su Rohden in area: lo svedese cade senza subire fallo, giusto lasciar correre.

Sampdoria-Palermo 1-1 (arbitro Mariani)

Proteste della Sampdoria per un presunto fallo di mano di Goldaniga in area: il cross di Muriel è ravvicinato, giusto propendere per l’involontarietà. Nel finale espulso Gazzi: rimedia il secondo giallo per un’entrata in ritardo su Schick, niente da eccepire.

Milan-Sassuolo 4-3 (arbitro Guida)

Da una cabina predisposta al Meazza, hanno toccato con mano l’importanza della Var gli arbitri Di Bello e Doveri, il designatore della CAN A Messina e quello della UEFA, Collina, che non hanno però potuto aiutare Guida. Annullare il gol di Adjanpong (ammonito per comportamento antisportivo) è giusto: il braccio è largo e va a cercare il pallone. L’ancata di De Sciglio a Politano non merita la massima punizione, ma sempre al 32’ Donnarumma si fa soffiare il pallone dallo stesso Politano e lo abbatte con una manata: manca un rigore al Sassuolo e un giallo al portiere; qui la Var (utilizzabile per gol, rigori, rossi e scambi di persona) avrebbe aiutato.

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Il rigore dato al Milan non c’è: è Niang che trattiene Lirola per la maglia per poi lasciarsi cadere.

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Sul gol di Paletta Bacca è in posizione geografica di fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Proteste anche nel finale, ma non c’è fallo di De Sciglio su Acerbi in area. La Var interviene per errori evidenti e non sarebbe intervenuta su ciò che accade al termine del primo tempo: l’arbitro non fischia una punizione al Sassuolo e sulla ripartenza del Milan manda tutti negli spogliatoi. Il tempo era scaduto da una manciata di secondi: Montella s’infuria, si fa allontanare e segue la ripresa dalla tribuna.

Torino-Fiorentina 2-1 (arbitro Calvarese)

Va meglio a Irrati che insieme a Rosetti, project leader della Var in Italia, valuta l’operato di Calvarese in un pullman all’esterno dello stadio Grande Torino. Sul gol del vantaggio granata il tocco di mano di Iago Falque è difficile da giudicare: l’arbitro propende per l’involontarietà e la tecnologia non l’avrebbe potuto smentire. Bisogna piuttosto stabilire quanto si debba riavvolgere il nastro in casi del genere: la presunta irregolarità avviene a inizio azione, ma non si hanno linee guida precise su quanto si debba tornare indietro. L’azione poi prosegue e sul tiro di Iago c’è Belotti in fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Rossettini rischia di provocare un rigore su Kalinic in avvio: il difensore frana sulla gamba sinistra del croato.

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Manca un rigore anche al Torino: Belotti cade due volte; la prima volta si rialza nonostante il chiaro fallo di Milic, la seconda viene toccato da Zarate sotto gli occhi dell’addizionale, figura che con la Var non ci sarà più.

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Roma-Inter 2-1 (arbitro Banti)

Corrette le ammonizioni comminate a Santon, Ansaldi e Juan Jesus. Regolari i gol di Dzeko, dietro la linea del pallone su assist di Bruno Peres, e di Banega, innescato da Icardi. Promossi gli assistenti Di Fiore e Crispo.

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La moviola della sesta giornata di Serie A

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Palermo-Juventus 0-1 (arbitro Valeri)

Primo tempo non semplice da gestire per Valeri che estrae 6 gialli (3 per parte) in 35 minuti: corrette le sue valutazioni. Nella ripresa, viene annullato un gol a Mandzukic che è in fuorigioco sulla punizione battuta da Dani Alves: attento l’assistente La Rocca.

Napoli-Chievo 2-0 (arbitro Di Bello)

Nel primo tempo è regolare la posizione di Hamsik sull’assist di Insigne in occasione del secondo gol. Al 73′ Floro Flores s’invola verso la porta partenopea e cade in area di rigore: Reina non lo tocca mentre il contrasto con Koulibaly è solo accennato e il difensore non commette alcun intervento negligente. Fa bene l’arbitro a sorvolare.

Torino-Roma 3-1 (arbitro Tagliavento)

Corretti entrambi i rigori fischiati da Tagliavento nel giro di due minuti. Bruno Peres sgambetta Belotti in area, dall’altra parte De Silvestri lo imita, una volta saltato da Perotti, anche se il contatto è meno vistoso del precedente. Interventi ingenui e rigori sacrosanti.

Genoa-Pescara 1-1 (arbitro Irrati)

Dopo 11 minuti il Genoa protesta: Ocampos devia a centro area un pallone proveniente dalla destra e c’è una respinta sulla linea di porta da parte di Zampano. Il difensore degli abruzzesi tira via il pallone dalla rete con la mano deliberatamente, come sottolineano i replay. Irrati e l’addizionale Russo non se ne avvedono. Doveva essere concesso un rigore al Genoa mentre Zampano andava sanzionato con il rosso per aver impedito la segnatura della rete ai rossoblù.

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In un caso del genere può scattare la prova televisiva, ma il Giudice Sportivo dovrà ritenere sufficientemente chiare le immagini a disposizione. Il Grifone chiude la gara nuovamente in 9 (e il Pescara nuovamente in 11 contro 9): Edenilson commette un fallo tattico su Mitrita fermando una promettente azione avversaria, poi stende da dietro Caprari. Il doppio giallo è condivisibile. La seconda espulsione nasce da una spinta di Benali su Pandev, non ravvisata da Irrati: il fallo è evidente.

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Pandev si lascia, però, scappare una parola di troppo e viene punito con il rosso diretto.

Inter-Bologna 1-1 (arbitro Celi)

Sul punteggio di 0-1, Torosidis intercetta un cross di Candreva: il pallone gli sbatte prima sul piede sinistro e poi sul braccio in maniera assolutamente casuale. Giusto non ravvisare nessuna irregolarità. Perisic è in posizione regolare in occasione del diagonale vincente dell’1-1: sul lancio di Candreva, Maietta lo tiene in gioco con un piede. Valutazione non banale per l’assistente Cariolato.

Lazio-Empoli 2-0 (arbitro Fabbri)

Fabbri gestisce bene un match corretto. Nel secondo tempo viene fermato Immobile dall’assistente Valeriani per un off-side che non c’era.

Sassuolo-Udinese 1-0 (arbitro Doveri)

C’è una rete annullata all’Udinese al 94’: sul cross in area Perica colpisce di testa affossando Peluso. La spinta dell’attaccante dei friulani è netta: giusto l’annullamento della rete.

Fiorentina-Milan 0-0 (arbitro Orsato)

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Al 16’ del primo tempo viene graziato Paletta: il difensore abbraccia Kalinic vistosamente in area per poi colpirlo sul labbro con una manata; manca un rigore a favore della Fiorentina.

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Orsato concede, invece, al 23’ il penalty alla Viola per la trattenuta di Calabria sulla spalla di Borja Valero: Ilicic parte in posizione regolare e mette il pallone in mezzo, il terzino strattona il centrocampista spagnolo e l’arbitro vede bene. Corretta anche l’ammonizione, dato che trattenute e spinte non rientrano nella modifica della regola della tripla sanzione, ma in questo caso manca un requisito fondamentale per configurare la chiara occasione da gol: il possesso del pallone che non era già più nella disponibilità di Borja Valero. All’ultimo minuto c’è un episodio che manda su tutte le furie il Milan: Luiz Adriano, appena oltre la linea mediana, parte in posizione regolare sul lancio di Locatelli e s’invola verso la porta.

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Tomovic lo stende da dietro e non colpisce il pallone, come Orsato spiega a più riprese giustificando la sua decisione.

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Il fallo è fuori area per pochi centimetri: ai rossoneri andava assegnato un calcio di punizione dal limite mentre Tomovic meritava il rosso diretto per l’evidente opportunità di segnare una rete negata.

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Fosse stato in area? A quel punto sarebbero scattati il rigore e il giallo in base al nuovo regolamento, dato che il serbo aveva tentato di intervenire sul pallone senza tuttavia riuscirci.

Pugno duro contro le bestemmie: 3 allenatori squalificati in 3 giornate

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Tre casi in nove giorni

Il vento sta cambiando e le ultime tre giornate di campionato tra Serie A e Serie B evidenziano un dato: tre tecnici sono stati squalificati per “avere proferito un’espressione blasfema”. Nello specifico si tratta di:

  • Rolando Maran, allenatore del Chievo, che nel match contro la Lazio “veniva chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva espressione blasfema, articolata in due locuzioni, individuabili dal labiale senza margini di ragionevole dubbio”.
  • Moreno Longo, mister della Pro Vercelli, per aver “al termine della gara (Spezia-Pro Vercelli, ndr), nel tunnel che adduce agli spogliatoi, contestato una decisione arbitrale proferendo espressioni blasfeme”.
  • Serse Cosmi, tecnico del Trapani, “per avere, al 44° del secondo tempo (di Trapani-Spezia, ndr), proferito un’espressione blasfema; infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale”.

Cosa dice il regolamento

Se tre indizi fanno una prova, è facile constatare che la soglia di tolleranza nei confronti di chi bestemmia si sia notevolmente abbassata da parte della Giustizia Sportiva. La Guida Pratica dell’AIA, in riferimento alla Regola 12, specifica al punto 52 che debba essere punita con l’espulsione o l’allontanamento ogni condotta che comporti offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo (colore, religione, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, …) o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di un linguaggio o di gestualità osceni, volgari irrispettosi, come pure di espressioni blasfeme deve essere considerato rientrare in detta previsione normativa. Al verificarsi di tali infrazioni, constatate direttamente o su segnalazione di un altro ufficiale di gara, l’arbitro deve espellere (se calciatore) o allontanare dal recinto di gioco il responsabile.

E’ cambiato il Giudice Sportivo: i calciatori si devono preoccupare?

La regola è chiara e conosciuta a ogni livello, dal calcio dilettantistico a quello professionistico, ma il segnale potrebbe essere riconducibile al cambio dei vertici voluto da Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, per riformare il sistema giudiziario sportivo. Dopo 10 lunghi anni, infatti, Giampaolo Tosel, finito nell’occhio del ciclone al termine della scorsa stagione per la sentenza Higuain (4 giornate di squalifica poi ridotte a 3) anticipata ai microfoni di Radio Marte, ha visto terminare il suo mandato. Al suo posto è stato nominato Giudice Sportivo della Lega di Serie A Gerardo Mastrandrea, figura giuridica di rilievo che ha ricoperto anche in ambito politico ruoli importanti. Tra gli altri è stato il presidente della Corte Sportiva di Appello Nazionale, il presidente della Corte Federale d’Appello e il presidente della Corte di Giustizia Federale presso la FIGC. Al momento della sua nomina, avvenuta proprio alla vigilia della terza giornata di campionato (Chievo-Lazio), Mastrandrea ha affermato: “Cercheremo di fare bene il nostro lavoro per contribuire a un sistema più moderno ed efficiente che ha bisogno di regole e rigore”. Finora ha mantenuto le promesse così come il collega Emilio Battaglia della Lega di Serie B. Resta da appurare se questo rigore verrà applicato anche nei confronti dei calciatori, una misura quasi impossibile da attuare perché comporterebbe un numero record di espulsioni e la conclusione di molte partite ben prima del 90′. Ma sulla linea sottile tra norme e buonsenso, il regolamento è uno e vale per tutte le componenti.

La moviola della 4a giornata di Serie A

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Sampdoria-Milan 0-1 (arbitro Irrati)

Direzione di gara complessa per Irrati. Nel finale di primo tempo lo aiuta Manganelli che coglie il fallo di mano di Lapadula sulla punizione di Muriel: corretto il giallo. Linetty rischia di provocare un rigore su Suso, ma il contatto avviene fuori area: manca in ogni caso una punizione dal limite.

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Barreto segna un gol regolare sfiorando la sfera su assist di Torreira: non era in fuorigioco, come si evince dal fotogramma. Montolivo è in linea con Muriel e tiene ampiamente in gioco il paraguaiano.

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Pereira aggancia in area Bonaventura: il Milan reclama giustamente un rigore non concesso. In precedenza giusto sorvolare su quello reclamato da Niang per un contrasto spalla a spalla.

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Nel recupero c’è una serie di abbracci in area rossonera: quello più vistoso è tra Locatelli e Torreira, ma non basta a giustificare un rigore. Una riflessione merita l’annullamento del gol di Muriel: il colombiano prima di calciare a rete si aiuta con il braccio e il tocco è evidente, ma involontario. Il pallone gli carambola sul braccio dopo l’intervento di Abate: la tendenza è punire gli attaccanti e perdonare i difensori. Il regolamento, però, è uno e non prevede disparità.

Lazio-Pescara 3-0 (arbitro Maresca)

Fuorigioco palese di Immobile sul gol annullato alla Lazio. Giusta la concessione del rigore al 33′ del primo tempo per il contatto in area biancoceleste tra Bastos, ammonito nell’occasione per aver interrotto un’azione significativa, e Caprari. Memushaj sbaglia dal dischetto. Il pugno di Campagnaro a Radu è passibile di prova televisiva: sarebbe stato da rosso e anche da rigore dato che il pallone era in gioco, ma nessun componente del team arbitrale ha ravvisato la scorrettezza.

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Napoli-Bologna 3-1 (arbitro Doveri)

Al 35′ del secondo tempo Krafth viene espulso per aver negato una chiara occasione da rete a Zielinski. L’ex Empoli si sarebbe trovato da solo davanti a Da Costa e uno dei parametri che soddisfa questa regola, che per i falli fuori area non è cambiata, è la direzione: in questo caso Zielinski è diretto verso la porta. Corretta la decisione di Doveri.

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Udinese-Chievo 1-2 (arbitro Pairetto)

Il Chievo ribalta il risultato con due gol regolari. Non c’è fuorigioco di Castro, che tocca il pallone con il fianco e non con il braccio, e nemmeno di Cacciatore in extremis. Floro Flores cade in area friulana, ma la trattenuta di Danilo è appena accennata e non meritevole della massima punizione.

Cagliari-Atalanta 3-0 (arbitro Fabbri)

In avvio Joao Pedro viene lanciato verso la porta, ma Berisha non trova il pallone e lo abbatte in uscita. Al Cagliari manca un rigore perché al momento del contatto il pallone, poi finito sul fondo, era ampiamente in gioco.

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Non c’era, invece, quello assegnato all’Atalanta: il fallo (netto) di Pisacane su Gomez era appena fuori area.

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Il rigore sbagliato da Paloschi andava ripetuto: Rafael è ben oltre la linea di porta al momento del tiro e andava anche ammonito.

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Crotone-Palermo 1-1 (arbitro Celi)

Nulla da eccepire sul gol del Crotone. Trotta scatta in posizione regolare e spinge in rete un pallone toccato da Rajkovic, intervenuto “alla disperata” su Falcinelli. L’allontanamento di Possanzini (vice di De Zerbi) dalla panchina del Palermo è dovuto a un’esultanza giudicata eccessiva dopo la rete del pareggio.

Sassuolo-Genoa 2-0 (arbitro Gavillucci)

Al 22′ Rigoni porta avanti il Genoa su sponda di Gakpé, ma l’arbitro annulla correttamente per una spinta di Pavoletti su Pellegrini. Nella ripresa giusta l’assegnazione del calcio di rigore al Sassuolo. Evidente il fallo commesso da Pavoletti che aggancia il piede destro di Defrel: intervento onesto a cercare il pallone quindi da giallo come prevede il nuovo regolamento, nonostante la chiara occasione da gol. Veloso si fa espellere nel finale: prima entra con il piede a martello su Matri e viene ammonito, poi manda l’arbitro a quel paese e incassa il rosso diretto.

Torino-Empoli 0-0 (arbitro Chiffi)

Chiffi è attento. Nel primo tempo i toscani reclamano un rigore per un tocco con il braccio di Molinaro, aderente al corpo, sul cross di Tello. Dall’altra parte, Obi cade dopo un leggero contato con Dioussé. Fa bene Chiffi a lasciar correre.

Inter-Juventus 2-1 (arbitro Tagliavento)

I riflettori della giornata erano tutti sul derby d’Italia, ma Tagliavento nel complesso supera la prova. In avvio, Khedira viene fermato per un fuorigioco che non c’è (Santon è in linea), ma il tedesco si era allungato il pallone favorendo il recupero di Handanovic. A inizio ripresa, l’arbitro di Terni ammonisce Medel che proclama la sua innocenza: in effetti è D’Ambrosio che, con un chiaro intervento imprudente su Alex Sandro, meritava il cartellino giallo. Con il Var si sarebbe trattato di scambio di persona?

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Nella ripresa, l’Inter chiede la seconda ammonizione ai danni di Lichtsteiner. Da quest’anno non vige più la regola del giallo ai danni di chi interrompe un passaggio tra due avversari. Va sventolato, invece, in caso di azione significativa, cosa che non riguarda tale episodio. Chiellini rischia allargando il braccio per ostacolare Icardi in area: situazione al limite, Tagliavento si dimostra meno rigido rispetto ad altre occasioni.

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Banega viene espulso per doppia ammonizione: la prima è un vero “giallo” perché nessuno se ne accorge, ma l’ex Siviglia era stato sanzionato per proteste dopo un fallo al limite dell’area fischiato a Felipe Melo. La seconda è inevitabile per un fallo tattico che ferma Alex Sandro lanciato in velocità. Infine, Handanovic anticipa Khedira con un’uscita provvidenziale: il tedesco arriva con un attimo di ritardo dopo che lo sloveno aveva già smanacciato il pallone. Corretto il fallo in attacco.

Fiorentina-Roma 1-0 (arbitro Rizzoli)

Manca un rigore in favore dei giallorossi al 29′ del primo tempo. Sul lancio di De Rossi per Dzeko, Tomovic frana incautamente sul bosniaco con il ginocchio.

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Nella ripresa, invece è da annullare la rete decisiva di Badelj. Kalinic, in posizione di fuorigioco al momento del tiro del centrocampista, è sulla traiettoria della conclusione tanto da allargare le gambe e ingannare Szczesny. “Ostruisce chiaramente la linea di visione del portiere?”: la dicitura dell’IFAB crea confusione, ma non deve concedere alibi che possano stravolgere la regola.

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Rizzoli eletto miglior arbitro di Euro 2016: è ancora suo il Premio Campanati

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Dal Brasile alla Francia un unico verdetto: il numero uno degli arbitri a livello internazionale è Nicola Rizzoli che si aggiudica anche la seconda edizione del Premio Campanati, istituito per la prima volta in occasione dei Mondiali 2014 per ricordare Giulio Campanati, arbitro internazionale, presidente dell’AIA dal 1972 al 1990, dirigente benemerito della FIGC e componente delle commissioni arbitrali della FIFA e della UEFA dal 1968 al 1992, scomparso nell’ottobre 2011.

Ad assegnare il riconoscimento in memoria dell’indimenticato ‘Presidentissimo’ una giuria di qualità, composta da dirigenti, ex arbitri internazionali e giornalisti sportivi. Per l’architetto di Mirandola è l’ennesimo traguardo di una carriera prestigiosa ma, se in Brasile le sue eccellenti prestazioni avevano visto protagonisti gli assistenti Andrea Stefani e Renato Faverani, in Francia non si può fare a meno di menzionare Elenito Di Liberatore e Mauro Tonolini per lo straordinario apporto fornito, insieme agli addizionali Damato e Orsato, nell’arco delle quattro gare dirette dal team arbitrale italiano: nella fase a gironi Inghilterra-Russia e Portogallo-Austria quindi l’ottavo tra Francia e Irlanda e, infine, la semifinale Germania-Francia.

Quattro ottime prestazioni che hanno riconfermato le qualità del fischietto bolognese che in passato era stato scelto dall’Iffhs (Federazione internazionale di storia e statistica del calcio) come miglior arbitro del mondo nel 2014 e nel 2015. A Rio, due anni fa, era stato il terzo fischietto italiano scelto per dirigere una finale dei Mondiali, dopo Sergio Gonella (1978) e Pierluigi Collina (2002): questa volta l’apice è stata la semifinale tra i campioni del mondo in carica e i padroni di casa ma – non ce ne voglia l’inglese Clattenburg – Nicola Rizzoli è stato giudicato il migliore direttore di gara di Euro 2016 con pieno merito.

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Violenze contro gli arbitri in costante aumento: il bilancio di una stagione disastrosa

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Terminati gli Europei francesi, è il momento di proiettarsi alla prossima stagione sportiva, ma per farlo bisogna necessariamente fare i conti con quella che si è da poco conclusa. 681, seicentottantuno (scritto anche in lettere magari rende meglio l’idea) sono stati gli episodi di violenza ai danni degli ufficiali di gara. Un dato spaventoso se pensiamo che nel 2014-15 c’era stato un incremento di quasi il doppio dei casi rispetto all’annata precedente che lasciava quantomeno sperare in una diminuzione nel 2015-16. Niente di più illusorio, anzi… I numeri non solo sono confermati, ma addirittura peggiorati. Le violenze contro gli arbitri costituiscono un fenomeno in costante aumento, una guerra che la FIGC deve decidersi a combattere rendendo operative quelle sanzioni prima stabilite con fermezza e poi riposte nel cassetto per troppo tempo.

L’analisi storica

Prendiamo in esame i dati ufficiali derivanti dall’analisi elaborata dall’Osservatorio Violenza dell’Associazione Italiana Arbitri, coordinato da Filippo Antonio Capellupo. Da ottobre a febbraio le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili: pugni, calcioni alle spalle, sputi, schiaffi, ginocchiate nei confronti degli ufficiali di gara hanno riempito le pagine di cronaca e spesso i colpevoli si vantavano delle loro malefatte sui social network ricevendo ampi consensi. Il calcio si sviluppa in un contesto d’ignoranza in cui i primi a minimizzare questi comportamenti sono i tesserati, dirigenti e allenatori (talvolta anch’essi protagonisti di aggressioni) o peggio ancora i genitori, coloro che dovrebbero insegnare l’educazione e il rispetto ai loro figli e invece li caricano di pressioni e di aspettative nella speranza di aver concepito il Buffon della Brianza o il Cristiano Ronaldo del casertano.

MESE 2013-14 2014-15 2015-16
Luglio 1 2 1
Agosto 1 0 2
Settembre 16 16 19
Ottobre 23 50 62
Novembre 37 87 101
Dicembre 39 57 82
Gennaio 44 56 102
Febbraio 60 75 111
Marzo 77 87 71
Aprile 35 94 85
Maggio 40 70 44
Giugno 2 6 1
Totale 375 600 681

 

Tipologie, responsabili e analisi per categorie

I casi vengono registrati in base a quattro tipologie: violenza grave, quando l’arbitro si reca al pronto soccorso per le cure mediche e ha la facoltà di denunciare chi lo ha aggredito; violenza fisica, che è ugualmente grave, ma il direttore di gara non si reca in ospedale; violenza tentata, che si riferisce a episodi di spintoni, manate, trattenute; violenza morale, categoria in cui rientrano le ingiurie razziali e sessuali, e gli sputi. Dei 681 episodi (circa 13 alla settimana) 465 hanno visto protagonisti i calciatori, seguiti dai dirigenti – a conti fatti il 95% degli aggressori è composto dai tesserati – e da estranei. In qualche circostanza a dare il cattivo esempio ci hanno pensato addirittura gli assistenti di parte, presenti nelle categorie minori in cui questo ruolo è affidato a persone riconducibili alle società. Le categorie più violente sono Seconda Categoria (179), Prima Categoria (106) e Terza Categoria (99), ma a lanciare l’allarme sono le cifre dei campionati giovanili che, dagli Esordienti agli Juniores, passando per Giovanissimi e Allievi, toccano complessivamente quota 165 a confermare per l’ennesima volta la sottocultura di questo sport.

RESPONSABILI Morale Tentata Fisica Fisica grave
Calciatori 41 (6%) 55 (8%) 242 (34%) 127 (18%)
Dirigenti 30 (4%) 33 (5%) 90 (13%) 48 (7%)
Estranei 2 (0%) 3 (0%) 21 (3%) 17 (2%)

Si consideri che ogni episodio può vedere coinvolti più soggetti

Il dato geografico

Di fine settimana dedicati alla violenza contro gli arbitri, con l’inizio delle gare ritardato in segno di protesta, ne abbiamo contati parecchi salvo poi dover registrare altri direttori di gara al pronto soccorso, come nel lecchese, o altri pugni costati per esempio tre anni di squalifica a un giocatore del Marciana Marina proprio in quei weekend contraddistinti da slogan di pura apparenza. La “maglia nera” appartiene alla Sicilia con le sue 152 follie per un totale di 181 anni di squalifiche e inibizioni a calciatori, allenatori e dirigenti dalla Seconda Categoria all’Eccellenza per minacce e aggressioni agli arbitri. Il rischio, però, è che le pene vengano ridotte con appelli che fanno sconti neanche fossero i saldi a gennaio in un clima generale di amnistia che a fine stagione pareggia i conti “all’italiana”. Il 17 dicembre 2014, infatti, il Consiglio federale aveva varato norme molto severe obbligando le società a rispondere dell’operato dei loro tesserati: la condotta violenta di calciatori o dirigenti avrebbe comportato il pagamento delle spese arbitrali da parte dei club d’appartenenza, con una somma da versare al Fondo di Solidarietà dell’AIA. Una somma determinata dal costo medio di una gara (dai 700 euro della Serie D ai 35 dei Giovanissimi Provinciali) moltiplicato per il numero di partite casalinghe: una società di Prima Categoria sarebbe costretta a sborsare 1050 euro, una di Eccellenza 3150 euro, una di Serie D 10500 euro e così via. E in caso di mancato pagamento scatterebbe la non ammissione al campionato successivo.

REGIONE Lug Ago Set Ott Nov Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Totale
Abruzzo 0 0 2 2 3 6 5 2 3 3 2 0 28
Basilicata 0 0 0 0 1 1 1 0 1 1 0 0 5
Calabria 0 0 0 5 11 9 17 14 10 11 2 0 79
Campania 0 0 0 2 8 8 8 16 7 9 5 0 63
CPA Bolzano 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 2
CPA Trento 0 1 1 0 1 0 0 0 0 0 1 0 4
E. Romagna 0 0 3 5 5 2 8 6 4 7 5 0 45
Friuli V.G. 1 0 1 1 1 0 0 1 0 0 4 0 9
Lazio 0 0 1 9 14 10 11 15 6 1 4 0 71
Liguria 0 0 0 1 4 1 1 1 0 3 2 0 13
Lombardia 0 0 3 10 4 3 0 5 5 5 4 0 39
Marche 0 0 0 0 1 3 4 2 0 1 0 0 11
Molise 0 0 0 2 4 0 1 4 2 2 2 1 17
Piemonte/V.A. 0 0 1 3 5 7 1 7 3 2 3 0 33
Puglia 0 0 0 1 3 0 4 3 2 1 0 0 14
Sardegna 0 0 0 1 2 1 4 3 5 12 1 0 29
Sicilia 0 0 4 10 21 27 32 19 17 19 3 0 152
Toscana 0 0 1 4 4 2 0 5 3 3 0 0 22
Umbria 0 0 0 1 4 2 0 3 1 1 0 0 12
Veneto 0 1 2 5 4 0 5 5 2 4 5 0 33
Totale 1 2 19 62 101 82 102 111 71 85 44 1 681

 

Gli interrogativi

Le minacce del presidente dell’AIA, Marcello Nicchi, di bloccare i campionati fermando l’attività arbitrale hanno ottenuto solo quest’anno qualche risultato grazie alla modifica approvata dal Consiglio federale del 27 gennaio 2016 all’art. 16 del Codice di giustizia sportiva, con l’introduzione del comma 4 bis, e al Comunicato Ufficiale n. 305/A della FIGC pubblicato lo scorso 11 marzo con l’attuazione della riforma che ha consentito ai Giudici Sportivi di inserire nei comunicati una dicitura speciale per i casi più gravi di squalifica. La Federazione ha istituito un Ufficio preposto alla verifica di applicazione del Comunicato Ufficiale n. 104/A (quello del 17 dicembre 2014, per intenderci) per la riscossione delle sanzioni pecuniarie, ma è presto per cantare vittoria. Se da marzo in poi, infatti, abbiamo notato (leggasi l’analisi storica) un decremento è da escludere che l’attuazione della riforma abbia inciso su di esso in così breve tempo. Sarà, invece, fondamentale la stagione sportiva 2016-17 per capire se il deterrente funziona, anche se spetta alla FIGC tutelare gli arbitri. Come? Attuando le riforme non solo sulla carta ma nei fatti perché se le società, già vessate dalle spese fisse, dovessero effettivamente scucire tali somme per gravi intemperanze dei propri tesserati, i violenti verrebbero emarginati. Restano, però, degli interrogativi:

  1. Queste pene pecuniarie verranno pagate sul serio?
  2. Se sì, chi le pagherà?

Di fronte alla resistenza di chi si astenne quando furono varate le nuove norme come la Lega Nazionale Dilettanti – dove di soldi non ne girano poi molti come ben sa Carlo Tavecchio, ex presidente della LND – non è da escludere che la Federazione stessa possa pagare per conto delle società pur di non pregiudicare il regolare svolgimento dei campionati a causa della mancata iscrizione delle squadre. Insomma, nel teatro dell’assurdo a recitare il ruolo di vittima sarebbe ancora una volta l’arbitro di provincia, solitamente un ragazzo poco più grande dei calciatori che arbitra e che manda avanti il giocattolo, ben lontano dalle tutele e dai riflettori di quella Serie A che vedrà soltanto in tv o allo stadio, da spettatore qualunque.

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