“Arbitro, non è angolo”: a Galano il primo cartellino verde

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La settima giornata del campionato di Serie B 2016-2017 verrà ricordata per il primo cartellino verde assegnato dall’arbitro Marco Mainardi all’attaccante del Vicenza Cristian Galano in occasione della gara Virtus Entella-Vicenza. All’8’ minuto del secondo tempo l’arbitro fischia un calcio d’angolo a favore del Vicenza, ma Galano segnala che il pallone non ha subito alcuna deviazione, trattandosi quindi di rimessa dal fondo a favore della squadra avversaria.

Il significativo gesto di lealtà e correttezza di Cristian Galano, nella sua semplicità e con il suo valore, arricchisce una stagione iniziata nel migliore dei modi, con l’aumento costante del numero degli spettatori sugli spalti, del pubblico televisivo e soprattutto della correttezza come dimostra il numero di espulsioni, il più basso delle ultime sette stagioni con un -48,5% rispetto allo scorso campionato e addirittura un -58% in relazione al 2014/15. Andrea Abodi ha reagito così alla notizia:

Questo primo cartellino verde assegnato a un nostro calciatore rappresenta un momento simbolico di grande valore del campionato degli italiani e della vita associativa della Lega B. Il nostro impegno per un calcio vero, pulito, corretto e credibile ha bisogno anche di questi esempi che dimostrano la capacità di coniugare agonismo e rispetto, attraverso la collaborazione con gli arbitri

Il cartellino verde è un riconoscimento istituito la scorsa stagione dalla Lega B, in collaborazione con l’AIA e la CAN B, finalizzato a segnalare al termine delle partite gesti non ordinari, ma speciali ed esemplari dei quali si rendano protagonisti positivi i tesserati sui terreni di gioco del secondo campionato professionistico nazionale. La procedura è semplice: la segnalazione dell’eventuale gesto di sportività viene indicata dal direttore di gara al termine di ognuna delle gare ufficiali del campionato di Serie B attraverso uno specifico modulo fornito dalla LNPB e consegnato al delegato di Lega presente in campo. Il tesserato, l’allenatore o il dirigente che nella stagione sportiva riceverà il maggior numero di cartellini verdi risulterà assegnatario del “Premio Cartellino Verde”.

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Come la Var avrebbe salvato Guida in Milan-Sassuolo

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E’ stata una giornata storica per la Serie A. La sperimentazione della Video Assistenza Arbitrale, rigorosamente in modalità off-line, è entrata nel nostro calcio. Altrove è già stata utilizzata con successo. A San Siro sarebbe servita.

Pescara-Chievo 0-2 (arbitro Manganiello)

Nel recupero viene annullata giustamente una rete al Pescara: Campagnaro è in fuorigioco.

Udinese-Lazio 0-3 (arbitro Russo)

Regolare il raddoppio di Keita: il senegalese è perfettamente in linea con Danilo sull’assist di Felipe Anderson. Sul 3-0 per la Lazio, Hoedt rischia fermando Perica in area: intervento negligente, c’erano gli estremi per un calcio di rigore a favore dei friulani.

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Empoli-Juventus 0-3 (arbitro Mazzoleni)

Dybala va a terra in avvio, ma è lui che commette irregolarità in partenza aiutandosi con il braccio. Prima dell’intervallo c’è un episodio molto curioso: Mazzoleni tocca inavvertitamente Tello e gli fa perdere l’equilibrio. Pjanic potrebbe approfittarne per alimentare l’azione d’attacco della Juve, ma l’arbitro di Bergamo fischia fallo facendo riprendere il gioco con una punizione a favore dell’Empoli.

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https://twitter.com/AlDinoDinoia/status/782541797830627328

Peccato che l’arbitro influisca quanto un palo o una bandierina: Mazzoleni non doveva fermare il gioco e, inoltre, se proprio volessimo considerare l’interferenza esterna, avrebbe dovuto farlo riprendere con una rimessa da parte sua. Al 53’ Tello interviene in gioco pericoloso su Pjanic che cade accentuando le conseguenze di una gamba alta che c’è, ma che non arriva a contatto con il bosniaco.

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I toscani aggrediscono Pjanic accusandolo di simulazione e Bellusci gli mette le mani al collo: Mazzoleni gli risparmia richiamo e cartellino.

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Due casi di fuorigioco: non visto quello di Khedira nel primo tempo (il tedesco prende la traversa sotto porta), corretto fermare Cuadrado nella ripresa (Higuain segna a gioco fermo).

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Atalanta-Napoli 1-0 (arbitro Rizzoli)

Gara sempre sotto controllo da parte di Rizzoli che ammonisce sei giocatori (tre per parte).

Bologna-Genoa 0-1 (arbitro Maresca)

Non convince la gestione dei cartellini di Maresca al Dall’Ara. Il Genoa subisce due ammonizioni nella stessa azione: sulla prima entrata di Gentiletti l’arbitro concede il vantaggio e poi interrompe il gioco per estrarre il giallo a Veloso che ferma una promettente azione avversaria stendendo da dietro Verdi in scivolata: il rosso diretto, che avremmo visto in campo internazionale, sarebbe stato corretto.

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Giusto annullare il gol di Lazovic perché Rigoni, autore dell’assist, è in posizione irregolare. Juric viene allontanato per proteste e Gastaldello subisce il giallo per proteste, dà del matto all’arbitro e si vede sventolare il rosso. Severo, invece, il secondo giallo di Gentiletti che si aiuta con un braccio per fermare Destro spalle alla porta.

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Eccessiva anche l’espulsione di Dzemaili: l’entrata decisa su Ninkovic poteva essere sanzionata con il giallo.

Cagliari-Crotone 2-1 (arbitro Giacomelli)

Intervento di Ceppitelli su Rohden in area: lo svedese cade senza subire fallo, giusto lasciar correre.

Sampdoria-Palermo 1-1 (arbitro Mariani)

Proteste della Sampdoria per un presunto fallo di mano di Goldaniga in area: il cross di Muriel è ravvicinato, giusto propendere per l’involontarietà. Nel finale espulso Gazzi: rimedia il secondo giallo per un’entrata in ritardo su Schick, niente da eccepire.

Milan-Sassuolo 4-3 (arbitro Guida)

Da una cabina predisposta al Meazza, hanno toccato con mano l’importanza della Var gli arbitri Di Bello e Doveri, il designatore della CAN A Messina e quello della UEFA, Collina, che non hanno però potuto aiutare Guida. Annullare il gol di Adjanpong (ammonito per comportamento antisportivo) è giusto: il braccio è largo e va a cercare il pallone. L’ancata di De Sciglio a Politano non merita la massima punizione, ma sempre al 32’ Donnarumma si fa soffiare il pallone dallo stesso Politano e lo abbatte con una manata: manca un rigore al Sassuolo e un giallo al portiere; qui la Var (utilizzabile per gol, rigori, rossi e scambi di persona) avrebbe aiutato.

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Il rigore dato al Milan non c’è: è Niang che trattiene Lirola per la maglia per poi lasciarsi cadere.

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Sul gol di Paletta Bacca è in posizione geografica di fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Proteste anche nel finale, ma non c’è fallo di De Sciglio su Acerbi in area. La Var interviene per errori evidenti e non sarebbe intervenuta su ciò che accade al termine del primo tempo: l’arbitro non fischia una punizione al Sassuolo e sulla ripartenza del Milan manda tutti negli spogliatoi. Il tempo era scaduto da una manciata di secondi: Montella s’infuria, si fa allontanare e segue la ripresa dalla tribuna.

Torino-Fiorentina 2-1 (arbitro Calvarese)

Va meglio a Irrati che insieme a Rosetti, project leader della Var in Italia, valuta l’operato di Calvarese in un pullman all’esterno dello stadio Grande Torino. Sul gol del vantaggio granata il tocco di mano di Iago Falque è difficile da giudicare: l’arbitro propende per l’involontarietà e la tecnologia non l’avrebbe potuto smentire. Bisogna piuttosto stabilire quanto si debba riavvolgere il nastro in casi del genere: la presunta irregolarità avviene a inizio azione, ma non si hanno linee guida precise su quanto si debba tornare indietro. L’azione poi prosegue e sul tiro di Iago c’è Belotti in fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Rossettini rischia di provocare un rigore su Kalinic in avvio: il difensore frana sulla gamba sinistra del croato.

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Manca un rigore anche al Torino: Belotti cade due volte; la prima volta si rialza nonostante il chiaro fallo di Milic, la seconda viene toccato da Zarate sotto gli occhi dell’addizionale, figura che con la Var non ci sarà più.

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Roma-Inter 2-1 (arbitro Banti)

Corrette le ammonizioni comminate a Santon, Ansaldi e Juan Jesus. Regolari i gol di Dzeko, dietro la linea del pallone su assist di Bruno Peres, e di Banega, innescato da Icardi. Promossi gli assistenti Di Fiore e Crispo.

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La moviola della sesta giornata di Serie A

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Palermo-Juventus 0-1 (arbitro Valeri)

Primo tempo non semplice da gestire per Valeri che estrae 6 gialli (3 per parte) in 35 minuti: corrette le sue valutazioni. Nella ripresa, viene annullato un gol a Mandzukic che è in fuorigioco sulla punizione battuta da Dani Alves: attento l’assistente La Rocca.

Napoli-Chievo 2-0 (arbitro Di Bello)

Nel primo tempo è regolare la posizione di Hamsik sull’assist di Insigne in occasione del secondo gol. Al 73′ Floro Flores s’invola verso la porta partenopea e cade in area di rigore: Reina non lo tocca mentre il contrasto con Koulibaly è solo accennato e il difensore non commette alcun intervento negligente. Fa bene l’arbitro a sorvolare.

Torino-Roma 3-1 (arbitro Tagliavento)

Corretti entrambi i rigori fischiati da Tagliavento nel giro di due minuti. Bruno Peres sgambetta Belotti in area, dall’altra parte De Silvestri lo imita, una volta saltato da Perotti, anche se il contatto è meno vistoso del precedente. Interventi ingenui e rigori sacrosanti.

Genoa-Pescara 1-1 (arbitro Irrati)

Dopo 11 minuti il Genoa protesta: Ocampos devia a centro area un pallone proveniente dalla destra e c’è una respinta sulla linea di porta da parte di Zampano. Il difensore degli abruzzesi tira via il pallone dalla rete con la mano deliberatamente, come sottolineano i replay. Irrati e l’addizionale Russo non se ne avvedono. Doveva essere concesso un rigore al Genoa mentre Zampano andava sanzionato con il rosso per aver impedito la segnatura della rete ai rossoblù.

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In un caso del genere può scattare la prova televisiva, ma il Giudice Sportivo dovrà ritenere sufficientemente chiare le immagini a disposizione. Il Grifone chiude la gara nuovamente in 9 (e il Pescara nuovamente in 11 contro 9): Edenilson commette un fallo tattico su Mitrita fermando una promettente azione avversaria, poi stende da dietro Caprari. Il doppio giallo è condivisibile. La seconda espulsione nasce da una spinta di Benali su Pandev, non ravvisata da Irrati: il fallo è evidente.

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Pandev si lascia, però, scappare una parola di troppo e viene punito con il rosso diretto.

Inter-Bologna 1-1 (arbitro Celi)

Sul punteggio di 0-1, Torosidis intercetta un cross di Candreva: il pallone gli sbatte prima sul piede sinistro e poi sul braccio in maniera assolutamente casuale. Giusto non ravvisare nessuna irregolarità. Perisic è in posizione regolare in occasione del diagonale vincente dell’1-1: sul lancio di Candreva, Maietta lo tiene in gioco con un piede. Valutazione non banale per l’assistente Cariolato.

Lazio-Empoli 2-0 (arbitro Fabbri)

Fabbri gestisce bene un match corretto. Nel secondo tempo viene fermato Immobile dall’assistente Valeriani per un off-side che non c’era.

Sassuolo-Udinese 1-0 (arbitro Doveri)

C’è una rete annullata all’Udinese al 94’: sul cross in area Perica colpisce di testa affossando Peluso. La spinta dell’attaccante dei friulani è netta: giusto l’annullamento della rete.

Fiorentina-Milan 0-0 (arbitro Orsato)

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Al 16’ del primo tempo viene graziato Paletta: il difensore abbraccia Kalinic vistosamente in area per poi colpirlo sul labbro con una manata; manca un rigore a favore della Fiorentina.

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Orsato concede, invece, al 23’ il penalty alla Viola per la trattenuta di Calabria sulla spalla di Borja Valero: Ilicic parte in posizione regolare e mette il pallone in mezzo, il terzino strattona il centrocampista spagnolo e l’arbitro vede bene. Corretta anche l’ammonizione, dato che trattenute e spinte non rientrano nella modifica della regola della tripla sanzione, ma in questo caso manca un requisito fondamentale per configurare la chiara occasione da gol: il possesso del pallone che non era già più nella disponibilità di Borja Valero. All’ultimo minuto c’è un episodio che manda su tutte le furie il Milan: Luiz Adriano, appena oltre la linea mediana, parte in posizione regolare sul lancio di Locatelli e s’invola verso la porta.

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Tomovic lo stende da dietro e non colpisce il pallone, come Orsato spiega a più riprese giustificando la sua decisione.

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Il fallo è fuori area per pochi centimetri: ai rossoneri andava assegnato un calcio di punizione dal limite mentre Tomovic meritava il rosso diretto per l’evidente opportunità di segnare una rete negata.

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Fosse stato in area? A quel punto sarebbero scattati il rigore e il giallo in base al nuovo regolamento, dato che il serbo aveva tentato di intervenire sul pallone senza tuttavia riuscirci.

Pugno duro contro le bestemmie: 3 allenatori squalificati in 3 giornate

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Tre casi in nove giorni

Il vento sta cambiando e le ultime tre giornate di campionato tra Serie A e Serie B evidenziano un dato: tre tecnici sono stati squalificati per “avere proferito un’espressione blasfema”. Nello specifico si tratta di:

  • Rolando Maran, allenatore del Chievo, che nel match contro la Lazio “veniva chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva espressione blasfema, articolata in due locuzioni, individuabili dal labiale senza margini di ragionevole dubbio”.
  • Moreno Longo, mister della Pro Vercelli, per aver “al termine della gara (Spezia-Pro Vercelli, ndr), nel tunnel che adduce agli spogliatoi, contestato una decisione arbitrale proferendo espressioni blasfeme”.
  • Serse Cosmi, tecnico del Trapani, “per avere, al 44° del secondo tempo (di Trapani-Spezia, ndr), proferito un’espressione blasfema; infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale”.

Cosa dice il regolamento

Se tre indizi fanno una prova, è facile constatare che la soglia di tolleranza nei confronti di chi bestemmia si sia notevolmente abbassata da parte della Giustizia Sportiva. La Guida Pratica dell’AIA, in riferimento alla Regola 12, specifica al punto 52 che debba essere punita con l’espulsione o l’allontanamento ogni condotta che comporti offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo (colore, religione, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, …) o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di un linguaggio o di gestualità osceni, volgari irrispettosi, come pure di espressioni blasfeme deve essere considerato rientrare in detta previsione normativa. Al verificarsi di tali infrazioni, constatate direttamente o su segnalazione di un altro ufficiale di gara, l’arbitro deve espellere (se calciatore) o allontanare dal recinto di gioco il responsabile.

E’ cambiato il Giudice Sportivo: i calciatori si devono preoccupare?

La regola è chiara e conosciuta a ogni livello, dal calcio dilettantistico a quello professionistico, ma il segnale potrebbe essere riconducibile al cambio dei vertici voluto da Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, per riformare il sistema giudiziario sportivo. Dopo 10 lunghi anni, infatti, Giampaolo Tosel, finito nell’occhio del ciclone al termine della scorsa stagione per la sentenza Higuain (4 giornate di squalifica poi ridotte a 3) anticipata ai microfoni di Radio Marte, ha visto terminare il suo mandato. Al suo posto è stato nominato Giudice Sportivo della Lega di Serie A Gerardo Mastrandrea, figura giuridica di rilievo che ha ricoperto anche in ambito politico ruoli importanti. Tra gli altri è stato il presidente della Corte Sportiva di Appello Nazionale, il presidente della Corte Federale d’Appello e il presidente della Corte di Giustizia Federale presso la FIGC. Al momento della sua nomina, avvenuta proprio alla vigilia della terza giornata di campionato (Chievo-Lazio), Mastrandrea ha affermato: “Cercheremo di fare bene il nostro lavoro per contribuire a un sistema più moderno ed efficiente che ha bisogno di regole e rigore”. Finora ha mantenuto le promesse così come il collega Emilio Battaglia della Lega di Serie B. Resta da appurare se questo rigore verrà applicato anche nei confronti dei calciatori, una misura quasi impossibile da attuare perché comporterebbe un numero record di espulsioni e la conclusione di molte partite ben prima del 90′. Ma sulla linea sottile tra norme e buonsenso, il regolamento è uno e vale per tutte le componenti.

La moviola della 4a giornata di Serie A

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Sampdoria-Milan 0-1 (arbitro Irrati)

Direzione di gara complessa per Irrati. Nel finale di primo tempo lo aiuta Manganelli che coglie il fallo di mano di Lapadula sulla punizione di Muriel: corretto il giallo. Linetty rischia di provocare un rigore su Suso, ma il contatto avviene fuori area: manca in ogni caso una punizione dal limite.

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Barreto segna un gol regolare sfiorando la sfera su assist di Torreira: non era in fuorigioco, come si evince dal fotogramma. Montolivo è in linea con Muriel e tiene ampiamente in gioco il paraguaiano.

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Pereira aggancia in area Bonaventura: il Milan reclama giustamente un rigore non concesso. In precedenza giusto sorvolare su quello reclamato da Niang per un contrasto spalla a spalla.

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Nel recupero c’è una serie di abbracci in area rossonera: quello più vistoso è tra Locatelli e Torreira, ma non basta a giustificare un rigore. Una riflessione merita l’annullamento del gol di Muriel: il colombiano prima di calciare a rete si aiuta con il braccio e il tocco è evidente, ma involontario. Il pallone gli carambola sul braccio dopo l’intervento di Abate: la tendenza è punire gli attaccanti e perdonare i difensori. Il regolamento, però, è uno e non prevede disparità.

Lazio-Pescara 3-0 (arbitro Maresca)

Fuorigioco palese di Immobile sul gol annullato alla Lazio. Giusta la concessione del rigore al 33′ del primo tempo per il contatto in area biancoceleste tra Bastos, ammonito nell’occasione per aver interrotto un’azione significativa, e Caprari. Memushaj sbaglia dal dischetto. Il pugno di Campagnaro a Radu è passibile di prova televisiva: sarebbe stato da rosso e anche da rigore dato che il pallone era in gioco, ma nessun componente del team arbitrale ha ravvisato la scorrettezza.

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Napoli-Bologna 3-1 (arbitro Doveri)

Al 35′ del secondo tempo Krafth viene espulso per aver negato una chiara occasione da rete a Zielinski. L’ex Empoli si sarebbe trovato da solo davanti a Da Costa e uno dei parametri che soddisfa questa regola, che per i falli fuori area non è cambiata, è la direzione: in questo caso Zielinski è diretto verso la porta. Corretta la decisione di Doveri.

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Udinese-Chievo 1-2 (arbitro Pairetto)

Il Chievo ribalta il risultato con due gol regolari. Non c’è fuorigioco di Castro, che tocca il pallone con il fianco e non con il braccio, e nemmeno di Cacciatore in extremis. Floro Flores cade in area friulana, ma la trattenuta di Danilo è appena accennata e non meritevole della massima punizione.

Cagliari-Atalanta 3-0 (arbitro Fabbri)

In avvio Joao Pedro viene lanciato verso la porta, ma Berisha non trova il pallone e lo abbatte in uscita. Al Cagliari manca un rigore perché al momento del contatto il pallone, poi finito sul fondo, era ampiamente in gioco.

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Non c’era, invece, quello assegnato all’Atalanta: il fallo (netto) di Pisacane su Gomez era appena fuori area.

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Il rigore sbagliato da Paloschi andava ripetuto: Rafael è ben oltre la linea di porta al momento del tiro e andava anche ammonito.

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Crotone-Palermo 1-1 (arbitro Celi)

Nulla da eccepire sul gol del Crotone. Trotta scatta in posizione regolare e spinge in rete un pallone toccato da Rajkovic, intervenuto “alla disperata” su Falcinelli. L’allontanamento di Possanzini (vice di De Zerbi) dalla panchina del Palermo è dovuto a un’esultanza giudicata eccessiva dopo la rete del pareggio.

Sassuolo-Genoa 2-0 (arbitro Gavillucci)

Al 22′ Rigoni porta avanti il Genoa su sponda di Gakpé, ma l’arbitro annulla correttamente per una spinta di Pavoletti su Pellegrini. Nella ripresa giusta l’assegnazione del calcio di rigore al Sassuolo. Evidente il fallo commesso da Pavoletti che aggancia il piede destro di Defrel: intervento onesto a cercare il pallone quindi da giallo come prevede il nuovo regolamento, nonostante la chiara occasione da gol. Veloso si fa espellere nel finale: prima entra con il piede a martello su Matri e viene ammonito, poi manda l’arbitro a quel paese e incassa il rosso diretto.

Torino-Empoli 0-0 (arbitro Chiffi)

Chiffi è attento. Nel primo tempo i toscani reclamano un rigore per un tocco con il braccio di Molinaro, aderente al corpo, sul cross di Tello. Dall’altra parte, Obi cade dopo un leggero contato con Dioussé. Fa bene Chiffi a lasciar correre.

Inter-Juventus 2-1 (arbitro Tagliavento)

I riflettori della giornata erano tutti sul derby d’Italia, ma Tagliavento nel complesso supera la prova. In avvio, Khedira viene fermato per un fuorigioco che non c’è (Santon è in linea), ma il tedesco si era allungato il pallone favorendo il recupero di Handanovic. A inizio ripresa, l’arbitro di Terni ammonisce Medel che proclama la sua innocenza: in effetti è D’Ambrosio che, con un chiaro intervento imprudente su Alex Sandro, meritava il cartellino giallo. Con il Var si sarebbe trattato di scambio di persona?

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Nella ripresa, l’Inter chiede la seconda ammonizione ai danni di Lichtsteiner. Da quest’anno non vige più la regola del giallo ai danni di chi interrompe un passaggio tra due avversari. Va sventolato, invece, in caso di azione significativa, cosa che non riguarda tale episodio. Chiellini rischia allargando il braccio per ostacolare Icardi in area: situazione al limite, Tagliavento si dimostra meno rigido rispetto ad altre occasioni.

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Banega viene espulso per doppia ammonizione: la prima è un vero “giallo” perché nessuno se ne accorge, ma l’ex Siviglia era stato sanzionato per proteste dopo un fallo al limite dell’area fischiato a Felipe Melo. La seconda è inevitabile per un fallo tattico che ferma Alex Sandro lanciato in velocità. Infine, Handanovic anticipa Khedira con un’uscita provvidenziale: il tedesco arriva con un attimo di ritardo dopo che lo sloveno aveva già smanacciato il pallone. Corretto il fallo in attacco.

Fiorentina-Roma 1-0 (arbitro Rizzoli)

Manca un rigore in favore dei giallorossi al 29′ del primo tempo. Sul lancio di De Rossi per Dzeko, Tomovic frana incautamente sul bosniaco con il ginocchio.

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Nella ripresa, invece è da annullare la rete decisiva di Badelj. Kalinic, in posizione di fuorigioco al momento del tiro del centrocampista, è sulla traiettoria della conclusione tanto da allargare le gambe e ingannare Szczesny. “Ostruisce chiaramente la linea di visione del portiere?”: la dicitura dell’IFAB crea confusione, ma non deve concedere alibi che possano stravolgere la regola.

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Rizzoli eletto miglior arbitro di Euro 2016: è ancora suo il Premio Campanati

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Dal Brasile alla Francia un unico verdetto: il numero uno degli arbitri a livello internazionale è Nicola Rizzoli che si aggiudica anche la seconda edizione del Premio Campanati, istituito per la prima volta in occasione dei Mondiali 2014 per ricordare Giulio Campanati, arbitro internazionale, presidente dell’AIA dal 1972 al 1990, dirigente benemerito della FIGC e componente delle commissioni arbitrali della FIFA e della UEFA dal 1968 al 1992, scomparso nell’ottobre 2011.

Ad assegnare il riconoscimento in memoria dell’indimenticato ‘Presidentissimo’ una giuria di qualità, composta da dirigenti, ex arbitri internazionali e giornalisti sportivi. Per l’architetto di Mirandola è l’ennesimo traguardo di una carriera prestigiosa ma, se in Brasile le sue eccellenti prestazioni avevano visto protagonisti gli assistenti Andrea Stefani e Renato Faverani, in Francia non si può fare a meno di menzionare Elenito Di Liberatore e Mauro Tonolini per lo straordinario apporto fornito, insieme agli addizionali Damato e Orsato, nell’arco delle quattro gare dirette dal team arbitrale italiano: nella fase a gironi Inghilterra-Russia e Portogallo-Austria quindi l’ottavo tra Francia e Irlanda e, infine, la semifinale Germania-Francia.

Quattro ottime prestazioni che hanno riconfermato le qualità del fischietto bolognese che in passato era stato scelto dall’Iffhs (Federazione internazionale di storia e statistica del calcio) come miglior arbitro del mondo nel 2014 e nel 2015. A Rio, due anni fa, era stato il terzo fischietto italiano scelto per dirigere una finale dei Mondiali, dopo Sergio Gonella (1978) e Pierluigi Collina (2002): questa volta l’apice è stata la semifinale tra i campioni del mondo in carica e i padroni di casa ma – non ce ne voglia l’inglese Clattenburg – Nicola Rizzoli è stato giudicato il migliore direttore di gara di Euro 2016 con pieno merito.

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Violenze contro gli arbitri in costante aumento: il bilancio di una stagione disastrosa

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Terminati gli Europei francesi, è il momento di proiettarsi alla prossima stagione sportiva, ma per farlo bisogna necessariamente fare i conti con quella che si è da poco conclusa. 681, seicentottantuno (scritto anche in lettere magari rende meglio l’idea) sono stati gli episodi di violenza ai danni degli ufficiali di gara. Un dato spaventoso se pensiamo che nel 2014-15 c’era stato un incremento di quasi il doppio dei casi rispetto all’annata precedente che lasciava quantomeno sperare in una diminuzione nel 2015-16. Niente di più illusorio, anzi… I numeri non solo sono confermati, ma addirittura peggiorati. Le violenze contro gli arbitri costituiscono un fenomeno in costante aumento, una guerra che la FIGC deve decidersi a combattere rendendo operative quelle sanzioni prima stabilite con fermezza e poi riposte nel cassetto per troppo tempo.

L’analisi storica

Prendiamo in esame i dati ufficiali derivanti dall’analisi elaborata dall’Osservatorio Violenza dell’Associazione Italiana Arbitri, coordinato da Filippo Antonio Capellupo. Da ottobre a febbraio le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili: pugni, calcioni alle spalle, sputi, schiaffi, ginocchiate nei confronti degli ufficiali di gara hanno riempito le pagine di cronaca e spesso i colpevoli si vantavano delle loro malefatte sui social network ricevendo ampi consensi. Il calcio si sviluppa in un contesto d’ignoranza in cui i primi a minimizzare questi comportamenti sono i tesserati, dirigenti e allenatori (talvolta anch’essi protagonisti di aggressioni) o peggio ancora i genitori, coloro che dovrebbero insegnare l’educazione e il rispetto ai loro figli e invece li caricano di pressioni e di aspettative nella speranza di aver concepito il Buffon della Brianza o il Cristiano Ronaldo del casertano.

MESE 2013-14 2014-15 2015-16
Luglio 1 2 1
Agosto 1 0 2
Settembre 16 16 19
Ottobre 23 50 62
Novembre 37 87 101
Dicembre 39 57 82
Gennaio 44 56 102
Febbraio 60 75 111
Marzo 77 87 71
Aprile 35 94 85
Maggio 40 70 44
Giugno 2 6 1
Totale 375 600 681

 

Tipologie, responsabili e analisi per categorie

I casi vengono registrati in base a quattro tipologie: violenza grave, quando l’arbitro si reca al pronto soccorso per le cure mediche e ha la facoltà di denunciare chi lo ha aggredito; violenza fisica, che è ugualmente grave, ma il direttore di gara non si reca in ospedale; violenza tentata, che si riferisce a episodi di spintoni, manate, trattenute; violenza morale, categoria in cui rientrano le ingiurie razziali e sessuali, e gli sputi. Dei 681 episodi (circa 13 alla settimana) 465 hanno visto protagonisti i calciatori, seguiti dai dirigenti – a conti fatti il 95% degli aggressori è composto dai tesserati – e da estranei. In qualche circostanza a dare il cattivo esempio ci hanno pensato addirittura gli assistenti di parte, presenti nelle categorie minori in cui questo ruolo è affidato a persone riconducibili alle società. Le categorie più violente sono Seconda Categoria (179), Prima Categoria (106) e Terza Categoria (99), ma a lanciare l’allarme sono le cifre dei campionati giovanili che, dagli Esordienti agli Juniores, passando per Giovanissimi e Allievi, toccano complessivamente quota 165 a confermare per l’ennesima volta la sottocultura di questo sport.

RESPONSABILI Morale Tentata Fisica Fisica grave
Calciatori 41 (6%) 55 (8%) 242 (34%) 127 (18%)
Dirigenti 30 (4%) 33 (5%) 90 (13%) 48 (7%)
Estranei 2 (0%) 3 (0%) 21 (3%) 17 (2%)

Si consideri che ogni episodio può vedere coinvolti più soggetti

Il dato geografico

Di fine settimana dedicati alla violenza contro gli arbitri, con l’inizio delle gare ritardato in segno di protesta, ne abbiamo contati parecchi salvo poi dover registrare altri direttori di gara al pronto soccorso, come nel lecchese, o altri pugni costati per esempio tre anni di squalifica a un giocatore del Marciana Marina proprio in quei weekend contraddistinti da slogan di pura apparenza. La “maglia nera” appartiene alla Sicilia con le sue 152 follie per un totale di 181 anni di squalifiche e inibizioni a calciatori, allenatori e dirigenti dalla Seconda Categoria all’Eccellenza per minacce e aggressioni agli arbitri. Il rischio, però, è che le pene vengano ridotte con appelli che fanno sconti neanche fossero i saldi a gennaio in un clima generale di amnistia che a fine stagione pareggia i conti “all’italiana”. Il 17 dicembre 2014, infatti, il Consiglio federale aveva varato norme molto severe obbligando le società a rispondere dell’operato dei loro tesserati: la condotta violenta di calciatori o dirigenti avrebbe comportato il pagamento delle spese arbitrali da parte dei club d’appartenenza, con una somma da versare al Fondo di Solidarietà dell’AIA. Una somma determinata dal costo medio di una gara (dai 700 euro della Serie D ai 35 dei Giovanissimi Provinciali) moltiplicato per il numero di partite casalinghe: una società di Prima Categoria sarebbe costretta a sborsare 1050 euro, una di Eccellenza 3150 euro, una di Serie D 10500 euro e così via. E in caso di mancato pagamento scatterebbe la non ammissione al campionato successivo.

REGIONE Lug Ago Set Ott Nov Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Totale
Abruzzo 0 0 2 2 3 6 5 2 3 3 2 0 28
Basilicata 0 0 0 0 1 1 1 0 1 1 0 0 5
Calabria 0 0 0 5 11 9 17 14 10 11 2 0 79
Campania 0 0 0 2 8 8 8 16 7 9 5 0 63
CPA Bolzano 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 2
CPA Trento 0 1 1 0 1 0 0 0 0 0 1 0 4
E. Romagna 0 0 3 5 5 2 8 6 4 7 5 0 45
Friuli V.G. 1 0 1 1 1 0 0 1 0 0 4 0 9
Lazio 0 0 1 9 14 10 11 15 6 1 4 0 71
Liguria 0 0 0 1 4 1 1 1 0 3 2 0 13
Lombardia 0 0 3 10 4 3 0 5 5 5 4 0 39
Marche 0 0 0 0 1 3 4 2 0 1 0 0 11
Molise 0 0 0 2 4 0 1 4 2 2 2 1 17
Piemonte/V.A. 0 0 1 3 5 7 1 7 3 2 3 0 33
Puglia 0 0 0 1 3 0 4 3 2 1 0 0 14
Sardegna 0 0 0 1 2 1 4 3 5 12 1 0 29
Sicilia 0 0 4 10 21 27 32 19 17 19 3 0 152
Toscana 0 0 1 4 4 2 0 5 3 3 0 0 22
Umbria 0 0 0 1 4 2 0 3 1 1 0 0 12
Veneto 0 1 2 5 4 0 5 5 2 4 5 0 33
Totale 1 2 19 62 101 82 102 111 71 85 44 1 681

 

Gli interrogativi

Le minacce del presidente dell’AIA, Marcello Nicchi, di bloccare i campionati fermando l’attività arbitrale hanno ottenuto solo quest’anno qualche risultato grazie alla modifica approvata dal Consiglio federale del 27 gennaio 2016 all’art. 16 del Codice di giustizia sportiva, con l’introduzione del comma 4 bis, e al Comunicato Ufficiale n. 305/A della FIGC pubblicato lo scorso 11 marzo con l’attuazione della riforma che ha consentito ai Giudici Sportivi di inserire nei comunicati una dicitura speciale per i casi più gravi di squalifica. La Federazione ha istituito un Ufficio preposto alla verifica di applicazione del Comunicato Ufficiale n. 104/A (quello del 17 dicembre 2014, per intenderci) per la riscossione delle sanzioni pecuniarie, ma è presto per cantare vittoria. Se da marzo in poi, infatti, abbiamo notato (leggasi l’analisi storica) un decremento è da escludere che l’attuazione della riforma abbia inciso su di esso in così breve tempo. Sarà, invece, fondamentale la stagione sportiva 2016-17 per capire se il deterrente funziona, anche se spetta alla FIGC tutelare gli arbitri. Come? Attuando le riforme non solo sulla carta ma nei fatti perché se le società, già vessate dalle spese fisse, dovessero effettivamente scucire tali somme per gravi intemperanze dei propri tesserati, i violenti verrebbero emarginati. Restano, però, degli interrogativi:

  1. Queste pene pecuniarie verranno pagate sul serio?
  2. Se sì, chi le pagherà?

Di fronte alla resistenza di chi si astenne quando furono varate le nuove norme come la Lega Nazionale Dilettanti – dove di soldi non ne girano poi molti come ben sa Carlo Tavecchio, ex presidente della LND – non è da escludere che la Federazione stessa possa pagare per conto delle società pur di non pregiudicare il regolare svolgimento dei campionati a causa della mancata iscrizione delle squadre. Insomma, nel teatro dell’assurdo a recitare il ruolo di vittima sarebbe ancora una volta l’arbitro di provincia, solitamente un ragazzo poco più grande dei calciatori che arbitra e che manda avanti il giocattolo, ben lontano dalle tutele e dai riflettori di quella Serie A che vedrà soltanto in tv o allo stadio, da spettatore qualunque.

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Elenito Di Liberatore, dal tumore alla semifinale degli Europei

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Marsiglia, 7 luglio 2016. Elenito Di Liberatore affiancherà Nicola Rizzoli in Germania-Francia, per molti la finale anticipata di Euro 2016. Nella semifinale del Vélodrome l’altro assistente dell’arbitro che ha diretto la finale dei Mondiali 2014 sarà il milanese Mauro Tonolini mentre Daniele Orsato e Antonio Damato saranno gli arbitri addizionali. Il team arbitrale italiano ha già diretto tre partite della fase finale degli Europei (Inghilterra–Russia, Portogallo-Austria, Francia–Irlanda), ma per l’assistente della Sezione di Teramo sarà una serata come tante: cosa volete che sia per chi ha superato da un pezzo le 50 gare internazionali e vanta più di 150 match nazionali nella massima serie? D’altronde, la sfida più difficile Elenito Di Liberatore, 43enne originario di Notaresco ma residente da anni a Francavilla, l’ha affrontata il 20 settembre 2014, dopo Cesena-Empoli.

L’assistente abruzzese sente un fastidio mentre accavalla le gambe: “Lo imputavo alla mia passione per la bicicletta – racconta alla rivista ‘L’Arbitro’ -. Quel fastidio diventa un nodulo che compare e scompare. Decido di farmi controllare da un mio amico chirurgo all’ospedale di Chieti. Quando ho fatto l’ecografia il mio amico, insolitamente silenzioso, è sbiancato in viso. Ho capito che c’era qualcosa che non andava, ma la conferma del male è arrivata quando mi ha visitato il primario di urologia di Pescara. Il medico non ha usato giri di parole e me lo ha detto subito: Lei ha un tumore!”.

La vita di Elenito si ferma: “L’istantanea del momento più brutto di tutta questa vicenda è stata quando sono arrivato a casa e mio figlio di cinque anni mi è corso incontro come fa sempre quando rientro. Ho fatto in modo di sorridere e in quel preciso istante ho deciso che la mia priorità sarebbe stata quella di dare il più a lungo possibile un padre a mio figlio. Mia moglie Federica aveva gli occhi lucidi perché in macchina aveva pianto. Matteo è riuscito a sdrammatizzare tutto con una battuta: Papà – mi ha detto – visto che la mamma ha la congiuntivite, restate lontani altrimenti mi contagiate. Gli sono andato vicino e gli ho sussurrato all’orecchio: oggi ho deciso, usciamo e puoi scegliere il regalo che vuoi. Lui si è girato verso mia moglie quasi a volersi scusare: guarda che è stata un’idea di papà. Poi, al negozio, con questo regalo gigantesco, mentre eravamo in fila alla cassa per pagare, mi ha detto: oggi è il giorno più bello della mia vita”.

Tramite gli amici dell’AIA, Di Liberatore entra in contatto con il Dott. Nicola Nicolai dell’Istituto dei Tumori di Milano e presto arriva il momento di preparare il borsone, cosa che puntualmente avviene prima di partire per una gara. Solo che questa volta, all’interno del trolley, c’è tutto quello che occorre per una degenza in ospedale: “Mio figlio mi ha chiesto: dove vai? Vai a fare una partita? Mi raccomando falla bene”. Le parole di Nicolai sono rassicuranti: “Lei guarirà e questa è una certezza, abbiamo ottime probabilità”.

Prima dell’intervento chirurgico passa un mese e l’Istituto dei Tumori di Milano si trasforma in Coverciano con un viavai incessante di arbitri e assistenti. La fede, l’amore della famiglia, la vicinanza dell’AIA e la forza in se stessosostengono Elenito che viene operato in anestesia spinale. L’intervento ha esito positivo, ma il tumore è un percorso che non ha mai un finale certo: “Ogni esame è come una roulette russa. Il momento esatto nel quale ho capito che ce l’avevo fatta è stato quando il Dott. Colecchia, l’anatomopatologo dell’Istituto, mi ha dato il responso dell’esame istologico: ‘Sig. Di Liberatore, il tumore era in situ e non c’è stata invasione linfovascolare’. È stata la notizia più bella del mondo. Il tumore era debellato con la sola asportazione chirurgica”.

Durante la convalescenza l’idea di abbandonare l’arbitraggio non lo sfiora nemmeno: “Altrimenti avrei dovuto pensare di smettere di vivere. Ho anche capito che nei tumori, gran parte della guarigione, deriva dalla testa. Ho continuato ad allenarmi, tanto che un giorno, in palestra, un mio amico mi ha detto: ‘Non ti ho mai visto così in forma’. Mi sarebbe piaciuto potergli rispondere: a parte un tumore è tutto ok”. Di Liberatore si è ripresentato in campo come quarto uomo a Cesena per riprendere da dove aveva lasciato e il 29 novembre 2014 ha ripreso in mano la bandierina per Chievo-Lazio, proprio al Bentegodi di Verona, dove il primo ottobre 2006 aveva esordito in Serie A.

Da lì è ricominciata la seconda vita di Elenito, stimato docente del conservatorio di Taranto: “Credo che la musica e il pianoforte siano un valore aggiunto per fare l’assistente. La concentrazione e l’applicazione devono essere al massimo su entrambi i fronti”. Dall’esordio datato 1990 in Atletico Teramo-Teramo Stazione (campionato Giovanissimi), passando per la carriera arbitrale (fino alla Serie D), a quella da assistente (dalla stagione 2000-01), la scalata è stata ricca di soddisfazioni: nel 2008 prima ancora di diventare Internazionale, in una gara Under 19 tenutasi in Slovenia, insieme ai colleghi Rizzoli, Saccani, De Marco e Maggiani, ha partecipato alla sperimentazione degli arbitri addizionali. L’anno dopo nel 2009 Di Liberatore ha ottenuto la nomina ad Assistente Internazionale e da lì è iniziata un’avventura che lo ha portato a partecipare a due manifestazioni Intercontinentali, ovvero nel 2012 con i colleghi Rocchi e Cariolato alle Olimpiadi di Londra, e nel 2013 sempre con i colleghi Rocchi e Cariolato al Mondiale Under 17 tenutosi negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi. Dopo la malattia, è tornato a sventolare la bandierina in Barcellona-Manchester City e poi ancora nella semifinale del 2015 Barcellona-Bayern Monaco, sempre al Camp Nou, teatro del suo esordio in Champions League qualche anno prima. Ora lo attende Germania-Francia, semifinale degli Europei. Di Liberatore ha messo il tumore in fuorigioco e nessuno stadio lo può più spaventare:

L’arte del saper vivere è avere gli occhi di chi ne ha passate tante e il sorriso di chi le ha superate tutte

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Corso Arbitri al Carcere di Bollate

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Da AIA Milano – http://www.aiamilano.it/

Art. 27 della Costituzione della Repubblica italiana: “(…) Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

E’ con questo ferreo principio costituzionale che io e i colleghi Riccardo Fichera e Omar Abou El Ella ci siamo resi disponibili ad organizzare e a tenere un corso arbitri “sui generis” presso la Casa di reclusione di Bollate, comune alle porte di Milano. Il corso si inserisce all’interno di una serie di altri progetti e attività che da anni contraddistinguono il carcere di Bollate, istituto di detenzione all’avanguardia in tutta Italia, che purtroppo rappresenta l’eccezione anziché la regola. Fino ad un paio di anni fa c’era pure una squadra di detenuti, che dalla terza categoria venne promossa in seconda. Poi però il funzionario che aveva ideato il progetto è stato trasferito, e la squadra non è stata più iscritta al campionato: si sa che le idee viaggiano solo grazie agli uomini disposti a dedicare il proprio tempo per realizzarle.

Sabato 14 Maggio, dunque, teniamo la prima lezione. Ci presentiamo alle porte del carcere muniti di computer e proiettore. Ci siamo prefissati di tenere lezioni il più possibile interattive, poco didattiche, tanti video e poche slides. L’agente all’ingresso ci fa depositare i telefoni e i documenti, che ritireremo all’uscita. Passiamo il muro esterno, quindi, dopo un cortile, il cancello delle mura del carcere, quello vero. Ciò che troviamo all’interno è diverso da quanto ci si potrebbe aspettare nell’immaginario collettivo: le pareti dei corridoi sono dipinte di verde, ci sono disegni e scritte, spicca una riproduzione del “Guernica”, sembra più una scuola elementare che un carcere. I ragazzi ci aspettano nel 2° reparto, il corso lo terremo (ovviamente) dentro una cella. Sono 14, dai 20 ai 50 anni. Ci mettono subito a nostro agio, ci aiutano a montare il proiettore e a predisporre la sala. C’è Stefano, con la polo del Napoli, c’è Giorgio con la maglia del Manchester United, Ektor con quella dell’Inter. Sono tutti grandi appassionati di calcio. Ci chiedono subito di poter spostare il corso di un’ora, perché “sapete, al sabato mattina abbiamo la partitella”. Acconsentiamo. Pronti via, iniziamo la prima lezione: partiamo subito dall’Arbitro, la figura, il ruolo, le sue prerogative. Vediamo alcuni video in cui l’arbitro si trova a gestire mass confrontation, parliamo del suo body language. Spieghiamo loro la differenza tra un atteggiamento autorevole ed uno autoritario. I ragazzi ci seguono, partecipano, discutono tra loro.
Salta fuori un video in cui un portiere nel rinviare il pallone esce probabilmente di 20 cm con le mani dalla propria area di rigore. “Perché l’arbitro non ha fischiato?” chiede Stefano. Rispondo che in talune situazioni bisogna applicare la famosa regola 18, il buon senso. In particolare che l’arbitro in quella situazione dovrà richiamare l’attenzione del portiere e avvertirlo che la seconda infrazione verrà punita. Ma Stefano non ci sta. Infrazione della regola (seppur veniale) deve essere uguale a punizione, per lui non può essere diversamente. Rifletto su questa intransigenza e mi rispondo che forse è proprio per questo perfetto assioma, applicato da un “giudice in terra del bene e del male”, che lui si trova qui. E capisco.

Finiamo la lezione dopo un’ora e mezza molto intensa. I nostri corsisti sembrano contenti, ci salutano calorosamente, “ci vediamo settimana prossima!”. Saranno altre 6 lezioni, al termine delle quali verrà rilasciato loro un attestato di partecipazione. Con il Comitato Regionale Lombardia della LND c’è il progetto di far arbitrare ai corsisti alcune gare di campionato o di tornei delle categorie esordienti e pulcini. Lo spieghiamo loro. Negli occhi di alcuni leggo la voglia di futuro.

Usciamo dalla cella e imbocchiamo il corridoio. Non riusciamo ad individuare subito l’uscita, così chiediamo ad un agente. “In fondo al tunnel” ci risponde non senza ironia “dove vedete la luce”. La nostra speranza è di aver contribuito oggi a far risplendere quella luce un pochino di più.

Jacopo Ceccarelli

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Come cambia il regolamento: il via in Copa America e a Euro 2016

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Archiviate le Coppe nazionali, la stagione 2015-16 può considerarsi conclusa per i club dei principali campionati europei. L’eccezione è la finale di Champions League del prossimo 28 maggio a Milano, dove Atletico e Real Madrid vedranno ancora applicato quello che possiamo definire il vecchio regolamento, pronto ad andare in soffitta per essere sostituito dal primo giugno 2016 da regole rinnovate e ristudiate con l‘ausilio di una spiegazione tecnica. Calciatori, allenatori e addetti ai lavori prendano nota: la Copa America e gli Europei sono alle porte ed è bene farsi trovare preparati!

Sul sito dell’IFAB, l’organo internazionale che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica e innovazione delle regole del gioco del calcio a livello internazionale e nazionale, vengono presentate le cosiddette Laws of the game, per ora disponibili solo in lingua inglese. Oltre a essere state rimosse molte parole per rendere la comprensione più semplice ed efficace, ci sono delle variazioni di diversa natura:

  • Formali, come nel titolo della Regola 6: da “Gli assistenti arbitrali” si è passati alla dicitura “Gli altri ufficiali di gara”, dato che ormai sono stabilmente incluse le figure degli addizionali, meglio conosciuti come arbitri di porta, oltre agli assistenti e al quarto uomo.
  • Precisazioni, come nella Regola 7, per specificare che l’arbitro dovrà far recuperare tutto il tempo perso nei casi di giocatori infortunati, con eventuale intervento dello staff medico per portarli fuori dal terreno di gioco, o qualora i calciatori si fermino per dissetarsi (novità nel regolamento) o per altre ragioni mediche previste dalle regole del gioco. Queste frequenti cause d’interruzione che portano a un recupero più corposo al termine dei periodi di gara sono state così messe nero su bianco.
  • Modifiche a livello contenutistico, quelle che ci interessano maggiormente.

La Regola 8 ad esempio è sempre stata un punto fermo fin dai campetti delle giovanili. Da questo momento in poi il pallone non dovrà più muoversi ed essere calciato in avanti per essere in gioco, ma basterà che venga calciato e chiaramente mosso. Ciò significa che sul calcio d’inizio non servirà più che un giocatore riceva il pallone calciato in avanti da un compagno, dovendo stazionare nella metà campo avversaria (cosa non permessa dal regolamento e motivo della variazione), ma basterà un solo uomo posizionato al centro del campo per passare la sfera direttamente all’indietro.

La Regola 11 è rimasta pressoché inalterata, ma è bene ricordare che un difendente che abbandona il terreno di gioco senza il permesso dell’arbitro (che per il fuorigioco equivale a essere sulla linea di porta) terrà tutti gli attaccanti in posizione regolare finché la difesa rinvierà il pallone fuori dalla propria area di rigore. A quel punto per l’arbitro nascerà una nuova azione che azzererà le posizioni precedenti mentre, secondo la vecchia regola, il difensore teneva tutti in gioco fino alla prima interruzione. Questo, però, è stato considerato penalizzante in caso di giocatori infortunati a bordo campo ed ecco spiegato il cambiamento.

Un altro chiarimento su questa regola evidenzia che le mani e le braccia di tutti i giocatori non contano nelle valutazioni di fuorigioco, portieri inclusi: in sostanza se un portiere si trova a essere il penultimo difendente (di solito è l’ultimo), le sue mani e le sue braccia non rilevano ai fini del fuorigioco anche se lui le potrebbe usare all’interno della propria area. Il portiere diventa quindi come un qualsiasi altro suo compagno di squadra.

Dulcis in fundo la famigerata Regola 12. Due cambiamenti molto importanti vanno sottolineati.

Pjanic,Inter-Roma

È stato cancellato il giallo automatico per un fallo di mano che interrompe un passaggio tra due avversari. Nelle ultime due stagioni questa regola ha portato ad ammonizioni pesanti per falli marginali commessi a metà campo facendo scattare gialli automatici paradossali.

Pjanic, Inter-Roma

Basti pensare a quello di Pjanic che gli costò l’espulsione in Inter-Roma o, sempre per restare a questa stagione, alle proteste motivate di Zenga sulla mancata seconda ammonizione a Vecino in Sampdoria-Fiorentina.

Vecino, Sampdoria-Fiorentina

Il giallo rimarrà sui falli di mano che interrompono una promettente azione avversaria o negli altri casi canonici, come quando un attaccante cerca di segnare di mano (comportamento antisportivo) o un difensore tenta – senza riuscirci, altrimenti scatta il rosso – di evitare la segnatura di una rete (condotta gravemente sleale).

Skriniar, Samp

Un’altra vittoria del buonsenso è l’addio alla tripla sanzione: rigore, espulsione, squalifica. Quando un difensore (il più classico è il caso del portiere) interviene in area negando un’evidente opportunità di segnare una rete all’avversario nel tentativo di giocare o di contendergli il pallone, scatterà solo l’ammonizione. Il rigore, infatti, punisce già il fallo senza bisogno di lasciare una squadra in inferiorità numerica. Attenzione, però, perché il cartellino rosso verrà comunque estratto dall’arbitro nei casi di spinte, trattenute, falli di mano e laddove non vi sia da parte del difendente l’intenzione o la possibilità di giocare il pallone e ancora, ovviamente, se il fallo prevede di per sé il cartellino rosso (come nella condotta violenta). Insomma, dovrà essere bravo l’arbitro a cogliere questa sfumatura mentre fuori area resterà inalterato il rosso per chiara occasione da gol così come lo conosciamo. Episodi come l’espulsione a Skriniar in Juventus-Sampdoria si tramuteranno in una punizione più sensata e non nella mannaia che ha rovinato tante gare.

Skriniar, Juve-Samp

Altre variazioni marginali riguardano i falli commessi non nei confronti degli avversari ma delle altre componenti (compagni di squadra, panchinari, arbitri) da ora puniti con un calcio di punizione diretto e non più indiretto. Infine, se un giocatore uscirà dal terreno di gioco come conseguenza naturale dell’azione (immaginiamo due uomini in corsa) e commetterà fallo nei confronti di un avversario, il gioco verrà ripreso con un calcio di punizione diretto sulla linea nel punto più vicino a quello dell’infrazione. Si considera che il fallo venga effettuato all’interno del terreno di gioco quindi occhio alle aree di rigore.