Tenta di strangolare l’arbitro durante la gara: Olbia, allenatore squalificato per 4 anni

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È successo nel campionato di Serie D regionale di calcio a 5. Siamo ad Olbia, nel girone A, la gara in questione è Bruno Selleri-Padru e l’Unione Sarda riporta un episodio poco edificante.

Secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale, a seguito dell’espulsione di un giocatore del Bruno Selleri, l’allenatore Pilia avrebbe ingiuriato l’arbitro afferrandolo al collo e strattonandolo ripetutamente “tanto da cagionargli problemi respiratori e momentaneo annebbiamento della vista”.

Sarebbero quindi volate anche delle frasi minacciose all’indirizzo del direttore di gara, finito successivamente al Pronto Soccorso, dove è stato visitato e dimesso con una prognosi di 20 giorni di cura in conseguenza di “contusione cervicale in tentativo di strangolamento”.

Il verdetto? Il Giudice Sportivo ha inflitto alla società Bruno Selleri la perdita della gara con il punteggio di 0-6 a tavolino, in quanto ritenuta “oggettivamente responsabile dell’accaduto”, mentre l’allenatore è stato squalificato fino al 31 dicembre 2021. Quattro anni gli basteranno per riflettere? Evidentemente per la radiazione a vita dal mondo del calcio avrebbe dovuto completare l’opera…

Benvenuti in Italia, dove le combine sono cosa buona e giusta anche a 13 anni

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La storia di oggi ci porta a Milano e precisamente alla categoria Giovanissimi fascia B. Lo scorso weekend si è conclusa la fase autunnale e i relativi campionati provinciali: per i ragazzi del 2004 di Alcione e Carducci c’era in palio l’accesso ai regionali nella fase primaverile. Entrambe le squadre hanno avuto, infatti, il merito di presentarsi all’ultima giornata a pari punti: 27 per l’esattezza, frutto di 9 vittorie ciascuna. Peccato, però, che il Carducci sia una società costola del club di via Olivieri e lo scontro “sorellicida” si sia trasformato in una farsa.

O meglio, non tutto è andato come previsto perché, pur non avendo nessuno la benché minima intenzione di tirare in porta, al minuto 66 (nei Giovanissimi si giocano due tempi da 35’) Tinelli, solo davanti al portiere, non è proprio riuscito a sbagliare. Non ce l’ha fatta. Gol del più attrezzato Alcione e 0-1 con appena 4’ da giocare. In campo e sugli spalti, però, non ci sono stati cenni di esultanza anche se il risultato stava certificando un traguardo da festeggiare per gli oranges. Anzi, è calato il gelo. Mani nei capelli dei giocatori che sono passati in vantaggio, alcuni hanno gridato apertamente “facciamoli segnare”. Palla al centro e c’è subito un tentativo di autogol non riuscito (anche in queste cose per il professionismo c’è tempo…). Poco male, è questione di attimi: dal corner che ne deriva il Carducci pareggia, 1-1 e tutti contenti. Fiuuu.

Tra i 2004 della Delegazione di Milano sono 11 le squadre promosse ai regionali sulle 91 iscritte: le 8 vincenti dei loro gironi e le 3 migliori seconde. Tutti sapevano chiaramente che il pareggio avrebbe qualificato entrambe con 28 punti: Alcione primo in virtù della differenza reti, Carducci migliore seconda insieme al Sedriano e spareggio tra Lombardia Uno e Bresso (entrambe a 27 punti nei rispettivi gironi) a eleggere la terza migliore seconda. Un verdetto talmente pacifico che un dirigente dell’Alcione a fine gara si è addirittura scusato con l’arbitro: “Doveva finire 0-0, non dovevamo segnare. Ci scusi”. Giancarlo Corbetta, ds del club, racconta anche questo retroscena: “Al momento dell’iscrizione delle due squadre, avevamo segnalato in Federazione che erano parte dello stesso club chiedendo in forma scritta che fossero inserite in due gironi diversi. Anche quando abbiamo visto i calendari, abbiamo nuovamente segnalato l’incongruenza, ma le nostre richieste non sono state prese in considerazione. La cosa più ridicola è che la partita sia stata calendarizzata all’ultima giornata”. Della serie non diteci che non vi avevamo avvisato.

A prendersi la colpa è il Delegato di Milano Luigi Dubini: “E’ stato un errore mio, una leggerezza, componendo i gironi mi è sfuggito di separare Alcione e Carducci”. Ci sarebbe poi la questione della filiera… Alcuni rappresentanti federali credevano che il problema non si ponesse nemmeno perché il Carducci non poteva soddisfare l’obbligo della filiera, vale a dire la necessità di avere tutte le squadre del Settore giovanile e della Scuola calcio (almeno una squadra di Allievi, una di Giovanissimi e una di Esordienti o Pulcini) come conditio sine qua non per accedere ai regionali. La filiera è stata pensata per salvaguardare le società che investono sui giovani, ma questo requisito indispensabile per poter partecipare ai regionali non riguarda i 2004… Possibile che chi si occupa dei regolamenti ed è tenuto a farli rispettare non li conosca? Possibile, evidentemente.

Da questo quadro emerge l’assoluta mancanza di accortezza da parte dei piani alti, ma pensate a quanto sarebbe stato bello vedere una partita vera tra Alcione e Carducci, con gli sconfitti che magari si sarebbero tolti l’enorme soddisfazione di vincere lo spareggio sudandosi così fino all’ultimo secondo i regionali. O immaginate, in caso di sconfitta, la loro consapevolezza di essere usciti a testa alta dando un esempio di sportività anche a giocatori di età e categorie superiori. Non è giusto biasimarli per non aver fatto un torto ai ragazzi che si allenano con loro, che condividono il loro stesso spogliatoio, ai loro amici. La colpa è del sistema in cui sono inseriti, dato che viene insegnato loro che vincere è l’unica cosa che conta fin dai Pulcini. Perché a 13 anni un risultato sportivo, il tutto e subito, dovrebbe essere secondario rispetto alla crescita dei nostri calciatori di domani. D’altronde, se si considera normale o inevitabile una combine tra 13enni è perché questi giovani hanno avuto determinati modelli. Merito dei personaggi illuminati che guidano il nostro calcio, merito della mentalità e della cultura sportiva del nostro Paese: “Meglio due feriti che un morto”. Poi, magari, capita anche di non qualificarsi per i Mondiali, ma questa è un’altra storia.

Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

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Il gioco del calcio si è evoluto negli anni. Abbiamo assistito a modifiche regolamentari e all’introduzione di figure o strumenti tecnologici più o meno riusciti: si pensi al fiasco degli addizionali o al successo della Goal Line Technology. Nessuna novità, però, aveva mai segnato il modo di intendere, giudicare e vivere il calcio come la VAR. Stiamo attraversando una fase di passaggio, una rivoluzione dall’epoca pre a quella post VAR e dobbiamo abituarci.

È cambiato il modo di raccontare le partite da parte dei cronisti che cercano di capire e semplificare a beneficio di chi ascolta. È cambiato il modo di esultare da parte dei protagonisti in campo, sintetizzato alla perfezione da Daniele De Rossi: “Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi di fare la figura del cretino”.

È cambiato il modo di esultare a casa e sugli spalti perché i tifosi, prima di lasciarsi andare dopo un presunto fallo da rigore o soprattutto dopo un gol potenzialmente viziato da un’irregolarità, aspettano qualche interminabile secondo. Ed è questa la parte più difficile.

Prima era sufficiente dare un’occhiata all’arbitro, per i più raffinati all’assistente (“Sta andando verso il centrocampo? È andata”), ora no ma l’attesa è più facile da digerire se i risultati sono fedeli a quello che racconta il campo. I dati diffusi da Rosetti, responsabile VAR in Italia, spiegano l’impatto che ha avuto la tecnologia sul gioco nelle prime sette giornate di campionato: nell’arco di 69 gare sono state 309 le azioni finite sotto la lente d’ingrandimento. In 288 casi la scelta della terna arbitrale è stata confermata, 21 volte cambiata. Una media di tre errori evitati a giornata. Già questo è un risultato tangibile. Di queste 309 il 59% ha riguardato i gol perché ogni azione da gol viene giustamente rivista (cosa c’è di più importante in questo gioco?), il 27% i rigori e il 14% il resto quindi, in sostanza, i rossi diretti. Ci sono, però, altri dati oggettivi che ci spiegano la direzione verso la quale sta andando lo sport più amato dagli italiani. I falli di gioco sono scesi da 260 a 203 mentre i gialli sono passati da 313 a 245 e i rossi da 24 a 15.

La spiegazione è semplice: ci voleva la famosa ‘certezza della pena’ per limitare il numero di irregolarità dei calciatori, ora consapevoli che rischiano grosso e che difficilmente potranno farla franca. Si gioca di più (il tempo effettivo è addirittura aumentato da 50’ e 19’’ a 51’ e 10’’) a fronte di recuperi leggermente più lunghi (19 secondi di media) e revisioni via via più rapide (da 1′ 22” nelle prime tre giornate si è scesi a 40″) a cui vanno aggiunti 54’’ di media serviti agli arbitri per rivedere i replay e prendere la decisione finale (on field review). Un piccolo prezzo da pagare in fondo per arrivare a verdetti corretti. Ci sono stati degli errori (pochi a dire il vero), come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus quando non fu ravvisato il fuorigioco di Galabinov, o delle problematiche tecniche, come sul fuorigioco di Kean per le linee tracciate dal software, strumento migliorabile e non ancora accurato quanto la GLT. Sull’annullamento del gol di Mandzukic – un caso nuovo che a caldo ha spiazzato qualcuno – il protocollo è stato, invece, rispettato alla perfezione.

Ci sono più rigori: 20 lo scorso anno, 34 quest’anno. Una differenza sostanziale che porterà a un’evoluzione nel modo di stare in campo, come ha intuito Giampaolo: “Con la moviola si può giudicare diversamente in area quindi aumenteranno i rigori assegnati: tutto ciò porterà le squadre, grandi e piccole, a interpretare la gara in maniera diversa, a difendere più lontano dall’area, a giocare di più. Migliorerà lo spettacolo e quindi il gioco”. Cambia dunque anche il modo di difendere, ci sono meno falli e si fa più attenzione in area di rigore nel marcare “senza cadere in tentazione”, evitando i tipici falletti di mestiere. Oltre ai difensori devono stare in guardia anche gli attaccanti perché la VAR smaschera i simulatori: se in area ti lasci cadere vai incontro a un giallo certo (fin qui due sole ammonizioni per simulazione in area). Insomma, l’abilità nell’ingannare l’arbitro non verrà più premiata e i calciatori lo stanno già capendo. È cambiato anche il modo di arbitrare e anche se bisognerebbe continuare a farlo come se la tecnologia non ci fosse, ogni arbitro inconsciamente sa che la VAR c’è e cosa comporta. Abbiamo visto, per esempio, quanto non sia scontato per un assistente dover attendere lo sviluppo dell’azione e lasciare la bandierina abbassata pur essendo convinto di aver rilevato un fuorigioco.

L’impatto della tecnologia sul gioco può, anzi deve migliorare. La priorità era la comunicazione tra Var e arbitro centrale: ora ci sono due linee in modo da evitare blackout. I prossimi obiettivi sono la visione delle immagini e magari in futuro ci saranno i replay pure negli stadi. Si va verso la trasparenza ma già adesso, dopo una revisione, tutti si sentono più rinfrancati sia in campo che fuori. I prossimi investimenti verranno destinati al guardalinee elettronico: togliere tutti gli errori chiari ed evidenti sarà una conquista. Certo, resteranno discrezionalità, interpretazione e polemiche in altri casi, ma non assisteremo più a scandali come una qualificazione ai Mondiali macchiata da un doppio fallo di mano (Henry in Francia-Irlanda 2009). La disinformazione, anche da parte di alcuni addetti ai lavori, non è tollerabile e chi pensa che la VAR sia nata solo per aiutare gli arbitri è ben lontano dallo spirito di questa innovazione. L’entità di questa svolta epocale, ancora in fase sperimentale, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate e più spettacolare. Siamo entrati in una nuova era ed è impensabile tornare indietro.

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Effetto VAR in Serie A: rigori aumentati del 63%

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L’avevamo già intuito, ma ora i dati ci danno una mano perché dopo cinque giornate di campionato possiamo già avere delle indicazioni a livello statistico. L’introduzione della VAR ha portato a un aumento considerevole dei calci di rigore in Serie A. La differenza rispetto alle stagioni precedenti, con una gara ancora da recuperare (Sampdoria-Roma), balza all’occhio. Considerando, infatti, che la media dei rigori concessi dopo le prime cinque giornate delle scorse quattro annate è di 13,5, dobbiamo evidenziare l’aumento stagionale, rispetto a questa media, addirittura del 63% circa.

ANNO

Rigori
concessi

Rigori
realizzati

Rigori 
falliti

2013-14

13

12 (92%)

1 (8%)

2014-15

14

7 (50%)

7 (50%)

2015-16

11

7 (64%)

4 (36%)

2016-17

16

11 (69%)

5 (31%)

2017-18

22

20 (91%)

2 (9%)

Un’ultima considerazione da fare riguarda la precisione dei rigoristi. Solo due rigori su 22 sono stati, infatti, sbagliati: l’ultimo proprio nel turno infrasettimanale da Matri in Cagliari-Sassuolo, prima della seconda possibilità poi sfruttata dall’attaccante. Chi ha dunque deciso di puntare sui rigoristi al Fantacalcio a causa dell’introduzione della VAR, pare che abbia avuto un’intuizione vincente.

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Le regole del gioco: cosa cambia nella stagione 2017-2018 e le prospettive future

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Non è una rivoluzione, ma si tratta solo di una serie di precisazioni e chiarimenti sull’onda dei notevoli cambiamenti che furono stabiliti un anno fa, in vista degli Europei, della Coppa America e della scorsa stagione. I principi introdotti nel 2016-2017 vengono dunque ribaditi nella tanto attesa Circolare AIA n°1: il punto di riferimento di arbitri e addetti ai lavori all’inizio di ogni stagione sportiva per far sì che gli emendamenti alle “Regole del Giuoco del calcio” approvati dall’IFAB – l’ormai celebre organismo internazionale che dal 1886 “custodisce” le regole stesse – vengano tradotti sul campo nel tentativo di assicurare una sempre maggiore univocità interpretativa.

Si parte dunque dall’ampia revisione della scorsa stagione, la più grande ristrutturazione di tutti i tempi (circa un centinaio di modifiche) che ora viene completata con le spiegazioni di alcuni punti rimasti in sospeso e l’estensione di alcuni innovativi principi.

  • Limitare i provvedimenti disciplinari per i falli derivanti da un tentativo di giocare il pallone: nel solco dell’esperimento biennale sul DOGSO (“negare un’evidente opportunità di segnare una rete”), il quale prevede che quando l’arbitro assegna un calcio di rigore, il colpevole venga ammonito e non più espulso, l’IFAB ha deciso di adottare lo stesso criterio alle infrazioni che in area di rigore interrompono un “attacco promettente”, per le quali non ci sarà più l’ammonizione;
  • Adeguare la sanzione tecnica per un calciatore titolare che scorrettamente interferisce con il gioco: sarà adesso assegnato un calcio di punizione diretto nel caso in cui un calciatore titolare entri sul terreno di gioco senza il necessario permesso dell’arbitro (ad esempio un calciatore titolare che necessita dell’autorizzazione per tornare sul terreno di gioco dopo un infortunio) e interferisca con il gioco, come già avviene per un calciatore di riserva o un dirigente.

Lo spirito del gioco

Nel testo delle regole è stata introdotta anche la dicitura “spirito del gioco”. I legislatori calcistici hanno stabilito per il periodo 2017-2022 di basarsi su tre pilastri centrali o parametri di riferimento:

  • Promuovere una maggiore equità e integrità attraverso un’iniziativa “play fair!”, in particolare sul terreno di gioco;
  • Salvaguardare le Regole del gioco, che si applicano a tutti i livelli e garantiscono che il calcio sia accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalla razza, dalla religione, dalla cultura, dal sesso e dalla capacità di giocare;
  • Lo sviluppo della tecnologia non può essere ignorato e il calcio deve essere preparato ad abbracciare i progressi tecnici, se apportatori di miglioria, come ad esempio la tecnologia sulla linea di porta (GLT).

Prospettive future

Con in mente questi tre concetti, l’Assemblea Generale dell’IFAB ha convenuto che, nei due o tre anni venturi, collaborando con i propri gruppi di esperti (Technical Advisory Panel e Football Advisory Panel), approfondirà diversi argomenti legati alle Regole, tra cui si concentrerà in particolare su:

  • Comportamento dei calciatori (con particolare attenzione al ruolo del capitano e al “mobbing” nei confronti degli ufficiali di gara);
  • Potenziale utilizzo dei cartellini giallo e rosso per gli occupanti dell’area tecnica “non calciatori”;
  • Misure per combattere/ridurre le perdite di tempo, incluso uno studio sul “tempo effettivo”;
  • Ricerca di un sistema (mediante un ordine diverso) potenzialmente più equo per effettuare i tiri di rigore;
  • Esperimento VAR: proseguimento dei test e possibile sviluppo della tecnologia per il fuorigioco;
  • Fallo di mano. L’approvazione di eventuali, ulteriori modifiche, avverrà quindi solo qualora, dopo appropriati periodi di collaudo, la proposta sia ritenuta idonea ad apportare benefici al gioco, che si vuole sempre più attraente e piacevole per i calciatori, i tecnici, i dirigenti, gli appassionati, gli ufficiali di gara.

L’obiettivo d’ora in avanti è capire e seguire “cosa vuole il calcio”, migliorandone l’immagine attraverso le Regole.

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I motivi della mancata squalifica ad Allegri: sorprendersi ora non ha senso

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La 20esima giornata è stata quella degli allontanamenti dei tecnici, ma c’è chi grida allo scandalo parlando di due pesi e due misure per le pene inflitta a Gasperini, Oddo e Allegri, rispettivamente due, una e zero giornate. Cerchiamo di fare chiarezza.

La questione è semplice: Gasperini è stato allontanato da Pairetto, Oddo da Gavillucci mentre Allegri non ha subito lo stesso trattamento da parte di Banti, anche se le immagini hanno colto delle proteste vibranti nei confronti del quarto uomo, l’assistente Di Liberatore. E’ inutile disquisire ora sulla natura degli insulti di Gasperini e di Allegri che, come molti affermano creando confusione, dovevano provocare la stessa squalifica da parte del Giudice Sportivo. Il Giudice Sportivo, in questo caso, non può fare assolutamente nulla perché si basa su quanto messo a referto dal team arbitrale.

E la prova televisiva non può essere applicata in circostanze del genere. Ma non è tutto. Di Liberatore avrebbe dovuto segnalare immediatamente all’arbitro quanto rilevato dalle telecamere (gli insulti nei suoi confronti, ammesso che fossero rivolti a lui…) con il risultato che ci sarebbe stato l’allontanamento anche di Allegri a pochi minuti dalla fine di Fiorentina-Juventus. Non essendoci stato alcun provvedimento, però, sarebbe stato anomalo leggere tutto questo sul referto. Il messaggio sarebbe stato un’ammissione di colpevolezza: “Abbiamo sentito, ma abbiamo fatto finta di niente e ora scriviamo tutto sul referto per far arrivare la squalifica”. Insomma, il caso andava risolto sul momento, in campo. Sorprendersi ora non ha alcun senso.

Primo rigore concesso con la VAR, ma era fuorigioco? Atletico Nacional contro la FIFA

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Quello che è successo questa mattina in occasione della prima semifinale del Mondiale per club scatena le polemiche. La VAR, infatti, era stata sperimentata in modalità online solamente in sporadiche occasioni, come in una serie inferiore americana e in Coppa d’Olanda. Tutti attendevano quindi la sua applicazione in un evento dal grande appeal come il Mondiale per club e in molti hanno festeggiato l’assegnazione di un rigore grazie alla video assistenza arbitrale al 31’ del primo tempo.

A Osaka, nel corso del match tra Atletico Nacional e Kashima Antlers, l’intervento in area di Berrio su Daigo richiama l’attenzione del VAR Danny Makkelie che induce l’ungherese Viktor Kassai a visionare l’episodio. L’arbitro ungherese rivede le immagini sul monitor e decide di assegnare il penalty alla formazione giapponese, poi realizzato da Shoma. Finita l’azione, dopo due minuti dal contatto incriminato, l’ungherese corre a bordo campo per rivederlo e in 15 secondi prende la sua decisione: rigore. Alla fine, tra il fallo e la trasformazione del rigore trascorrerenno ben 4 minuti e 20 secondi.

Da qui, però, nasce il giallo. Il giocatore del Kashima Antlers che ha subito il fallo da rigore (l’ultimo a destra nel fotogramma) si trova in posizione geografica di fuorigioco. I tifosi dell’Atletico Nacional non ci stanno e su Twitter denunciano l’accaduto: “Si trattava di un fuorigioco evidente. Si dovrebbe rivedere nuovamente la giocata e annullare il gol”, recita il tweet dei fan del club. In effetti, la posizione di off-side è ravvisabile anche a occhio nudo grazie alla linea dell’area di rigore.

La FIFA, però, ha preso posizione sull’accaduto:

L’assistente arbitro ha correttamente applicato la tecnica ‘wait and see’, ‘aspetta e guarda’ rispetto alla valutazione della posizione di fuorigioco o meno del giocatore che aveva subito il fallo. Il giocatore (Daigo) non è stato ritenuto in posizione di fuorigioco in quanto non sarebbe stato in grado di sfidare l’avversario per la palla. Così Kassai ha potuto valutare solo l’episodio del calcio di rigore, poi assegnato

Fuorigioco non punibile: questo è il verdetto. Busacca, capo degli arbitri della FIFA, ha aggiunto: “E’ stata la prima applicazione dal vivo del sistema ‘Video Assistant Referees’, è successo in una competizione FIFA ed è una novità per tutti. Specialmente il fatto di aver visto l’arbitro correre verso l’area replay a bordo campo, per consultare il video”. “Nell’azione della partita di oggi – precisa lo svizzero – la comunicazione fra l’arbitro e l’assistente video è stata chiara, la tecnologia ha lavorato bene e la decisione finale è stata presa da Kassai, quindi dall’arbitro. E sarà sempre così, perché la VAR è solo un supporto tecnico”. Insomma, ben venga la tecnologia ma la fase di sperimentazione serve eccome. Occorre ancora del tempo per assimilare funzionamento, comunicazione tra le varie componenti arbitrali e applicazione della VAR per non correre il rischio di guardare la pagliuzza e di non vedere la trave. La morale è comunque una: anche con la VAR le polemiche non si placheranno e oggi ne abbiamo avuta una chiara dimostrazione.

Moviola Inter-Fiorentina: ai viola manca un rigore, rosso eccessivo a Gonzalo

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Serata non brillante da parte di Damato nel posticipo della 14esima giornata di Serie A. Al 34’ Miranda, nel tentativo di rinviare, trova solo la gamba di Gonzalo Rodriguez: intervento inutile e non facile da vedere (la VAR avrebbe risolto tutto), ma manca un rigore a favore della Fiorentina.

miranda-inter-fiorentina

Al 46’, Gonzalo Rodriguez allarga il braccio e ferma Icardi che si stava involando verso la porta: il rosso ai danni del capitano viola è eccessivo essenzialmente per due ragioni.

gonzalo-inter-fiorentina

Premesso che fuori area le regole non sono cambiate (la tripla sanzione e le relative modifiche riguardano gli interventi in area di rigore) ci sono due fattori che farebbero propendere per il giallo e che quindi fanno cadere i presupposti per l’evidente opportunità di segnare una rete: Icardi sposta il pallone lateralmente (direzione non più verso la porta).

inter-fiorentina

E, soprattutto, l’argentino non è in possesso del pallone quando subisce il fallo di Gonzalo perché se l’era allungato.

icardi-inter-fiorentina

Damato non gestisce al meglio nemmeno le ammonizioni (graziato Brozovic su Borja Valero) e la regola del vantaggio, ma fa bene ad ammonire Miranda per una mano in faccia a Ilicic. Nel finale, non viene segnalata un’entrata di Ranocchia su Chiesa con conseguente punizione dal limite per la Fiorentina: sul ribaltamento di fronte Icardi segna il 4-2. Paulo Sousa applaude ironicamente. Poco prima era stato risparmiato un giallo per simulazione a Perez.

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Fa pipì sul terreno di gioco: espulso per comportamento irriguardoso

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Dovrebbe essere l’ABC ma evidentemente non tutti sanno che il terreno di gioco non è fatto per i bisogni dei calciatori. Una riserva della Robeganese, formazione che milita in Promozione, ha costretto l’arbitro a estrarre il cartellino rosso nel corso della sfida contro l’Union Vipo.

Al 32’ del primo tempo, il giocatore ha pensato bene di fare pipì a bordocampo dietro la panchina, ma non è passato inosservato. Il direttore di gara l’ha espulso senza esitazioni per “comportamento irriguardoso”. La sua squadra si è ritrovata con un panchinaro in meno e, cosa ben più significativa, ha rimediato una magra figura.

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Giocatrice espulsa cerca di baciare l’arbitro: 6 giornate di squalifica

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Le motivazioni di una lunga squalifica possono essere particolari, ma quella che vi stiamo per raccontare è assolutamente bizzarra e fuori dal comune. Tuffiamoci nel calcio a cinque e precisamente nel campionato regionale femminile. Giulia Mirmina, calciatrice dell’Atletico Foligno, subisce il secondo cartellino giallo da parte dell’arbitro e reagisce avventandosi su di lui al grido di: “Lo voglio baciare ripetutamente”.

Lo ha scritto il direttore di gara (uomo, è bene precisarlo) nel referto e il Giudice Sportivo, Marco Brusco, ha calcato la mano decretando una squalifica di 6 giornate:

Espulsa per doppia ammonizione, anziché abbandonare il campo, tentava di avventarsi sul direttore di gara urlando provocatoriamente “Lo voglio baciare ripetutamente”. Solo l’intervento di alcune compagne di squadra che la bloccavano, impediva alla stessa il contatto fisico con l’arbitro il quale, tuttavia, veniva fatto oggetto di frasi irriguardose

Un bacio ovviamente provocatorio, un modo di protestare anomalo. A Terni l’Atletico Foligno è stato sconfitto per 6-1 dal CLT, ma tutto il Palasport ricorderà la gara per quell’urlo di rabbia ad annunciare, o meglio minacciare, un bacio.

 

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