Argentina: arbitro pestato a sangue dai tifosi sviene negli spogliatoi

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Immagini forti, immagini vergognose stanno facendo il giro del web. In Argentina il calcio diventa oggetto di cronaca nera. La partita tra la Juventud di Pergamino e l’Independiente de Chivilcoy, gara di ritorno dei quarti di finale del Torneo Federal “B”, è finita come peggio non poteva dopo il match d’andata che era terminato 1-1.

Nella ripresa, gli ospiti passano in vantaggio e i tifosi perdono la testa: sul campo piovono oggetti, poi c’è un’invasione sul terreno di gioco e, infine, un pestaggio ai danni della terna arbitrale, formata da Bruno Amiconi, Marcelo Acosta e Mauricio Luna. I tre malcapitati rimediano ferite gravi e il direttore di gara perde conoscenza nello spogliatoio pieno di sangue dove era stato costretto, senza successo, a rifugiarsi.

Questa storia si è conclusa con il ricovero ospedaliero degli arbitri. Secondo quanto riportano La Nacion ed El Clarin, nei giorni precedenti la partita la Juventud, che si è chiaramente dissociata, aveva lamentato presunti torti arbitrali subiti nel match d’andata. Questo clima non ha di sicuro agevolato il compito della terna arbitrale, ma nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così triste.

Molestie da parte dell’Organo Tecnico: una ragazza rinuncia alla carriera di arbitro

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È un momento molto delicato in cui si parla spesso di violenza sulle donne e purtroppo non fa eccezione nemmeno il mondo arbitrale. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Sara Mainella ed Enrica Peretta, due ragazze che hanno rischiato grosso e che hanno subito violenze, verbali e non, solo per aver fatto il loro mestiere. Oggi raccontiamo la storia di un altro arbitro donna che ha dovuto addirittura rinunciare alla sua carriera. Il motivo? Le avances subite da chi avrebbe dovuto decidere se promuoverla o meno, l’Organo Tecnico Regionale. Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della città metropolitana di Firenze e da qualche mese della Regione Toscana, durante il suo incarico, ha trattato 50 denunce.

C’è anche chi ha rinunciato alla carriera di arbitro – spiega la consigliera – perché non ha voluto ‘fare la carina’ con il selezionatore regionale. È uno dei casi di discriminazione che non si è chiuso e ne sono amareggiata

A rivolgersi alla consigliera è stata una ragazza di Prato:

Dopo aver rifiutato le attenzioni del selezionatore regionale, che verifica l’idoneità degli arbitri e assegna le gare – racconta la Maestrelli – la ragazza è stata messa da parte. Non le è stata data la possibilità di avanzare nella carriera

Per una donna non è facile parlarne:

Ho fatto il possibile, per quello che mi compete. Sono andata personalmente a Roma a parlare con il responsabile nazionale degli arbitri. Siamo state ascoltate dai legali dell’Associazione Italiana Arbitri e poi, un paio di anni dopo, convocate dai Giudici Sportivi a Coverciano. La ragazza è riuscita a trovare anche una collega che aveva subìto lo stesso trattamento. Ma il caso è finito nel dimenticatoio. Non si è saputo più nulla. È bene denunciare le molestie, ma siamo consapevoli che questo tira addosso tanto di negativo. Per questo la prima reazione della vittima è nascondere

Arbitro donna presa a schiaffi: 4 anni e mezzo di squalifica per un 17enne

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La Giustizia Sportiva questa volta non ha fatto sconti. Un giocatore di 17 anni è stato squalificato per quattro anni e mezzo dopo aver schiaffeggiato e insultato un arbitro donna che lo aveva espulso. Il Giudice Sportivo ha anche squalificato fino all’8 dicembre prossimo un dirigente del Falasche per essere entrato indebitamente sul terreno di gioco rivolgendo all’arbitro parole offensive. Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodio, a dimostrazione del fatto che i tristi precedenti non hanno insegnato nulla.

Durante l’incontro del campionato Juniores primavera tra il Falasche di Anzio e la Borghesiana, match terminato con una sconfitta per 1-2 subita dalla squadra di casa, Enrica Peretta, arbitro della Sezione di Aprilia, aveva infatti espulso un calciatore neroniano per un intervento falloso su un avversario. Il 17enne non ha accettato il provvedimento e ha colpito con forza al volto il direttore di gara rincarando la dose con i soliti insulti sessisti. La ragazza è stata costretta a rifugiarsi negli spogliatoi e a recarsi in ospedale sotto shock, dove le sono stati dati tre giorni di prognosi. Ad accompagnarla è stato il padre che era sugli spalti.

L’episodio è finito subito al vaglio dei carabinieri, che hanno raccolto varie testimonianze, e il Giudice Sportivo ha punito il calciatore con una pena esemplare: non potrà giocare fino al 30 giugno 2021, quando avrà 21 anni e mezzo di età. La società GSD Falasche, con un comunicato, non ha accampato scuse e “senza se e senza ma” ha espresso “solidarietà all’arbitro” condannando “il comportamento scorretto del suo tesserato”. Allo stesso tempo, però, ha voluto evidenziare “il comportamento sempre corretto dei suoi tesserati, della dirigenza, degli allenatori e delle tante famiglie che, sacrificando il loro tempo, contribuiscono al buon andamento degli allenamenti e delle partite al fine di evitare possibili generalizzazioni. Allo sbaglio di un giovane, corrispondono gli innumerevoli esempi positivi di tantissimi atleti e di una società che, prima di essere impegnata nello sport, si preoccupa di formare, con valori positivi, gli uomini di oggi e di domani”.

Insulti sessisti a un arbitro donna e gara sospesa: “Dopo le offese, inseguita nello spogliatoio”

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Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione. Una ragazza davvero coraggiosa

Sara Mainella, foto Facebook

E’ finita così Arpino-Itri e a raccontarlo è Paolo Di Rienzo, presidente della squadra del piccolo Comune in provincia di Frosinone che nello scorso weekend ospitava i pontini dell’Itri Calcio in una gara di Promozione. La protagonista dell’accaduto è un arbitro donna, Sara Mainella, 23 anni e arbitro effettivo della Sezione di Roma 1 da 6, come riporta ‘La Repubblica’.

Durante il match la ragazza ha ricevuto continui insulti a sfondo sessista e la situazione è degenerata a pochi minuti dalla fine quando, con il risultato in parità, l’arbitro ha espulso Altobelli, calciatore dell’Itri, a causa delle proteste derivanti dal rosso sventolato a un suo compagno di squadra. Dopo le proteste, però, c’è stato anche un tentativo di aggressione:

Sono partiti insulti e minacce – spiega Di Rienzo – poi il giocatore si è lanciato verso l’arbitra. Era infuriato, ha iniziato a rincorrerla mentre gli altri della squadra continuavano a inveire contro la ragazza, nel frattempo due centrocampisti dell’Arpino sono partiti per bloccare il giocatore. Lei è scappata negli spogliatoi, dove è stata raggiunta dai carabinieri

Ha avuto una determinazione che probabilmente pochi avrebbero avuto nell’affrontare il problema – conclude Di Rienzo – Era decisa, anche quando si è temuto il peggio. Forse altri, uomini o donne, in quella stessa situazione e dopo le minacce gravi e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte e magari lasciato finire la partita. Invece lei non ha avuto incertezze

Allo stadio c’era anche la famiglia della giovane che l’aveva accompagnata. Non resta che attendere il verdetto del Giudice Sportivo che arriverà giovedì 19 ottobre e anche la Sezione Generoso Dattilo attende con il massimo riserbo la decisione. La società pontina, però, non ci sta. Sarebbe stata, per loro, “l’inadeguatezza” dell’arbitro argomento di discussione che “accomunava ambedue le tifoserie” a scatenare nella ragazza “ingiustificato panico” che ha portato alla sospensione del match “senza presupposti”. Nessuna menzione agli insulti sessisti, neanche alle minacce:

Il giocatore Altobelli, vedendosi forse negata la possibilità di poter parlare, esagerava nei toni, ma il contatto fisico non si è lontanamente sfiorato, merito anche degli altri atleti dell’Itri Calcio che fermavano l’Altobelli

Già questa non è un’ammissione di colpevolezza? Altrimenti perché ci sarebbe stato bisogno di ‘fermare’ il compagno di squadra?

“Non vi era alcun problema e ancora non capiamo il perché l’arbitro sia letteralmente fuggita”, confermano i tifosi dell’Itri Calcio. Insomma, nulla che avrebbe giustificato la sospensione della gara e la necessità di Sara Mainella di rifugiarsi negli spogliatoi, prima che intervenissero i carabinieri per assicurarsi che la situazione non degenerasse ulteriormente. La società pontina ha provveduto a inoltrare “preavviso di reclamo così come previsto dalle disposizioni federali”. Ora la palla passa alla Giustizia Sportiva.

AIA nella bufera: il Tribunale Federale fa crollare il sistema di valutazione degli arbitri

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Il mondo arbitrale è stato profondamente scosso negli ultimi giorni da una sentenza che passerà alla storia. Si tratta della sentenza 17/2017 del Tribunale Federale Nazionale (Sezione Disciplinare) con la quale è stato accolto il ricorso di Giovanni Greco, arbitro della Sezione di Roma 1. Greco, al termine della scorsa stagione, era alla CAI, vale a dire la prima delle cinque commissioni nazionali. Le altre quattro, salendo man mano di categoria sono CAN D, CAN PRO, CAN B e CAN A. Dopo due stagioni di militanza alla CAI, l’arbitro in questione è stato dismesso (cioè mandato a casa) ma ha fatto ricorso contro la sua dismissione muovendo tutta una serie di critiche al sistema valutativo dell’AIA.

Critiche su come vengono scelti gli Organi Tecnici – una nomina esclusivamente politica fatta da un Organo, il Comitato Nazionale, a sua volta esclusivamente politico – che non hanno quindi da regolamento particolari competenze per poter valutare. Questo si estende al meccanismo di valutazione degli arbitri e soprattutto al fatto che si tratta di una valutazione discrezionale e non motivata. Un arbitro si ritrova a essere dismesso a fine stagione o a essere non promosso senza alcuna motivazione.

Nelle norme di funzionamento degli Organi Tecnici si dice che le risultanze aritmetiche sono uno dei criteri, ma poi ci sono anche ‘altri criteri’ che non sono definiti. Alla luce di questi non definiti criteri, dovrebbero essere motivati i provvedimenti che vanno a incidere su aspetti fondamentali della selezione di una categoria che rientra in un sistema di diritto pubblico. L’AIA si è sempre opposta trincerandosi dietro la logica secondo la quale gli atti dell’Associazione non avrebbero valenza pubblicistica ma privatistica, ma questa tesi non ha fondamento: l’AIA fa parte della FIGC, la FIGC del CONI e il CONI è un ente pubblico, riceve denaro pubblico, utilizza denaro pubblico e, ovviamente, è tenuta al rispetto della legge 241/1990, intitolata “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”. Ciò incide sulla vita professionale delle persone, di soggetti che andranno ad arbitrare le partite. Un meccanismo assolutamente importante che non è per nulla trasparente.

Oltre a non essere definiti i criteri di selezione a inizio stagione, non viene nemmeno definito anticipatamente il numero di posti disponibili nelle varie categorie. Ciò avviene solo a stagione in corso e a decidere è il Comitato Nazionale che è un organo puramente politico (e non tecnico!). Questo apre una discrezionalità politica che è ben lontana dai principi di trasparenza e correttezza, come spiegato nell’ultima parte della sentenza:

Venuta meno la necessaria predeterminazione dei criteri, essendo stato rimesso alla libera determinazione dell’Organo tecnico di valutare ex post se applicare o meno gli ulteriori eventuali criteri ai fini della determinazione della graduatoria, in evidente violazione con i principi di trasparenza e imparzialità. Tra l’altro l’omessa predeterminazione dei criteri a inizio stagione non viola soltanto i principi di trasparenza e di imparzialità, ma lede inesorabilmente anche la par condicio degli arbitri, in quanto questi ultimi non sapendo i criteri sulla base dei quali saranno valutati non possono concorrere correttamente

Siamo dunque di fronte a una sentenza il cui impatto sta destabilizzando il mondo AIA, una denuncia accolta dal Tribunale Federale che di fatto mette in ginocchio tutto il sistema di valutazione degli arbitri. Greco è stato riammesso alla CAI contro le norme di funzionamento che prevedono che il limite di permanenza sia di due anni. Il Tribunale della FIGC ha annullato i provvedimenti di dismissione riammettendolo alla CAI e questo non potrà che lasciare pesanti strascichi. L’AIA impugnerà senza dubbio la sentenza (altrimenti a fine stagione si ritroverebbe con miriadi di ricorsi di altri arbitri) ma in ogni caso essa è destinata a incidere profondamente sull’Associazione poiché ha e avrà una chiara valenza di precedente giuridico. La speranza è che sia stato fatto il primo passo verso un sistema più meritocratico.

Fuorigioco non fischiato, finanziere-calciatore va dagli arbitri: “Datemi i vostri documenti”

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Un fuorigioco non fischiato. Un motivo tra i più banali scatena le proteste di un calciatore che se la prende con gli assistenti, entrambi originari del Nord Africa. Succede a Multedo, nel campionato Uisp, dove la partita tra Olimpic Pra’ Pegliese e Deportivo Davagna terminerà 3-5. L’episodio, una spiacevole routine sui terreni di gioco del calcio dilettantistico, sembra destinato a esaurirsi in campo, ma il giocatore in questione è un finanziere in forza al nucleo genovese.

Il 40enne, una volta terminato l’incontro, si dirige nello spogliatoio degli arbitri mostrando il tesserino di servizio e invitandoli a favorire i documenti, con la minaccia che in caso di rifiuto avrebbe chiamato anche i colleghi. Il Giudice Sportivo ha squalificato il finanziere per quattro giornate (già ridotte a 3) per “atteggiamenti minacciosi accompagnati da comportamenti gravemente intimidatori o aggressivi”, come si legge dal comunicato ufficiale.

La contesa, però, è tutt’altro che chiusa perché il finanziere ora minaccia anche di denunciare la terna arbitrale per falso ideologico, legato al referto arbitrale della partita. In fondo questo caso, pur essendo scoppiato su un campo di calcio, con il calcio c’entra veramente poco.

“Scusa Beatrice”: una maglia per chiedere perdono all’arbitro

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Il rugby non è abituato a certi episodi e quello che ha visto come vittima l’arbitro Maria Beatrice Benvenuti nel terzo girone di Serie A ha fatto scalpore. Durante il match contro il Valsugana Padova, il capitano dei Rangers Rugby Vicenza, l’italo argentino Bruno Andres Doglioli, ha placcato l’arbitro alle spalle. La società d’appartenenza ha preso subito le distanze da un gesto vigliacco che non ha nulla a che fare con i valori dello sport, tantomeno con il rugby.

Doglioli è stato squalificato per tre anni, una condanna esemplare su cui nessuno ha avuto da ridire, la più dura inflitta dal tribunale sportivo del rugby negli ultimi 20 anni. L’intera squadra dei Rangers Vicenza, inoltre, è scesa in campo contro il Casale indossando una maglietta speciale con la scritta: “Scusa Beatrice”. Un gesto di solidarietà nei confronti della 23enne per scusarsi a nome dell’intero popolo della palla ovale italiana.

Uniti allo staff e ai tifosi i nostri giocatori hanno voluto esprimere un segno di vicinanza e sostegno all’arbitro Maria Beatrice Benvenuti augurandole una pronta guarigione e un veloce rientro sui campi di gioco

L’esperto arbitro ha gradito il sostegno abbracciando virtualmente la squadra su Facebook:

Grazie Rangers Rugby Vicenza per il bellissimo gesto di sostegno fatto oggi in campo! Questo è lo sport che amiamo e questi sono gli uomini che si celano dietro il nostro rugby, grazie veramente di cuore

Foto Facebook Rangers Rugby Vicenza

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Spagna: arbitro picchiato brutalmente, giocatore cacciato dal club

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Il weekend calcistico ci ha presentato per l’ennesima volta un episodio di violenza. Siamo in Spagna, precisamente a Saragozza (Aragona), nel campionato Primera Regional. Sono, infatti, 19 le Federazioni territoriali (una per ciascuna delle Comunità autonome) che compongono la Federazione calcistica della Spagna. Al 28’ del primo tempo, nel match tra Miralbueno e San Juan, l’arbitro concede il secondo rigore a favore degli ospiti e il numero 14 dei locali lo aggredisce brutalmente.

Fahd Abbou El Mourabit, 18enne di origini marocchine, cade a terra e Chouaib Rhanim lo colpisce una seconda volta. La partita è stata ovviamente sospesa e il giovane direttore di gara è stato accompagnato all’ospedale Miguel Servet di Saragozza dal fratello, anche lui arbitro. “Ha riportato contusioni al collo, al cuoio capelluto e al viso. Deve stare a riposo con un collare morbido per tre giorni”, fanno sapere i medici.

Sto bene. Mi fa male un po’ il collo. È stata la prima volta che mi è successa una cosa del genere, ma non ho intenzione di smettere di arbitrare. È una cosa che amo e che mi rende molto felice

Il ragazzo non ha nessuna intenzione di arrendersi. I suoi genitori, Ahmed e Malika, lo sostengono anche perché i figli arbitri in famiglia sono ben tre: “E’ un ragazzo molto vitale. Ha tutto il nostro sostegno per fare quello che gli piace. E noi dobbiamo fare tutto il possibile affinché questo non accada di nuovo su un campo da calcio”. Fahd è in contatto con il Comitato Arbitri per decidere quali azioni intraprendere nei confronti del suo aggressore che almeno si è scusato:

Quello che è successo questa mattina non ha alcuna giustificazione. Da quel momento mi trovo in una nuvola di rabbia, incomprensione e rimpianto. Accetterò tutto quello che verrà deciso, non voglio essere un esempio di violenza

Intanto, il suo ormai ex club, il Miralbueno, ha già preso provvedimenti:

Ci scusiamo per quanto accaduto, non si possono mai giustificare questi atteggiamenti. Il giocatore sarà mandato via immediatamente dal club

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Howard Webb rivela: “I giocatori mi chiedevano di essere ammoniti per godersi il Natale”

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Ci è capitato più volte in passato di vedere giocatori cercare deliberatamente l’ammonizione al fine di saltare la partita successiva, un match ininfluente, per essere presenti a quella dopo. Avevano fatto clamore, ad esempio, i secondi gialli di Xabi Alonso e Sergio Ramos in Ajax-Real Madrid del novembre 2010 (quinta giornata della fase a gironi), pilotati su preciso ordine dell’allora tecnico dei Blancos José Mourinho ai suoi calciatori per avere la certezza di non perderli in vista del primo match a eliminazione diretta. All’epoca la UEFA era intervenuta con una squalifica ai danni del portoghese e delle multe a carico dei giocatori protagonisti. Giunge nuova, invece, la richiesta di alcuni calciatori di Premier League di farsi ammonire per non perdere la festività del Natale.

È quanto racconta l’ex arbitro inglese Howard Webb in un’intervista. In Inghilterra si gioca da tradizione a Santo Stefano, una delle giornate più belle per gli appassionati che vivono con trepidazione il Boxing Day e gli altri appuntamenti a cavallo di Capodanno. Evidentemente non tutti i tesserati erano ben disposti a sacrificare le giornate solitamente dedicate alle feste in famiglia per allenamenti e match ufficiali e hanno sfruttato la loro quinta sanzione, con conseguente squalifica da regolamento, in modo discutibile:

Non è una cosa che i tifosi vorrebbero sentire, ma alcuni giocatori mi chiedevano di essere ammoniti nel periodo di Natale

 

D’altronde basta veramente poco per ottenere lo scopo: “E’ sufficiente calciare lontano il pallone“, come racconta l’ex direttore di gara della finale di Champions League 2010 e della finale dei Mondiali in Sudafrica lo stesso anno. Mezzucci banali, studiati per far scattare sanzione e sospensione, che hanno scatenato delle reazioni su Twitter da parte dei tifosi: “Se i giocatori chiedono il cartellino giallo, dovrebbero essere multati e squalificati a lungo”. Difficile pensarla diversamente trattandosi di professionisti…

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Tragedia in Messico: arbitro espelle giocatore, subisce una testata e muore

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Una partita tra dilettanti si trasforma in tragedia in Messico. A Tulancingo, città che si trova nello Stato di Hidalgo (Messico centrale), un calciatore riceve un’espulsione e colpisce l’arbitro con una testata, durante il match tra Canarios e Rojo Gomez di domenica 6 novembre. Il direttore di gara cade a terra privo di sensi e quando i paramedici accorrono per prestare i soccorsi purtroppo è già tardi.

Secondo le informazioni raccolte dai media locali il giocatore in questione è Ruben Rivera Vázquez mentre l’arbitro si chiamava Victor Trejo. L’episodio ha provocato una rissa e il colpevole ne ha approfittato per scappare: le autorità sono sulle sue tracce.

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