Molestie da parte dell’Organo Tecnico: una ragazza rinuncia alla carriera di arbitro

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È un momento molto delicato in cui si parla spesso di violenza sulle donne e purtroppo non fa eccezione nemmeno il mondo arbitrale. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Sara Mainella ed Enrica Peretta, due ragazze che hanno rischiato grosso e che hanno subito violenze, verbali e non, solo per aver fatto il loro mestiere. Oggi raccontiamo la storia di un altro arbitro donna che ha dovuto addirittura rinunciare alla sua carriera. Il motivo? Le avances subite da chi avrebbe dovuto decidere se promuoverla o meno, l’Organo Tecnico Regionale. Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della città metropolitana di Firenze e da qualche mese della Regione Toscana, durante il suo incarico, ha trattato 50 denunce.

C’è anche chi ha rinunciato alla carriera di arbitro – spiega la consigliera – perché non ha voluto ‘fare la carina’ con il selezionatore regionale. È uno dei casi di discriminazione che non si è chiuso e ne sono amareggiata

A rivolgersi alla consigliera è stata una ragazza di Prato:

Dopo aver rifiutato le attenzioni del selezionatore regionale, che verifica l’idoneità degli arbitri e assegna le gare – racconta la Maestrelli – la ragazza è stata messa da parte. Non le è stata data la possibilità di avanzare nella carriera

Per una donna non è facile parlarne:

Ho fatto il possibile, per quello che mi compete. Sono andata personalmente a Roma a parlare con il responsabile nazionale degli arbitri. Siamo state ascoltate dai legali dell’Associazione Italiana Arbitri e poi, un paio di anni dopo, convocate dai Giudici Sportivi a Coverciano. La ragazza è riuscita a trovare anche una collega che aveva subìto lo stesso trattamento. Ma il caso è finito nel dimenticatoio. Non si è saputo più nulla. È bene denunciare le molestie, ma siamo consapevoli che questo tira addosso tanto di negativo. Per questo la prima reazione della vittima è nascondere

Arbitro donna presa a schiaffi: 4 anni e mezzo di squalifica per un 17enne

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La Giustizia Sportiva questa volta non ha fatto sconti. Un giocatore di 17 anni è stato squalificato per quattro anni e mezzo dopo aver schiaffeggiato e insultato un arbitro donna che lo aveva espulso. Il Giudice Sportivo ha anche squalificato fino all’8 dicembre prossimo un dirigente del Falasche per essere entrato indebitamente sul terreno di gioco rivolgendo all’arbitro parole offensive. Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodio, a dimostrazione del fatto che i tristi precedenti non hanno insegnato nulla.

Durante l’incontro del campionato Juniores primavera tra il Falasche di Anzio e la Borghesiana, match terminato con una sconfitta per 1-2 subita dalla squadra di casa, Enrica Peretta, arbitro della Sezione di Aprilia, aveva infatti espulso un calciatore neroniano per un intervento falloso su un avversario. Il 17enne non ha accettato il provvedimento e ha colpito con forza al volto il direttore di gara rincarando la dose con i soliti insulti sessisti. La ragazza è stata costretta a rifugiarsi negli spogliatoi e a recarsi in ospedale sotto shock, dove le sono stati dati tre giorni di prognosi. Ad accompagnarla è stato il padre che era sugli spalti.

L’episodio è finito subito al vaglio dei carabinieri, che hanno raccolto varie testimonianze, e il Giudice Sportivo ha punito il calciatore con una pena esemplare: non potrà giocare fino al 30 giugno 2021, quando avrà 21 anni e mezzo di età. La società GSD Falasche, con un comunicato, non ha accampato scuse e “senza se e senza ma” ha espresso “solidarietà all’arbitro” condannando “il comportamento scorretto del suo tesserato”. Allo stesso tempo, però, ha voluto evidenziare “il comportamento sempre corretto dei suoi tesserati, della dirigenza, degli allenatori e delle tante famiglie che, sacrificando il loro tempo, contribuiscono al buon andamento degli allenamenti e delle partite al fine di evitare possibili generalizzazioni. Allo sbaglio di un giovane, corrispondono gli innumerevoli esempi positivi di tantissimi atleti e di una società che, prima di essere impegnata nello sport, si preoccupa di formare, con valori positivi, gli uomini di oggi e di domani”.

Insulti sessisti a un arbitro donna e gara sospesa: “Dopo le offese, inseguita nello spogliatoio”

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Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione. Una ragazza davvero coraggiosa

Sara Mainella, foto Facebook

E’ finita così Arpino-Itri e a raccontarlo è Paolo Di Rienzo, presidente della squadra del piccolo Comune in provincia di Frosinone che nello scorso weekend ospitava i pontini dell’Itri Calcio in una gara di Promozione. La protagonista dell’accaduto è un arbitro donna, Sara Mainella, 23 anni e arbitro effettivo della Sezione di Roma 1 da 6, come riporta ‘La Repubblica’.

Durante il match la ragazza ha ricevuto continui insulti a sfondo sessista e la situazione è degenerata a pochi minuti dalla fine quando, con il risultato in parità, l’arbitro ha espulso Altobelli, calciatore dell’Itri, a causa delle proteste derivanti dal rosso sventolato a un suo compagno di squadra. Dopo le proteste, però, c’è stato anche un tentativo di aggressione:

Sono partiti insulti e minacce – spiega Di Rienzo – poi il giocatore si è lanciato verso l’arbitra. Era infuriato, ha iniziato a rincorrerla mentre gli altri della squadra continuavano a inveire contro la ragazza, nel frattempo due centrocampisti dell’Arpino sono partiti per bloccare il giocatore. Lei è scappata negli spogliatoi, dove è stata raggiunta dai carabinieri

Ha avuto una determinazione che probabilmente pochi avrebbero avuto nell’affrontare il problema – conclude Di Rienzo – Era decisa, anche quando si è temuto il peggio. Forse altri, uomini o donne, in quella stessa situazione e dopo le minacce gravi e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte e magari lasciato finire la partita. Invece lei non ha avuto incertezze

Allo stadio c’era anche la famiglia della giovane che l’aveva accompagnata. Non resta che attendere il verdetto del Giudice Sportivo che arriverà giovedì 19 ottobre e anche la Sezione Generoso Dattilo attende con il massimo riserbo la decisione. La società pontina, però, non ci sta. Sarebbe stata, per loro, “l’inadeguatezza” dell’arbitro argomento di discussione che “accomunava ambedue le tifoserie” a scatenare nella ragazza “ingiustificato panico” che ha portato alla sospensione del match “senza presupposti”. Nessuna menzione agli insulti sessisti, neanche alle minacce:

Il giocatore Altobelli, vedendosi forse negata la possibilità di poter parlare, esagerava nei toni, ma il contatto fisico non si è lontanamente sfiorato, merito anche degli altri atleti dell’Itri Calcio che fermavano l’Altobelli

Già questa non è un’ammissione di colpevolezza? Altrimenti perché ci sarebbe stato bisogno di ‘fermare’ il compagno di squadra?

“Non vi era alcun problema e ancora non capiamo il perché l’arbitro sia letteralmente fuggita”, confermano i tifosi dell’Itri Calcio. Insomma, nulla che avrebbe giustificato la sospensione della gara e la necessità di Sara Mainella di rifugiarsi negli spogliatoi, prima che intervenissero i carabinieri per assicurarsi che la situazione non degenerasse ulteriormente. La società pontina ha provveduto a inoltrare “preavviso di reclamo così come previsto dalle disposizioni federali”. Ora la palla passa alla Giustizia Sportiva.