Molestie da parte dell’Organo Tecnico: una ragazza rinuncia alla carriera di arbitro

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È un momento molto delicato in cui si parla spesso di violenza sulle donne e purtroppo non fa eccezione nemmeno il mondo arbitrale. Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di Sara Mainella ed Enrica Peretta, due ragazze che hanno rischiato grosso e che hanno subito violenze, verbali e non, solo per aver fatto il loro mestiere. Oggi raccontiamo la storia di un altro arbitro donna che ha dovuto addirittura rinunciare alla sua carriera. Il motivo? Le avances subite da chi avrebbe dovuto decidere se promuoverla o meno, l’Organo Tecnico Regionale. Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della città metropolitana di Firenze e da qualche mese della Regione Toscana, durante il suo incarico, ha trattato 50 denunce.

C’è anche chi ha rinunciato alla carriera di arbitro – spiega la consigliera – perché non ha voluto ‘fare la carina’ con il selezionatore regionale. È uno dei casi di discriminazione che non si è chiuso e ne sono amareggiata

A rivolgersi alla consigliera è stata una ragazza di Prato:

Dopo aver rifiutato le attenzioni del selezionatore regionale, che verifica l’idoneità degli arbitri e assegna le gare – racconta la Maestrelli – la ragazza è stata messa da parte. Non le è stata data la possibilità di avanzare nella carriera

Per una donna non è facile parlarne:

Ho fatto il possibile, per quello che mi compete. Sono andata personalmente a Roma a parlare con il responsabile nazionale degli arbitri. Siamo state ascoltate dai legali dell’Associazione Italiana Arbitri e poi, un paio di anni dopo, convocate dai Giudici Sportivi a Coverciano. La ragazza è riuscita a trovare anche una collega che aveva subìto lo stesso trattamento. Ma il caso è finito nel dimenticatoio. Non si è saputo più nulla. È bene denunciare le molestie, ma siamo consapevoli che questo tira addosso tanto di negativo. Per questo la prima reazione della vittima è nascondere

Sezione AIA di Como: “La vita dietro al fischio”

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Per chi come me è stato arbitro o lo è tuttora, rivivere le tappe iniziali di questa avventura rievocherà piacevoli ricordi. Per tutti gli altri, invece, sarà un modo per addentrarsi in una realtà che all’esterno è conosciuta solo superficialmente. È ancora ben marcata quella barriera regolamentare (per necessità), ma soprattutto culturale e mediatica (per italico vezzo) che esiste tra chi parla di arbitri e ovviamente ne prende le distanze – chi fa rispettare le regole è sempre antipatico – e chi arbitro sceglie di esserlo davvero per scoprire che oltre il luogo comune c’è ben altro.

Un ringraziamento ad Alessandro Ronchetti per il contributo, ad Andrea Colombo, l’ideatore del progetto, e a tutta la Sezione AIA di Como.

Dopo un fischio arbitrale spesso ci sono polemiche, moviole, articoli di giornale. Ma pochi sanno che dietro ogni fischio c’è una preparazione seria e faticosa, un percorso sportivo e di vita che coinvolge interamente le persone, che le porta ad essere arbitri dentro e fuori dal campo.
Per trasmettere questo messaggio, ma anche per far conoscere l’attività arbitrale a giovanissimi che potrebbero essere gli arbitri del futuro, la sezione A.I.A. di Como, presieduta da Adriano Sinibaldi, ha preparato un video di 8 minuti che racconta un mondo nascosto, “La vita dietro al fischio” (il titolo del video).
L’ideazione e la preparazione del video ha coinvolto numerosi arbitri della sezione, che hanno predisposto un copione e hanno girato le scene in una scuola di Cantù, per le vie della città di Como e in campo allo stadio Sinigaglia. Per le riprese è stato fatto anche uso di un drone.
Il video racconta il “reclutamento” di un giovane studente che conosce per la prima volta lo sport arbitrale sui banchi di scuola, grazie a tre giovani arbitri che poi vedrà in campo, proprio allo stadio Sinigaglia. Nello stesso tempo, viene descritta ogni fase della preparazione alla gara di un arbitro, dal momento “magico” dell’arrivo della designazione al briefing con gli assistenti, dall’arrivo al campo fino al fischio finale.
Dietro ogni fischio c’è quindi una realtà bellissima, fatta di concentrazione e allenamenti, ma anche di un coinvolgimento umano che pochi sport possono raggiungere.
Costruire questo video è stata un’esperienza intensa che ha reso più forte il legame tra gli arbitri della sezione di Como. Ma il vero obiettivo è quello di far conoscere il più possibile “La vita dietro al fischio”, perché il lavoro degli arbitri sia maggiormente apprezzato e perché tanti giovani che amano il calcio possano pensare di vivere il campo, ma da un’altra (affascinante) prospettiva.

La svolta storica della Sezione AIA di Milano: gli arbitri si costruiscono la loro casa

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Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero” (Albert Einstein). Venerdì 11 dicembre 2015 la Sezione Arbitri di Milano ha cambiato il suo mondo, ha riscritto la sua storia con la folle ambizione di innalzare il prestigio della città e dell’AIA tutta. L’ha fatto a modo suo, con il sudore della fronte e con il lavoro dei suoi associati che hanno trasformato dei ruderi abbandonati, dei locali disastrati, nella Sezione più bella d’Europa per la categoria arbitrale.

Il Centro Sportivo Saini diventa così la nuova casa dei fischietti di Milano, città in cui l’Associazione Italiana Arbitri è nata 104 anni fa. Gli arbitri del capoluogo lombardo, all’incirca 630 unità per 9700 gare dirette a stagione, meritavano di essere proprietari della loro abitazione e non semplici affittuari: “La Lega Nazionale Dilettanti ha commesso un errore – spiega il presidente Marcello Nicchi in riferimento al cambio di sede da via Pitteri -. Ha stabilito che a una certa ora la Sezione dovesse chiudere. La casa degli arbitri deve sempre restare aperta”. Al Saini era presente la Diocesi Ambrosiana, il Comitato Nazionale dell’Associazione al gran completo, l’assessora allo sport Chiara Bisconti e tutte le cariche istituzionali che l’evento richiedeva. È la straordinaria vittoria di Luca Sarsano al termine della partita più appassionante della sua carriera: il giovane presidente dell’AIA Milano, quasi in lacrime, ha ringraziato coloro che l’hanno sostenuto in questa folle – nell’accezione più vicina allo “Stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs – avventura. Il suo merito più grande è quello di aver costruito una squadra di uomini, prima che di direttori di gara, dimostrando che l’arbitraggio va ben al di là dell’andare in campo nel weekend per garantire la regolarità dei campionati: l’arbitro deve essere un esempio di lealtà, di spirito di sacrificio, di quella “rettitudine” che il Vescovo ausiliare Tremolada ha sottolineato nell’omelia della celebrazione che ha aperto la serata. Non potevano mancare i ringraziamenti ad Andrea Fanzago del Comune di Milano, alla stessa Chiara Bisconti, a chi ha dato il via ai lavori di ristrutturazione, dall’associato Stoilov al geometra Malaspina, al consiglio direttivo ma soprattutto a tutti quei ragazzi che, per la prima volta nella loro vita, hanno usato un pennello costruendo mattone dopo mattone una struttura che oggi può essere presa a modello. Con il taglio del nastro Milano ha aperto le porte dell’ex Sezione Umberto Meazza, fondatore dell’AIA, ribattezzata Meazza-Campanati, in onore dell’indimenticabile “Presidentissimo” Giulio Campanati. Nel cuore della nuova casa spicca un cortile dove è stata posizionata una pianta d’ulivo: “Una pianta fragile ma con delle radici forti. L’ulivo come metafora del dirigente che pianta il seme e attende con pazienza che l’albero cresca iniziando a dare i suoi frutti”, ha chiosato Alberto Zaroli, componente del Comitato Nazionale. Non era facile trovare dei locali idonei nel capoluogo lombardo considerate le risorse economiche a disposizione. Non era facile riuscirci in poco tempo dopo un invito non troppo implicito a cambiare aria. Gli arbitri di Milano ora possono anche vantare un polo di allenamento all’interno delle loro mura. Inizia così una nuova era per la Sezione Meazza-Campanati, chiamata a diventare un’eccellenza nel mondo dello sport nazionale. Tutti coloro che l’hanno creata si sono ritagliati un piccolo spazio nella sua storia e chi è stato arbitro può affermare con fierezza di sentirsi arbitro per sempre.