Benvenuti in Italia, dove le combine sono cosa buona e giusta anche a 13 anni

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La storia di oggi ci porta a Milano e precisamente alla categoria Giovanissimi fascia B. Lo scorso weekend si è conclusa la fase autunnale e i relativi campionati provinciali: per i ragazzi del 2004 di Alcione e Carducci c’era in palio l’accesso ai regionali nella fase primaverile. Entrambe le squadre hanno avuto, infatti, il merito di presentarsi all’ultima giornata a pari punti: 27 per l’esattezza, frutto di 9 vittorie ciascuna. Peccato, però, che il Carducci sia una società costola del club di via Olivieri e lo scontro “sorellicida” si sia trasformato in una farsa.

O meglio, non tutto è andato come previsto perché, pur non avendo nessuno la benché minima intenzione di tirare in porta, al minuto 66 (nei Giovanissimi si giocano due tempi da 35’) Tinelli, solo davanti al portiere, non è proprio riuscito a sbagliare. Non ce l’ha fatta. Gol del più attrezzato Alcione e 0-1 con appena 4’ da giocare. In campo e sugli spalti, però, non ci sono stati cenni di esultanza anche se il risultato stava certificando un traguardo da festeggiare per gli oranges. Anzi, è calato il gelo. Mani nei capelli dei giocatori che sono passati in vantaggio, alcuni hanno gridato apertamente “facciamoli segnare”. Palla al centro e c’è subito un tentativo di autogol non riuscito (anche in queste cose per il professionismo c’è tempo…). Poco male, è questione di attimi: dal corner che ne deriva il Carducci pareggia, 1-1 e tutti contenti. Fiuuu.

Tra i 2004 della Delegazione di Milano sono 11 le squadre promosse ai regionali sulle 91 iscritte: le 8 vincenti dei loro gironi e le 3 migliori seconde. Tutti sapevano chiaramente che il pareggio avrebbe qualificato entrambe con 28 punti: Alcione primo in virtù della differenza reti, Carducci migliore seconda insieme al Sedriano e spareggio tra Lombardia Uno e Bresso (entrambe a 27 punti nei rispettivi gironi) a eleggere la terza migliore seconda. Un verdetto talmente pacifico che un dirigente dell’Alcione a fine gara si è addirittura scusato con l’arbitro: “Doveva finire 0-0, non dovevamo segnare. Ci scusi”. Giancarlo Corbetta, ds del club, racconta anche questo retroscena: “Al momento dell’iscrizione delle due squadre, avevamo segnalato in Federazione che erano parte dello stesso club chiedendo in forma scritta che fossero inserite in due gironi diversi. Anche quando abbiamo visto i calendari, abbiamo nuovamente segnalato l’incongruenza, ma le nostre richieste non sono state prese in considerazione. La cosa più ridicola è che la partita sia stata calendarizzata all’ultima giornata”. Della serie non diteci che non vi avevamo avvisato.

A prendersi la colpa è il Delegato di Milano Luigi Dubini: “E’ stato un errore mio, una leggerezza, componendo i gironi mi è sfuggito di separare Alcione e Carducci”. Ci sarebbe poi la questione della filiera… Alcuni rappresentanti federali credevano che il problema non si ponesse nemmeno perché il Carducci non poteva soddisfare l’obbligo della filiera, vale a dire la necessità di avere tutte le squadre del Settore giovanile e della Scuola calcio (almeno una squadra di Allievi, una di Giovanissimi e una di Esordienti o Pulcini) come conditio sine qua non per accedere ai regionali. La filiera è stata pensata per salvaguardare le società che investono sui giovani, ma questo requisito indispensabile per poter partecipare ai regionali non riguarda i 2004… Possibile che chi si occupa dei regolamenti ed è tenuto a farli rispettare non li conosca? Possibile, evidentemente.

Da questo quadro emerge l’assoluta mancanza di accortezza da parte dei piani alti, ma pensate a quanto sarebbe stato bello vedere una partita vera tra Alcione e Carducci, con gli sconfitti che magari si sarebbero tolti l’enorme soddisfazione di vincere lo spareggio sudandosi così fino all’ultimo secondo i regionali. O immaginate, in caso di sconfitta, la loro consapevolezza di essere usciti a testa alta dando un esempio di sportività anche a giocatori di età e categorie superiori. Non è giusto biasimarli per non aver fatto un torto ai ragazzi che si allenano con loro, che condividono il loro stesso spogliatoio, ai loro amici. La colpa è del sistema in cui sono inseriti, dato che viene insegnato loro che vincere è l’unica cosa che conta fin dai Pulcini. Perché a 13 anni un risultato sportivo, il tutto e subito, dovrebbe essere secondario rispetto alla crescita dei nostri calciatori di domani. D’altronde, se si considera normale o inevitabile una combine tra 13enni è perché questi giovani hanno avuto determinati modelli. Merito dei personaggi illuminati che guidano il nostro calcio, merito della mentalità e della cultura sportiva del nostro Paese: “Meglio due feriti che un morto”. Poi, magari, capita anche di non qualificarsi per i Mondiali, ma questa è un’altra storia.

Pugno duro contro le bestemmie: 3 allenatori squalificati in 3 giornate

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Tre casi in nove giorni

Il vento sta cambiando e le ultime tre giornate di campionato tra Serie A e Serie B evidenziano un dato: tre tecnici sono stati squalificati per “avere proferito un’espressione blasfema”. Nello specifico si tratta di:

  • Rolando Maran, allenatore del Chievo, che nel match contro la Lazio “veniva chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre proferiva espressione blasfema, articolata in due locuzioni, individuabili dal labiale senza margini di ragionevole dubbio”.
  • Moreno Longo, mister della Pro Vercelli, per aver “al termine della gara (Spezia-Pro Vercelli, ndr), nel tunnel che adduce agli spogliatoi, contestato una decisione arbitrale proferendo espressioni blasfeme”.
  • Serse Cosmi, tecnico del Trapani, “per avere, al 44° del secondo tempo (di Trapani-Spezia, ndr), proferito un’espressione blasfema; infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale”.

Cosa dice il regolamento

Se tre indizi fanno una prova, è facile constatare che la soglia di tolleranza nei confronti di chi bestemmia si sia notevolmente abbassata da parte della Giustizia Sportiva. La Guida Pratica dell’AIA, in riferimento alla Regola 12, specifica al punto 52 che debba essere punita con l’espulsione o l’allontanamento ogni condotta che comporti offesa, denigrazione o insulto per qualsiasi motivo (colore, religione, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, …) o configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. L’uso di un linguaggio o di gestualità osceni, volgari irrispettosi, come pure di espressioni blasfeme deve essere considerato rientrare in detta previsione normativa. Al verificarsi di tali infrazioni, constatate direttamente o su segnalazione di un altro ufficiale di gara, l’arbitro deve espellere (se calciatore) o allontanare dal recinto di gioco il responsabile.

E’ cambiato il Giudice Sportivo: i calciatori si devono preoccupare?

La regola è chiara e conosciuta a ogni livello, dal calcio dilettantistico a quello professionistico, ma il segnale potrebbe essere riconducibile al cambio dei vertici voluto da Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, per riformare il sistema giudiziario sportivo. Dopo 10 lunghi anni, infatti, Giampaolo Tosel, finito nell’occhio del ciclone al termine della scorsa stagione per la sentenza Higuain (4 giornate di squalifica poi ridotte a 3) anticipata ai microfoni di Radio Marte, ha visto terminare il suo mandato. Al suo posto è stato nominato Giudice Sportivo della Lega di Serie A Gerardo Mastrandrea, figura giuridica di rilievo che ha ricoperto anche in ambito politico ruoli importanti. Tra gli altri è stato il presidente della Corte Sportiva di Appello Nazionale, il presidente della Corte Federale d’Appello e il presidente della Corte di Giustizia Federale presso la FIGC. Al momento della sua nomina, avvenuta proprio alla vigilia della terza giornata di campionato (Chievo-Lazio), Mastrandrea ha affermato: “Cercheremo di fare bene il nostro lavoro per contribuire a un sistema più moderno ed efficiente che ha bisogno di regole e rigore”. Finora ha mantenuto le promesse così come il collega Emilio Battaglia della Lega di Serie B. Resta da appurare se questo rigore verrà applicato anche nei confronti dei calciatori, una misura quasi impossibile da attuare perché comporterebbe un numero record di espulsioni e la conclusione di molte partite ben prima del 90′. Ma sulla linea sottile tra norme e buonsenso, il regolamento è uno e vale per tutte le componenti.

Come cambia il regolamento: il via in Copa America e a Euro 2016

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Archiviate le Coppe nazionali, la stagione 2015-16 può considerarsi conclusa per i club dei principali campionati europei. L’eccezione è la finale di Champions League del prossimo 28 maggio a Milano, dove Atletico e Real Madrid vedranno ancora applicato quello che possiamo definire il vecchio regolamento, pronto ad andare in soffitta per essere sostituito dal primo giugno 2016 da regole rinnovate e ristudiate con l‘ausilio di una spiegazione tecnica. Calciatori, allenatori e addetti ai lavori prendano nota: la Copa America e gli Europei sono alle porte ed è bene farsi trovare preparati!

Sul sito dell’IFAB, l’organo internazionale che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica e innovazione delle regole del gioco del calcio a livello internazionale e nazionale, vengono presentate le cosiddette Laws of the game, per ora disponibili solo in lingua inglese. Oltre a essere state rimosse molte parole per rendere la comprensione più semplice ed efficace, ci sono delle variazioni di diversa natura:

  • Formali, come nel titolo della Regola 6: da “Gli assistenti arbitrali” si è passati alla dicitura “Gli altri ufficiali di gara”, dato che ormai sono stabilmente incluse le figure degli addizionali, meglio conosciuti come arbitri di porta, oltre agli assistenti e al quarto uomo.
  • Precisazioni, come nella Regola 7, per specificare che l’arbitro dovrà far recuperare tutto il tempo perso nei casi di giocatori infortunati, con eventuale intervento dello staff medico per portarli fuori dal terreno di gioco, o qualora i calciatori si fermino per dissetarsi (novità nel regolamento) o per altre ragioni mediche previste dalle regole del gioco. Queste frequenti cause d’interruzione che portano a un recupero più corposo al termine dei periodi di gara sono state così messe nero su bianco.
  • Modifiche a livello contenutistico, quelle che ci interessano maggiormente.

La Regola 8 ad esempio è sempre stata un punto fermo fin dai campetti delle giovanili. Da questo momento in poi il pallone non dovrà più muoversi ed essere calciato in avanti per essere in gioco, ma basterà che venga calciato e chiaramente mosso. Ciò significa che sul calcio d’inizio non servirà più che un giocatore riceva il pallone calciato in avanti da un compagno, dovendo stazionare nella metà campo avversaria (cosa non permessa dal regolamento e motivo della variazione), ma basterà un solo uomo posizionato al centro del campo per passare la sfera direttamente all’indietro.

La Regola 11 è rimasta pressoché inalterata, ma è bene ricordare che un difendente che abbandona il terreno di gioco senza il permesso dell’arbitro (che per il fuorigioco equivale a essere sulla linea di porta) terrà tutti gli attaccanti in posizione regolare finché la difesa rinvierà il pallone fuori dalla propria area di rigore. A quel punto per l’arbitro nascerà una nuova azione che azzererà le posizioni precedenti mentre, secondo la vecchia regola, il difensore teneva tutti in gioco fino alla prima interruzione. Questo, però, è stato considerato penalizzante in caso di giocatori infortunati a bordo campo ed ecco spiegato il cambiamento.

Un altro chiarimento su questa regola evidenzia che le mani e le braccia di tutti i giocatori non contano nelle valutazioni di fuorigioco, portieri inclusi: in sostanza se un portiere si trova a essere il penultimo difendente (di solito è l’ultimo), le sue mani e le sue braccia non rilevano ai fini del fuorigioco anche se lui le potrebbe usare all’interno della propria area. Il portiere diventa quindi come un qualsiasi altro suo compagno di squadra.

Dulcis in fundo la famigerata Regola 12. Due cambiamenti molto importanti vanno sottolineati.

Pjanic,Inter-Roma

È stato cancellato il giallo automatico per un fallo di mano che interrompe un passaggio tra due avversari. Nelle ultime due stagioni questa regola ha portato ad ammonizioni pesanti per falli marginali commessi a metà campo facendo scattare gialli automatici paradossali.

Pjanic, Inter-Roma

Basti pensare a quello di Pjanic che gli costò l’espulsione in Inter-Roma o, sempre per restare a questa stagione, alle proteste motivate di Zenga sulla mancata seconda ammonizione a Vecino in Sampdoria-Fiorentina.

Vecino, Sampdoria-Fiorentina

Il giallo rimarrà sui falli di mano che interrompono una promettente azione avversaria o negli altri casi canonici, come quando un attaccante cerca di segnare di mano (comportamento antisportivo) o un difensore tenta – senza riuscirci, altrimenti scatta il rosso – di evitare la segnatura di una rete (condotta gravemente sleale).

Skriniar, Samp

Un’altra vittoria del buonsenso è l’addio alla tripla sanzione: rigore, espulsione, squalifica. Quando un difensore (il più classico è il caso del portiere) interviene in area negando un’evidente opportunità di segnare una rete all’avversario nel tentativo di giocare o di contendergli il pallone, scatterà solo l’ammonizione. Il rigore, infatti, punisce già il fallo senza bisogno di lasciare una squadra in inferiorità numerica. Attenzione, però, perché il cartellino rosso verrà comunque estratto dall’arbitro nei casi di spinte, trattenute, falli di mano e laddove non vi sia da parte del difendente l’intenzione o la possibilità di giocare il pallone e ancora, ovviamente, se il fallo prevede di per sé il cartellino rosso (come nella condotta violenta). Insomma, dovrà essere bravo l’arbitro a cogliere questa sfumatura mentre fuori area resterà inalterato il rosso per chiara occasione da gol così come lo conosciamo. Episodi come l’espulsione a Skriniar in Juventus-Sampdoria si tramuteranno in una punizione più sensata e non nella mannaia che ha rovinato tante gare.

Skriniar, Juve-Samp

Altre variazioni marginali riguardano i falli commessi non nei confronti degli avversari ma delle altre componenti (compagni di squadra, panchinari, arbitri) da ora puniti con un calcio di punizione diretto e non più indiretto. Infine, se un giocatore uscirà dal terreno di gioco come conseguenza naturale dell’azione (immaginiamo due uomini in corsa) e commetterà fallo nei confronti di un avversario, il gioco verrà ripreso con un calcio di punizione diretto sulla linea nel punto più vicino a quello dell’infrazione. Si considera che il fallo venga effettuato all’interno del terreno di gioco quindi occhio alle aree di rigore.