AIA nella bufera: il Tribunale Federale fa crollare il sistema di valutazione degli arbitri

No Comments

Il mondo arbitrale è stato profondamente scosso negli ultimi giorni da una sentenza che passerà alla storia. Si tratta della sentenza 17/2017 del Tribunale Federale Nazionale (Sezione Disciplinare) con la quale è stato accolto il ricorso di Giovanni Greco, arbitro della Sezione di Roma 1. Greco, al termine della scorsa stagione, era alla CAI, vale a dire la prima delle cinque commissioni nazionali. Le altre quattro, salendo man mano di categoria sono CAN D, CAN PRO, CAN B e CAN A. Dopo due stagioni di militanza alla CAI, l’arbitro in questione è stato dismesso (cioè mandato a casa) ma ha fatto ricorso contro la sua dismissione muovendo tutta una serie di critiche al sistema valutativo dell’AIA.

Critiche su come vengono scelti gli Organi Tecnici – una nomina esclusivamente politica fatta da un Organo, il Comitato Nazionale, a sua volta esclusivamente politico – che non hanno quindi da regolamento particolari competenze per poter valutare. Questo si estende al meccanismo di valutazione degli arbitri e soprattutto al fatto che si tratta di una valutazione discrezionale e non motivata. Un arbitro si ritrova a essere dismesso a fine stagione o a essere non promosso senza alcuna motivazione.

Nelle norme di funzionamento degli Organi Tecnici si dice che le risultanze aritmetiche sono uno dei criteri, ma poi ci sono anche ‘altri criteri’ che non sono definiti. Alla luce di questi non definiti criteri, dovrebbero essere motivati i provvedimenti che vanno a incidere su aspetti fondamentali della selezione di una categoria che rientra in un sistema di diritto pubblico. L’AIA si è sempre opposta trincerandosi dietro la logica secondo la quale gli atti dell’Associazione non avrebbero valenza pubblicistica ma privatistica, ma questa tesi non ha fondamento: l’AIA fa parte della FIGC, la FIGC del CONI e il CONI è un ente pubblico, riceve denaro pubblico, utilizza denaro pubblico e, ovviamente, è tenuta al rispetto della legge 241/1990, intitolata “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”. Ciò incide sulla vita professionale delle persone, di soggetti che andranno ad arbitrare le partite. Un meccanismo assolutamente importante che non è per nulla trasparente.

Oltre a non essere definiti i criteri di selezione a inizio stagione, non viene nemmeno definito anticipatamente il numero di posti disponibili nelle varie categorie. Ciò avviene solo a stagione in corso e a decidere è il Comitato Nazionale che è un organo puramente politico (e non tecnico!). Questo apre una discrezionalità politica che è ben lontana dai principi di trasparenza e correttezza, come spiegato nell’ultima parte della sentenza:

Venuta meno la necessaria predeterminazione dei criteri, essendo stato rimesso alla libera determinazione dell’Organo tecnico di valutare ex post se applicare o meno gli ulteriori eventuali criteri ai fini della determinazione della graduatoria, in evidente violazione con i principi di trasparenza e imparzialità. Tra l’altro l’omessa predeterminazione dei criteri a inizio stagione non viola soltanto i principi di trasparenza e di imparzialità, ma lede inesorabilmente anche la par condicio degli arbitri, in quanto questi ultimi non sapendo i criteri sulla base dei quali saranno valutati non possono concorrere correttamente

Siamo dunque di fronte a una sentenza il cui impatto sta destabilizzando il mondo AIA, una denuncia accolta dal Tribunale Federale che di fatto mette in ginocchio tutto il sistema di valutazione degli arbitri. Greco è stato riammesso alla CAI contro le norme di funzionamento che prevedono che il limite di permanenza sia di due anni. Il Tribunale della FIGC ha annullato i provvedimenti di dismissione riammettendolo alla CAI e questo non potrà che lasciare pesanti strascichi. L’AIA impugnerà senza dubbio la sentenza (altrimenti a fine stagione si ritroverebbe con miriadi di ricorsi di altri arbitri) ma in ogni caso essa è destinata a incidere profondamente sull’Associazione poiché ha e avrà una chiara valenza di precedente giuridico. La speranza è che sia stato fatto il primo passo verso un sistema più meritocratico.