Arbitri: il dossier della CAN Pro agita l’AIA, prospettive incerte

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L’Associazione Italiana Arbitri è alle prese con un momento delicato. È notizia degli ultimi giorni la pubblicazione di un dossier anonimo, materiale assolutamente top-secret che una talpa ha fatto trapelare dall’interno rendendo di dominio pubblico le valutazioni degli arbitri della CAN Pro fino allo scorso 18 febbraio. Voti e giudizi dei singoli arbitri e assistenti spiattellati nel dettaglio, una fuga di notizie che mina la credibilità del sistema.

La sentenza Greco aveva già scosso l’AIA in merito ai criteri di valutazione degli arbitri. L’ex arbitro CAI Greco, dopo essere stato mandato a casa, ha fatto causa civile all’AIA per risarcimento danni. In discussione c’erano i criteri di promozione e dismissione degli arbitri, criteri né equi né trasparenti secondo Greco: quanto emerso dagli archivi della CAN Pro non fa che alimentare ulteriori dubbi. Alcuni direttori di gara possono vantare una sfilza di 8,60 (giudizio ottimo che a fine anno può valere il salto di categoria), anche in partite dove i loro assistenti non hanno ben figurato meritandosi voti ben più bassi.

Alla base di queste stime, secondo chi discute l’imparzialità degli Organi Tecnici, ci sarebbe un criterio di favoritismo geopolitico, dimostrato dal fatto che in partite che presentano pesanti svarioni le componenti arbitrali vengono valutate con un metro di giudizio non omogeneo. Il ‘Corriere dello Sport’ parla di regioni e personaggi specifici: il Piemonte per Calcagno che è di Nichelino (stessa Sezione di Pairetto, ndr), la Lombardia per Faverani che è di Lodi, la Campania per il vicepresidente federale Pisacreta della Sezione di Salerno, la Toscana per la provenienza del presidente Nicchi che è di Arezzo, l’Emilia e in particolare Bologna “per l’amicizia che lega l’attuale designatore della Serie A Rizzoli a Faverani, con lui alla finale dei Mondiali 2014 in Brasile”. Accuse pesanti tanto che l’AIA sta valutando la possibilità di tutelarsi da un punto di vista legale.

In ogni caso i dati del dossier, arrivato anche tra le mani del presidente del CONI Malagò, secondo quanto riferisce il quotidiano romano, danno un prospetto sufficientemente chiaro di chi passerà a fine stagione e chi no: con che spirito andrà in campo chi si trova in fondo alla graduatoria sapendo di non avere più un obiettivo per cui arbitrare? Che comportamento avranno i giocatori che sanno di avere di fronte un arbitro relegato alle retrovie della classifica dei fischietti? Un arbitro può essere così screditato prima ancora che cominci la gara. Queste informazioni top-secret dovrebbero essere comunicate ai diretti interessati dopo il 30 giugno: questo prevede il regolamento.

In quei giorni andranno in scena i Mondiali di calcio in Russia, un tasto dolente per l’Italia che non si è qualificata: poteva, però, essere un’occasione enorme per i nostri fischietti dato che la loro strada è sempre per forza di cose legata alle sfortune della Nazionale azzurra e viceversa. Invece, in Russia ci sarà solo la squadra guidata da Rocchi a rappresentarci mentre ad esempio Orsato o validissimi assistenti come Manganelli o Di Fiore (dei fuoriclasse nel ruolo) vedranno i Mondiali dalla tv. L’opportunità di mandare più di una terna è stata colta dagli americani: perché non è stato fatto lo stesso con i nostri ben più esperti fischietti? La generazione dei Tagliavento (45 anni), Damato (45), Rocchi (44), Mazzoleni (43), Banti (43), Orsato (42), Calvarese (42) è ormai prossima al pensionamento per limiti d’età. Il ricambio generazionale è pronto? È tempo di riflessioni nell’AIA e servono direttive chiare anche in tema di VAR: passare dallo scetticismo all’esaltazione e poi ancora ai dubbi (“Non so se ci sarà anche l’anno prossimo”, ha affermato il presidente Nicchi) non aiuta a placare il caos.

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Come eliminare la VAR? Con un bandierone! In Portogallo l’autogol arriva dagli spalti

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Negli ultimi tempi si parla tanto di tecnologia, applicata correttamente o meno al calcio. Quello che è successo, però, in Desportivo Aves-Boavista, match valido per il campionato portoghese (Primeira Liga) ha dell’incredibile.

I padroni di casa sono avanti per 2 a 0 e segnano anche la terza rete: sugli sviluppi di un corner un giocatore colpisce la palla di testa facendo la sponda per un compagno appostato sul secondo palo che insacca. L’arbitro ha la netta sensazione che ci sia un fuorigioco e decide così di ricorrere alla VAR: un caso semplice da risolvere, un controllo immediato sul gol segnato (da protocollo) che non si presta a troppe interpretazioni.

https://twitter.com/TheSportsman/status/961161417129910272

Peccato che in quel momento i tifosi del Boavista stiano sventolando con orgoglio un bandierone banconero che va a impallare la telecamera. Morale? Gli assistenti dell’arbitro non possono emettere il verdetto, senza quell’angolazione il controllo è nullo. In mancanza dell’ausilio della tecnologia, l’arbitro è così costretto a confermare la sua prima decisione: gol, 3-0 e tutti a casa, compresi i tifosi del Boavista che non hanno fatto un grande favore ai propri beniamini…

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VAR punto e a capo: la giornata peggiore, cosa non funziona più e come ripartire

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In uno dei momenti storici peggiori per l’Italia calcistica, a pochi mesi da un Mondiale che ci vedrà semplici spettatori da divano, un piccolo motivo di vanto sembrava essere la VAR. Siamo stati tra i primi a volerla, a testarla off-line e in particolare siamo stati i primi a farla entrare in un campionato europeo importante come la Serie A. Giornata per giornata, partita per partita, senza più passare da amichevoli o Coppe nazionali come avviene altrove: la rivoluzione è stata enorme, la VAR è diventata una parte fondamentale del gioco e di conseguenza è cambiato anche il modo di arbitrare.

Non era semplice abituarsi, soprattutto in un Paese come il nostro che non brilla certamente per cultura sportiva, ma i primi risultati e i primi bilanci erano positivi: una media di tre errori evitati a giornata nei primi sette turni di campionato, una diminuzione dei falli di gioco, meno gialli, meno rossi e simulatori smascherati.

Cosa è cambiato

Da un paio di mesi a questa parte sembra che il messaggio “ormai è la VAR ad arbitrare” abbia provocato un clamoroso autogol. La sensazione è che si stia cercando di far recuperare l’antico protagonismo all’arbitro centrale perdendo di vista l’unico obiettivo comune: prendere le decisioni giuste. Nelle ultime settimane la VAR viene usata di meno, ma soprattutto viene usata peggio e l’ultima giornata di campionato ci fornisce purtroppo tanti esempi di quello che non sta più funzionando.

Prendiamo Crotone-Cagliari. Il contatto in area tra Faragò e Nalini è di lievissima entità e Tagliavento giustamente lascia correre. Il Var Damato richiama l’attenzione dell’arbitro di Terni che a quel punto effettua la on field review. Un contatto, seppur minimo, c’è e i replay non possono che enfatizzarlo. Tagliavento a bordocampo propende per l’assegnazione del rigore. Ma questo è un chiaro errore? No, la VAR in questo caso non doveva intervenire.

Il protocollo

La dizione chiaro errore, concetto condiviso da mesi da molti colleghi tuttora in forza all’Associazione Italiana Arbitri con i quali il confronto è sempre aperto, non funziona. Voi, in veste di arbitro centrale, come vi sentireste se un collega comodamente seduto davanti a un monitor che ha tutte le immagini a disposizione vi dicesse di riguardare un’azione che avete appena giudicato? Pensereste che avete sbagliato perché chi vi parla lo fa in presenza di un chiaro errore diventando quindi il vostro supervisore.

A Napoli si verifica un episodio simile, anzi la simulazione di Callejon è chiarissima. Mazzoleni, al contrario di Tagliavento, fischia subito il rigore mentre il Var Orsato non interviene. Obiezione: se su alcune decisioni – leggasi la posizione geografica di fuorigioco – l’arbitro non ha bisogno di andare a bordocampo, sulle valutazioni soggettive non deve essere richiamato dal Var in caso di chiaro errore? Così recita un protocollo macchinoso e fonte di confusione. E allora perché Orsato non ha “corretto” Tagliavento? Qui si torna al primo punto e alla sensazione che la centralità dell’arbitro centrale – a maggior ragione se si tratta di un Tagliavento e non di un “novellino” – tenda a essere ripristinata. Perché, infine, è stata annullata la rete di Ceccherini? Il fuorigioco di Budimir non era punibile, non ostruiva la visuale del portiere e non precludeva la sua possibilità d’intervento. Dunque a cosa è servita la on field review?

Mani-comio e fuorigioco

Sul mani-comio le difficoltà sono evidenti, anche con l’ausilio dei replay (l’ultimo esempio è il caso Cutrone), e bisognerebbe solo attenersi al regolamento sfruttando le migliori immagini a disposizione. La difficoltà di dover valutare due componenti fondamentali come fuorigioco e fallo di mano contemporaneamente sui gol fa parte del gioco e del compito (non facile) dei Var. Veniamo dunque al fuorigioco che non è tra i quattro parametri inseriti nella revisione della VAR, ma che può essere analizzato in caso di gol e motivo per il quale gli assistenti tardano ad alzare la bandierina. In Torino-Benevento la rete di Obi viene annullata per off-side. Dopo pochi minuti e la revisione del Var Abisso, Mariani, in questo caso obbligato ad ascoltare il collega, assegna la rete. Obi è leggermente in fuorigioco e in questi casi limite va confermata la decisione del campo. Peccato che la prima decisione fosse proprio il fuorigioco, una chiamata complicatissima ma giusta.

Da dove ripartire

In sostanza, la VAR da valido alleato quale era e può ancora essere, rischia addirittura di rovinare quanto di buono viene deciso in campo. Serve chiarezza da parte di chi dà le direttive agli arbitri e da parte degli addetti ai lavori che devono spiegare gli errori sulla base del regolamento e non dei campanilismi. La cosa peggiore adesso sarebbe buttare via tutto, tornare indietro e sfruttare questa ondata di dissenso per eliminare la tecnologia. La VAR non è un aiuto agli arbitri, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate, più spettacolare e con meno errori. Dietro le macchine ci sono, però, sempre degli uomini che non sono infallibili. Non roviniamoci con le nostre mani.

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Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

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Il gioco del calcio si è evoluto negli anni. Abbiamo assistito a modifiche regolamentari e all’introduzione di figure o strumenti tecnologici più o meno riusciti: si pensi al fiasco degli addizionali o al successo della Goal Line Technology. Nessuna novità, però, aveva mai segnato il modo di intendere, giudicare e vivere il calcio come la VAR. Stiamo attraversando una fase di passaggio, una rivoluzione dall’epoca pre a quella post VAR e dobbiamo abituarci.

È cambiato il modo di raccontare le partite da parte dei cronisti che cercano di capire e semplificare a beneficio di chi ascolta. È cambiato il modo di esultare da parte dei protagonisti in campo, sintetizzato alla perfezione da Daniele De Rossi: “Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi di fare la figura del cretino”.

È cambiato il modo di esultare a casa e sugli spalti perché i tifosi, prima di lasciarsi andare dopo un presunto fallo da rigore o soprattutto dopo un gol potenzialmente viziato da un’irregolarità, aspettano qualche interminabile secondo. Ed è questa la parte più difficile.

Prima era sufficiente dare un’occhiata all’arbitro, per i più raffinati all’assistente (“Sta andando verso il centrocampo? È andata”), ora no ma l’attesa è più facile da digerire se i risultati sono fedeli a quello che racconta il campo. I dati diffusi da Rosetti, responsabile VAR in Italia, spiegano l’impatto che ha avuto la tecnologia sul gioco nelle prime sette giornate di campionato: nell’arco di 69 gare sono state 309 le azioni finite sotto la lente d’ingrandimento. In 288 casi la scelta della terna arbitrale è stata confermata, 21 volte cambiata. Una media di tre errori evitati a giornata. Già questo è un risultato tangibile. Di queste 309 il 59% ha riguardato i gol perché ogni azione da gol viene giustamente rivista (cosa c’è di più importante in questo gioco?), il 27% i rigori e il 14% il resto quindi, in sostanza, i rossi diretti. Ci sono, però, altri dati oggettivi che ci spiegano la direzione verso la quale sta andando lo sport più amato dagli italiani. I falli di gioco sono scesi da 260 a 203 mentre i gialli sono passati da 313 a 245 e i rossi da 24 a 15.

La spiegazione è semplice: ci voleva la famosa ‘certezza della pena’ per limitare il numero di irregolarità dei calciatori, ora consapevoli che rischiano grosso e che difficilmente potranno farla franca. Si gioca di più (il tempo effettivo è addirittura aumentato da 50’ e 19’’ a 51’ e 10’’) a fronte di recuperi leggermente più lunghi (19 secondi di media) e revisioni via via più rapide (da 1′ 22” nelle prime tre giornate si è scesi a 40″) a cui vanno aggiunti 54’’ di media serviti agli arbitri per rivedere i replay e prendere la decisione finale (on field review). Un piccolo prezzo da pagare in fondo per arrivare a verdetti corretti. Ci sono stati degli errori (pochi a dire il vero), come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus quando non fu ravvisato il fuorigioco di Galabinov, o delle problematiche tecniche, come sul fuorigioco di Kean per le linee tracciate dal software, strumento migliorabile e non ancora accurato quanto la GLT. Sull’annullamento del gol di Mandzukic – un caso nuovo che a caldo ha spiazzato qualcuno – il protocollo è stato, invece, rispettato alla perfezione.

Ci sono più rigori: 20 lo scorso anno, 34 quest’anno. Una differenza sostanziale che porterà a un’evoluzione nel modo di stare in campo, come ha intuito Giampaolo: “Con la moviola si può giudicare diversamente in area quindi aumenteranno i rigori assegnati: tutto ciò porterà le squadre, grandi e piccole, a interpretare la gara in maniera diversa, a difendere più lontano dall’area, a giocare di più. Migliorerà lo spettacolo e quindi il gioco”. Cambia dunque anche il modo di difendere, ci sono meno falli e si fa più attenzione in area di rigore nel marcare “senza cadere in tentazione”, evitando i tipici falletti di mestiere. Oltre ai difensori devono stare in guardia anche gli attaccanti perché la VAR smaschera i simulatori: se in area ti lasci cadere vai incontro a un giallo certo (fin qui due sole ammonizioni per simulazione in area). Insomma, l’abilità nell’ingannare l’arbitro non verrà più premiata e i calciatori lo stanno già capendo. È cambiato anche il modo di arbitrare e anche se bisognerebbe continuare a farlo come se la tecnologia non ci fosse, ogni arbitro inconsciamente sa che la VAR c’è e cosa comporta. Abbiamo visto, per esempio, quanto non sia scontato per un assistente dover attendere lo sviluppo dell’azione e lasciare la bandierina abbassata pur essendo convinto di aver rilevato un fuorigioco.

L’impatto della tecnologia sul gioco può, anzi deve migliorare. La priorità era la comunicazione tra Var e arbitro centrale: ora ci sono due linee in modo da evitare blackout. I prossimi obiettivi sono la visione delle immagini e magari in futuro ci saranno i replay pure negli stadi. Si va verso la trasparenza ma già adesso, dopo una revisione, tutti si sentono più rinfrancati sia in campo che fuori. I prossimi investimenti verranno destinati al guardalinee elettronico: togliere tutti gli errori chiari ed evidenti sarà una conquista. Certo, resteranno discrezionalità, interpretazione e polemiche in altri casi, ma non assisteremo più a scandali come una qualificazione ai Mondiali macchiata da un doppio fallo di mano (Henry in Francia-Irlanda 2009). La disinformazione, anche da parte di alcuni addetti ai lavori, non è tollerabile e chi pensa che la VAR sia nata solo per aiutare gli arbitri è ben lontano dallo spirito di questa innovazione. L’entità di questa svolta epocale, ancora in fase sperimentale, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate e più spettacolare. Siamo entrati in una nuova era ed è impensabile tornare indietro.

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Primo rigore concesso con la VAR, ma era fuorigioco? Atletico Nacional contro la FIFA

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Quello che è successo questa mattina in occasione della prima semifinale del Mondiale per club scatena le polemiche. La VAR, infatti, era stata sperimentata in modalità online solamente in sporadiche occasioni, come in una serie inferiore americana e in Coppa d’Olanda. Tutti attendevano quindi la sua applicazione in un evento dal grande appeal come il Mondiale per club e in molti hanno festeggiato l’assegnazione di un rigore grazie alla video assistenza arbitrale al 31’ del primo tempo.

A Osaka, nel corso del match tra Atletico Nacional e Kashima Antlers, l’intervento in area di Berrio su Daigo richiama l’attenzione del VAR Danny Makkelie che induce l’ungherese Viktor Kassai a visionare l’episodio. L’arbitro ungherese rivede le immagini sul monitor e decide di assegnare il penalty alla formazione giapponese, poi realizzato da Shoma. Finita l’azione, dopo due minuti dal contatto incriminato, l’ungherese corre a bordo campo per rivederlo e in 15 secondi prende la sua decisione: rigore. Alla fine, tra il fallo e la trasformazione del rigore trascorrerenno ben 4 minuti e 20 secondi.

Da qui, però, nasce il giallo. Il giocatore del Kashima Antlers che ha subito il fallo da rigore (l’ultimo a destra nel fotogramma) si trova in posizione geografica di fuorigioco. I tifosi dell’Atletico Nacional non ci stanno e su Twitter denunciano l’accaduto: “Si trattava di un fuorigioco evidente. Si dovrebbe rivedere nuovamente la giocata e annullare il gol”, recita il tweet dei fan del club. In effetti, la posizione di off-side è ravvisabile anche a occhio nudo grazie alla linea dell’area di rigore.

La FIFA, però, ha preso posizione sull’accaduto:

L’assistente arbitro ha correttamente applicato la tecnica ‘wait and see’, ‘aspetta e guarda’ rispetto alla valutazione della posizione di fuorigioco o meno del giocatore che aveva subito il fallo. Il giocatore (Daigo) non è stato ritenuto in posizione di fuorigioco in quanto non sarebbe stato in grado di sfidare l’avversario per la palla. Così Kassai ha potuto valutare solo l’episodio del calcio di rigore, poi assegnato

Fuorigioco non punibile: questo è il verdetto. Busacca, capo degli arbitri della FIFA, ha aggiunto: “E’ stata la prima applicazione dal vivo del sistema ‘Video Assistant Referees’, è successo in una competizione FIFA ed è una novità per tutti. Specialmente il fatto di aver visto l’arbitro correre verso l’area replay a bordo campo, per consultare il video”. “Nell’azione della partita di oggi – precisa lo svizzero – la comunicazione fra l’arbitro e l’assistente video è stata chiara, la tecnologia ha lavorato bene e la decisione finale è stata presa da Kassai, quindi dall’arbitro. E sarà sempre così, perché la VAR è solo un supporto tecnico”. Insomma, ben venga la tecnologia ma la fase di sperimentazione serve eccome. Occorre ancora del tempo per assimilare funzionamento, comunicazione tra le varie componenti arbitrali e applicazione della VAR per non correre il rischio di guardare la pagliuzza e di non vedere la trave. La morale è comunque una: anche con la VAR le polemiche non si placheranno e oggi ne abbiamo avuta una chiara dimostrazione.

Italia-Germania: la VAR annulla il gol di Volland, ma è subito polemica

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I test servono a questo, ad abituarsi alle situazioni più complesse per allenarsi e farsi trovare pronti quando la Video Assistant Referees entrerà stabilmente nel mondo del calcio. Ne ha avuto la dimostrazione il team arbitrale che ha diretto l’amichevole Italia-Germania. Al 62’ Kimmich serve dalla destra Volland che insacca il pallone alle spalle di Donnarumma. L’assistente Barbosa Tavares alza la bandierina senza esitazioni. A fine gara è Massimo Busacca, responsabile arbitri della FIFA, a svelare come sono andate le cose:

Non ho deciso io, ma i due assistenti alla VAR. In sei secondi sono riusciti a valutare che il ginocchio di Volland era avanti. Quindi la decisione di annullare quella rete era giusta. Anche da queste immagini riusciamo a commentare quello che la VAR ha visto in sei secondi

italia-germania

Discorso chiuso? Un successo della tecnologia? Così non sembrerebbe perché la difficoltà nel prendere una decisione simile alimenta dei dubbi sui quali si sta lavorando, come ribadisce lo stesso Busacca. Valutare che il ginocchio di Volland era in fuorigioco mette a dura prova anche un computer, figuriamoci degli esseri umani che devono bloccare mentalmente l’immagine in una frazione di secondo. Per questo motivo si sta studiando l’introduzione di uno strumento che valuti l’offside modello Goal Line Technology al fine di emettere in tempi rapidissimi una sentenza definitiva anche sul centimetro. Il piano B sarebbe modificare la regola rendendola più semplice con un tuffo nel passato.

Roberto Rosetti, responsabile della VAR in Italia, conferma tempi e prospettive della nuova frontiera del calcio:

Il nostro obiettivo resta iniziare con la prossima Coppa Italia

“Si sta lavorando in modo produttivo, i risultati si vedono, bisogna ottimizzare alcune situazioni ma stiamo lavorando. L’arbitro non è indebolito, siamo concordi in questo anche con Pierluigi Collina. È importante che il direttore di gara mantenga la sua autorevolezza. Più passa il tempo e più mi convinco che sarà un’innovazione importante”, conclude Rosetti che dopo Italia-Francia a Bari e la gara di Bergamo dell’Under 21 contro la Danimarca ha visto all’opera la terza sperimentazione online della VAR, nella speranza che il lavoro dei video assistenti porti ai risultati auspicati.

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Da Milan-Juventus ad Atalanta-Inter: la VAR è urgente, ma la GLT viene contestata!

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La nona giornata della Serie A 2016-17 verrà ricordata come quella dei paradossi. A spiccare è l’annullamento del gol regolare di Pjanic in Milan-Juventus, ma anche un malfunzionamento della Goal Line Technology durante il derby della Lanterna che ha portato come conseguenza accese proteste dei giocatori del Chievo per una rete non convalidata a Gamberini a Empoli. Giustamente viene invocata la tecnologia, ma se non ci si fida nemmeno del supporto elettronico sarà dura ottenere la svolta auspicata.

empoli-chievo

Andiamo con ordine. A Genova il primo tempo è ricco di episodi: l’1-1 del Genoa è regolare perché Rigoni è tenuto in gioco da Silvestre sul cross di Edenilson. L’annullamento del gol di Pandev è più controverso: l’attaccante sembra avere il busto leggermente oltre Quagliarella, penultimo difendente, ma parliamo di centimetri e in ogni caso non si può considerare un errore.

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Poi succede qualcosa di anomalo: sul colpo di testa di Silvestre che colpisce la traversa e ricade sul terreno di gioco ben al di qua della linea di porta, gli orologi dei collaboratori di Tagliavento vibrano. Il gioco viene necessariamente fermato dall’arbitro e i tecnici confermano la decisione di partenza: non è gol. Giusto assegnare il rigore a Quagliarella, poi parato da Perin: il portiere del Genoa tocca l’attaccante con la mano destra sulla gamba destra e si guadagna un giallo. Corretto perché non c’è un’evidente opportunità di segnare una rete e Perin cerca comunque di intervenire onestamente sul pallone (il nuovo regolamento parla chiaro).

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A San Siro prima del caso della giornata c’è una manata di Paletta ai danni di Bonucci a palla lontana: il difensore rossonero rischia di provocare un rigore, ma Rizzoli decide di lasciar correre su suggerimento di Massa. Al 36’ la punizione di Pjanic s’insacca alle spalle di Donnarumma: Cariolato non alza la bandierina ed evidentemente considera buona la posizione di Bonucci. Se Bonucci parte in posizione regolare, Benatia è invece in off-side, ma non è punibile perché il suo fuorigioco è passivo dato che si disinteressa e non influenza il portiere. L’unico che tenta di deviare il pallone e ostruisce la linea di visione del portiere è proprio Bonucci che era partito da dietro.

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Le considerazioni sono le seguenti:

  1. 1. La cosiddetta linea di visione del portiere sta prendendo il sopravvento nelle valutazioni di fuorigioco a tal punto che su un incrocio o si rischia di sbagliare la cosa fondamentale (banalmente chi è in fuorigioco e chi no?) o si puniscono anche dei giocatori che non fanno nulla per influenzare il portiere. La regola è cervellotica, crea sempre problemi a velocità naturale e andrebbe rivista.
  2. 2. Il conciliabolo del team arbitrale ha generato una decisione sbagliata. Rizzoli (la decisione finale spetta sempre al primo arbitro), Cariolato (su una valutazione di fuorigioco chi si deve prendere la responsabilità se non l’assistente di linea?) e l’addizionale Massa (colui che, secondo Allegri, ha insinuato il dubbio a Rizzoli, anche se la sua posizione poteva aiutare a capire chi influenzava il portiere, ma di sicuro non chi partiva in fuorigioco) hanno dimostrato che i limiti umani sarebbero stati cancellati dalla VAR. In un paio di secondi la tecnologia avrebbe risolto la questione.

Nel finale, Pjanic rifila una scarpata a Donnarumma: fallo fuori tempo che configura l’imprudenza, manca il secondo giallo a carico del bosniaco.

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Corretti i due rigori assegnati da Rocchi all’Udinese, per trattenute di Campagnaro e Crescenzi ai danni di Zapata. In Crotone-Napoli, il fallo di reazione di Gabbiadini porta a un’inevitabile espulsione per condotta violenta che gli farà saltare anche la sfida contro la Juve del prossimo weekend. Nel primo tempo di Atalanta-Inter, Medel rifila una manata a Kurtic non vista dagli ufficiali di gara: il cileno rischia la prova televisiva a meno che il gesto venga considerato non violento.

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Anche in questo caso la VAR che – ricordiamolo – può essere richiesta solo dall’arbitro o dal collega posizionato davanti ai monitor, avrebbe fugato ogni dubbio: espulsione per condotta violenta. Netto il rigore del 2-1 causato da Santon mentre, nel finale, Icardi deposita in porta il pallone nell’istante in cui Doveri ferma il gioco per un fallo in attacco dell’argentino. In realtà, è Icardi che viene spinto e cerca in tutti i modi di evitare il portiere.

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Regolare il gol del pareggio della Fiorentina: Kalinic è tenuto in gioco da Salamon sull’assist di Tello. A Torino proteste per il rigore concesso ai granata: Parolo aumenta il volume, ma il tiro di Ljajic è molto ravvicinato e il movimento può essere considerato congruo. È Di Paolo a suggerire il penalty a Giacomelli, ma propendere per l’involontarietà sarebbe stato corretto. Fischiato il rigore, andava mostrato il secondo giallo a Parolo. La VAR qui non sarebbe intervenuta: siamo nel campo dell’interpretazione.

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A Bologna l’assistente Marrazzo valuta bene due situazioni di fuorigioco che equivalgono ad altrettanti gol annullati per i rossoblù: più semplice la prima su Krejci, non banale la seconda su Torosidis.

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In Roma-Palermo l’entrata scomposta di Manolas viene punita solo con il giallo: Aleesami è lanciato verso la porta, ma a prescindere dall’eventuale chiara occasione da gol il fallo merita di per sé il rosso per vigoria sproporzionata.

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Var: all’estero due esempi di applicazione corretta. Ma può migliorare…

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La scorsa domenica di campionato ha proiettato il calcio italiano nella nuova era, dove oltre alla Goal Line Technology troverà finalmente posto la Video Assistant Referees. Se noi dovremo accontentarci di vederla applicata solo in alcune amichevoli prima dell’esordio ufficiale in modalità online – presumibilmente a gennaio 2018 in Coppa Italia – all’estero ci forniscono degli elementi utili a capire che (e soprattutto come) funziona in termini pratici.

Negli USA l’arbitro guarda i monitor a bordo campo

Il primo esempio ci porta in United Soccer League, la terza serie del campionato americano. La MLS (e di conseguenza anche le sue leghe inferiori), è infatti tra le 6 leghe nel mondo che sono state selezionate dalla FIFA per condurre i test in partite ufficiali. Nella gara tra New York Red Bulls II e Orlando City B, Conor Donovan commette fallo fuori area, ma l’arbitro ricorre al replay visionando un monitor a bordo campo per prendere la decisione giusta: punizione dal limite ed espulsione per l’evidente opportunità di segnare una rete negata alla squadra avversaria, come potete vedere al minuto 42:41 del video.

Se nel primo episodio c’erano ben due dei quattro requisiti per affidarsi alla Var (eventuale rigore ed espulsione), nel secondo l’arbitro non sa se estrarre il cartellino rosso. Il secondo monitor posizionato dall’altra parte del terreno di gioco lo fa propendere per un semplice giallo, come potete verificare al minuto 1:43:20 del video.

In Olanda interviene il Var tramite auricolare

Non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di applicare la Video Assistant Referees. Se in precedenza abbiamo visto un arbitro che ha scelto di visionare il replay a bordo campo, in Coppa d’Olanda Danny Makkelie ha, invece, accettato l’indicazione di un collega (il Var), appostato in un’apposita control room dell’Amsterdam Arena, per correggere una sua decisione. Nel match tra Ajax e Willem II, Anouar Kali stende con una brutta entrata Lasse Schöne guadagnandosi il giallo. Mentre il giocatore dell’Ajax è ancora a terra, nell’auricolare del direttore di gara arriva la voce di Pol Van Boekel: “Cartellino rosso”. Makkelie lo estrae, Kali resta spiazzato, ma la scelta è ineccepibile: espulsione per vigoria sproporzionata (minuto 3:00 del video). Nella stessa partita la Var corregge l’arbitro e lo aiuta anche, confermando la sua decisione di convalidare una rete sul filo del fuorigioco.

VIDEO: Ajax-Willem II

Margini di miglioramento

Nel caso olandese ci sono voluti 17 secondi per prendere la decisione corretta, con il giocatore dell’Ajax ancora a terra per ricevere le cure mediche. Non è dunque stata intaccata la fluidità del gioco tanto cara alla FIFA e alle analisi dell’Università di Bruxelles, come ha spiegato il direttore generale della Serie A Marco Brunelli:

E’ sì primario che la decisione sia quella corretta, ma allo stesso tempo lo è anche la velocità

 

A ribadire il concetto è stato il project leader, l’ex arbitro internazionale Roberto Rosetti:

Ci sono decisioni in cui la velocità è ridottissima, pari a 10-12 secondi, ma anche altre situazioni più complesse. Prendiamo l’esempio della Bundesliga, un campionato dove la sperimentazione è già partita: lì la media delle revisioni è stata di 22 secondi, se noi riuscissimo a stare sotto i 12 sarebbe una buona valutazione. L’importante sarà riuscire ad essere bravi a prendere le decisioni giuste rispettando questi tempi. In ogni caso la decisione finale è sempre dell’arbitro. Il VAR è un aiuto in caso di errori chiari ed evidenti e che tutti hanno visto

Ora i match mediamente durano 95′-97′: si potrebbe arrivare a quota 100, ma resta ferma la volontà di non stravolgere un gioco che appassiona tutto il mondo.

Come la Var avrebbe salvato Guida in Milan-Sassuolo

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E’ stata una giornata storica per la Serie A. La sperimentazione della Video Assistenza Arbitrale, rigorosamente in modalità off-line, è entrata nel nostro calcio. Altrove è già stata utilizzata con successo. A San Siro sarebbe servita.

Pescara-Chievo 0-2 (arbitro Manganiello)

Nel recupero viene annullata giustamente una rete al Pescara: Campagnaro è in fuorigioco.

Udinese-Lazio 0-3 (arbitro Russo)

Regolare il raddoppio di Keita: il senegalese è perfettamente in linea con Danilo sull’assist di Felipe Anderson. Sul 3-0 per la Lazio, Hoedt rischia fermando Perica in area: intervento negligente, c’erano gli estremi per un calcio di rigore a favore dei friulani.

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Empoli-Juventus 0-3 (arbitro Mazzoleni)

Dybala va a terra in avvio, ma è lui che commette irregolarità in partenza aiutandosi con il braccio. Prima dell’intervallo c’è un episodio molto curioso: Mazzoleni tocca inavvertitamente Tello e gli fa perdere l’equilibrio. Pjanic potrebbe approfittarne per alimentare l’azione d’attacco della Juve, ma l’arbitro di Bergamo fischia fallo facendo riprendere il gioco con una punizione a favore dell’Empoli.

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Peccato che l’arbitro influisca quanto un palo o una bandierina: Mazzoleni non doveva fermare il gioco e, inoltre, se proprio volessimo considerare l’interferenza esterna, avrebbe dovuto farlo riprendere con una rimessa da parte sua. Al 53’ Tello interviene in gioco pericoloso su Pjanic che cade accentuando le conseguenze di una gamba alta che c’è, ma che non arriva a contatto con il bosniaco.

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I toscani aggrediscono Pjanic accusandolo di simulazione e Bellusci gli mette le mani al collo: Mazzoleni gli risparmia richiamo e cartellino.

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Due casi di fuorigioco: non visto quello di Khedira nel primo tempo (il tedesco prende la traversa sotto porta), corretto fermare Cuadrado nella ripresa (Higuain segna a gioco fermo).

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Atalanta-Napoli 1-0 (arbitro Rizzoli)

Gara sempre sotto controllo da parte di Rizzoli che ammonisce sei giocatori (tre per parte).

Bologna-Genoa 0-1 (arbitro Maresca)

Non convince la gestione dei cartellini di Maresca al Dall’Ara. Il Genoa subisce due ammonizioni nella stessa azione: sulla prima entrata di Gentiletti l’arbitro concede il vantaggio e poi interrompe il gioco per estrarre il giallo a Veloso che ferma una promettente azione avversaria stendendo da dietro Verdi in scivolata: il rosso diretto, che avremmo visto in campo internazionale, sarebbe stato corretto.

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Giusto annullare il gol di Lazovic perché Rigoni, autore dell’assist, è in posizione irregolare. Juric viene allontanato per proteste e Gastaldello subisce il giallo per proteste, dà del matto all’arbitro e si vede sventolare il rosso. Severo, invece, il secondo giallo di Gentiletti che si aiuta con un braccio per fermare Destro spalle alla porta.

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Eccessiva anche l’espulsione di Dzemaili: l’entrata decisa su Ninkovic poteva essere sanzionata con il giallo.

Cagliari-Crotone 2-1 (arbitro Giacomelli)

Intervento di Ceppitelli su Rohden in area: lo svedese cade senza subire fallo, giusto lasciar correre.

Sampdoria-Palermo 1-1 (arbitro Mariani)

Proteste della Sampdoria per un presunto fallo di mano di Goldaniga in area: il cross di Muriel è ravvicinato, giusto propendere per l’involontarietà. Nel finale espulso Gazzi: rimedia il secondo giallo per un’entrata in ritardo su Schick, niente da eccepire.

Milan-Sassuolo 4-3 (arbitro Guida)

Da una cabina predisposta al Meazza, hanno toccato con mano l’importanza della Var gli arbitri Di Bello e Doveri, il designatore della CAN A Messina e quello della UEFA, Collina, che non hanno però potuto aiutare Guida. Annullare il gol di Adjanpong (ammonito per comportamento antisportivo) è giusto: il braccio è largo e va a cercare il pallone. L’ancata di De Sciglio a Politano non merita la massima punizione, ma sempre al 32’ Donnarumma si fa soffiare il pallone dallo stesso Politano e lo abbatte con una manata: manca un rigore al Sassuolo e un giallo al portiere; qui la Var (utilizzabile per gol, rigori, rossi e scambi di persona) avrebbe aiutato.

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Il rigore dato al Milan non c’è: è Niang che trattiene Lirola per la maglia per poi lasciarsi cadere.

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Sul gol di Paletta Bacca è in posizione geografica di fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Proteste anche nel finale, ma non c’è fallo di De Sciglio su Acerbi in area. La Var interviene per errori evidenti e non sarebbe intervenuta su ciò che accade al termine del primo tempo: l’arbitro non fischia una punizione al Sassuolo e sulla ripartenza del Milan manda tutti negli spogliatoi. Il tempo era scaduto da una manciata di secondi: Montella s’infuria, si fa allontanare e segue la ripresa dalla tribuna.

Torino-Fiorentina 2-1 (arbitro Calvarese)

Va meglio a Irrati che insieme a Rosetti, project leader della Var in Italia, valuta l’operato di Calvarese in un pullman all’esterno dello stadio Grande Torino. Sul gol del vantaggio granata il tocco di mano di Iago Falque è difficile da giudicare: l’arbitro propende per l’involontarietà e la tecnologia non l’avrebbe potuto smentire. Bisogna piuttosto stabilire quanto si debba riavvolgere il nastro in casi del genere: la presunta irregolarità avviene a inizio azione, ma non si hanno linee guida precise su quanto si debba tornare indietro. L’azione poi prosegue e sul tiro di Iago c’è Belotti in fuorigioco, ma non è sulla linea di visione del portiere. Rossettini rischia di provocare un rigore su Kalinic in avvio: il difensore frana sulla gamba sinistra del croato.

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Manca un rigore anche al Torino: Belotti cade due volte; la prima volta si rialza nonostante il chiaro fallo di Milic, la seconda viene toccato da Zarate sotto gli occhi dell’addizionale, figura che con la Var non ci sarà più.

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Roma-Inter 2-1 (arbitro Banti)

Corrette le ammonizioni comminate a Santon, Ansaldi e Juan Jesus. Regolari i gol di Dzeko, dietro la linea del pallone su assist di Bruno Peres, e di Banega, innescato da Icardi. Promossi gli assistenti Di Fiore e Crispo.

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